martedì 27 ottobre 2015

INTERVISTA A FRANCESCA CHILLEMI “Sono una bella ragazza, lo so ma se faccio paragoni o mi curassi in modo eccessivo , mi concentrerei su qualcosa che non dura, e l’effetto su di me avrebbe un effetto destabilizzante. Non voglio essere schiava di un sistema”

Dodici anni fa Divenne Miss Italia , lei che combatté per partecipare al concorso . Veniva da Barcellona di Pozzo di Gotto. Da miss voleva fare l’attrice e c’è riuscita nelle fiction : Che Dio ci aiuti, Braccialetti rossi e Ispettore Coliandro. Francesca Chillemi è  ora una donna affermata e compagna innamorata. Aspetta un figlio da Stefano Rosso , figlio di Renzo, Patron della Diesel.
Come vi siete incontrati?
“Lo conosco da anni , abbiamo amici in comune, ma la scintilla non è scoccata subito. Il nostro è un rapporto che si è costruito nel tempo , scoprendo che avevamo molto in comune , i valori e il desiderio di una famiglia”
La prima uscita pubblica insieme l’avete fatta solo alcuni  mesi fa , al Festival del cinema di Taormina
“In realtà stiamo insieme da quasi un anno , ma all’inizio abbiamo voluto proteggere il nostro rapporto”
Eppure lei è sempre molto concentrata sulla sua realizzazione professionale
“E’ una cosa in più che volevo arrivasse nella mia vita. Avevo molte attenzioni su di me sarà qualcosa che mi aiuterà a evolvere. Sono sotto i riflettori da 12 anni, non sono stati semplici : ero come un cavallo pazzo , non sapevo come gestire quello che succedeva intorno , mi facevo invadere dai cambiamenti della vita. Oggi ho più padronanza di me”
Se ripensa al giorno di Miss Italia le sembra vicino o lontano?
“E’ in ieri lontano: mi ricordo benissimo tutto, ma ero un’altra persona”
Ha guardato il concorso quest’anno?
“Qualche spezzone. la cosa che mi piace di più è vedere queste ragazze così emozionate , perché rivivo con loro quella sensazione , quella speranza che avevo anch’io a 18 anni”
La vincitrice , Alice Sabatini, lo era fin troppo: è stata criticata per la sua gaffe in diretta
“Ho visto quel passaggio. Prima di giudicare bisognerebbe ricordarsi che in quel momento, quando si rimane in tre , non si riesce a pensare , le ragazze sono giovanissime e alla prima esperienza Tv. L’emozione gioca brutti scherzi . Di quell’istante , io non ricordo nulla , ero in totale confusione”
Oggi però siamo abituate a diciottenni donne , per nulla intimidite
“Se sono in un ambiente conosciuto , a loro agio, come a casa loro con la webcam. Ma in un ambiente diverso la soglia di attenzione è abbassata. Aio miei tempi , poi, una gaffe di quel tipo avrebbe fatto meno scalpore , oggi è amplificata dai social”
Miss Italia dovrebbe essere solo un concorso di bellezza?
“Direi di sì. Non è con quelle domande che puoi capire se una è intelligente o meno. Questa Miss è senza dubbio molto bella, di una bellezza forte”
Lei che rapporto ha con la bellezza?
“Ho capito presto la fregatura che nasconde : sono una bella ragazza, lo so ma se faccio paragoni o mi curassi in modo eccessivo , mi concentrerei su qualcosa che non dura, e l’effetto su di me avrebbe un effetto destabilizzante. Non voglio essere schiava di un sistema”
Rifarebbe Miss Italia?
“Con la testa che avevo sì: era la possibilità di vedere un mondo diverso e sentivo che non ero nata per restare nel mio paese e fare la vita dei miei”
Che mestiere fanno i suoi genitori?
“Hanno dei negozi di abbigliamento . Ho una sorella maggiore di tre anni e un fratello più piccolo , ma ero io quella che scalpitava fino a che non ottenevo quello che volevo. Ricordo il primo concorso di bellezza in Sicilia , mio padre fino all’ultimo era contrario. Alla fine riuscii a convincerlo con una scena di pianto – ero già attrice e le lacrime funzionavano sempre – , quindi salii sul palco con gli occhi gonfi. Ovviamente non vinsi”
In famiglia come presero invece la vittoria a Miss Italia?
“Fu un trauma soprattutto per mio fratello , eravamo molto legati. Ricordo che i rari momenti in cui tornavo in Sicilia mi faceva effetto sentire la sua voce che cambiava , so di essermi persa qualcosa”
Non pensa che, prima di un figlio, avrebbe dovuto consolidare il rapporto di coppia?
“No, perché in quest’anno con Stefano abbiamo costruito qualcosa di molto solido , con lui mi sono aperta come in nessuno dei miei rapporti sentimentali precedenti. Vedo coppie che stanno insieme da vent’anni e sembrano due estranei”
La famiglia di Rosso come l’ha accolta?
“Ho conosciuto prima Renzo , poi la mamma di Stefano. Sono persone meravigliose. Ma è Stefano che ho scelto, prima della sua famiglia”
E’ stato però Renzo Rosso a dare l’annuncio che lei era incinta , in un’intervista al Corriere della Sera, contestualmente a quello che anche lui sta per diventare padre, per la settima volta
“Non è un argomento sul quale voglio entrare , la sua paternità. Facendo tante interviste capita di annunciare le cose prima di un altro , per fortuna ho potuto dirlo io alle persone a cui voglio bene prima che lo scoprissero dai giornali”
Rosso, un self made man di successo, può essere un padre ingombrante per un figlio
“I figli hanno fatto un percorso insieme al padre e, in generale, sono tutti tranquilli , hanno un certo distacco dalla scena pubblica”
Stefano che tipo è?
“Semplice , riservato, con i piedi per terra. Adora lo sport , io sono molto pigra, un’estensione del divano come dice lui”
Se tiene tanto alla famiglia, sarà preoccupato per il suo lavoro: un’attrice sta spesso fuori casa
“E’ il mio lavoro e lo rispetta . Ora sono sul set in Puglia della nuova serie di Braccialetti rossi , dove interpreto una madre. Niente avviene per caso”
Andrete a vivere a Bassano? Una siciliana nel cuore del Nord Est
“Non ne abbiamo ancora parlato. Le battute sulle mie origini ci sono , me ne dicono di ogni ; lavativa, bella la vita, ma io non mi offendo , è un gioco. E se c’è qualcuno che ha sempre lavorato , quella sono io”
Gelosa?
“Lo sono stata prima , quasi alla follia, ma era senso del possesso. Ora che ho molto più autostima la gelosia è scesa”
Vi sposerete?
“Se succederà , accadrà dopo. Ci può stare nella mia vita come consolidamento di un amore , di una famiglia”

lunedì 12 ottobre 2015

INTERVISTA AL FAMOSO FOTOGRAFO MARIO TESTINO “Il mio lavoro è un po’ come il fotogiornalismo penso a documentare chi ho davanti , al di là del suo sesso. Racconto la personalità”

Mario Testino, fotografo peruviano , ha realizzato il sogno. L’uomo ritrattista ufficiale di principesse, supermodelle ha pubblicato un libro con 300 scatti (SIR) che celebrano l’altra metà del glamour.
“Da anni cercavo la chiave più adatta per ritrarre l’universo maschile. Documentarne i cambiamenti penso sia quella giusta”
E dunque quali cambiamenti?
“In 25 anni di carriera intorno al mondo ho visto gli uomini mutare non solo nell’identità e nel tempo, , ma anche in base alla geografia : uomini diversi da Rio a Pechino, da Londra a Roma . SIR è un’indagine visiva , come una mappa”
Un tratto che li accomuni ?
“La libertà di essere qualsiasi cosa : uomini moderni,  classici , sovversivi …. E anche “normali”, sempre che qui possa parlare di “normalità”! L’ho molto apprezzato”
E si è divertito . C’è gioia , nei ritratti
“Dietro ogni foto c’è una storia, il più delle volte divertente. Quella con Mick e Keith , per esempio : è evidente che ce la stavamo spassando davvero. Riuscire a rendere quell’attimo, catturare l’immagine di una persona in quel preciso istante , come non è mai stata e non sarà mai , è il succo del mio lavoro. Poi Mick volle scattarmi a sua volta mentre fingevo di essere lui , nel libro non c’è sfortunatamente . Amo molto anche il ritratto di Josh Hartnett . Quando gli dissi che volevo dipingergli le labbra , rispose “Allora anche gli occhi!”. Amo chi si spinge oltre , spinge a me a fare altrettanto”
Definirebbe sensuali , come le sue donne , anche gli uomini di SIR?
“Concentrarmi solo sulla sensualità è limitante, piuttosto li definirei senza limiti , curiosi , mutevoli”
Uomini e donne : hanno atteggiamenti diversi, davanti al suo obbiettivo?
“Se sì, non l’ho notato. Il mio lavoro è un po’ come il fotogiornalismo penso a documentare chi ho davanti , al di là del suo sesso. Racconto la personalità”
Competizione con soggetti maschili?
“No, mai!”
Ha lavorato con ogni genere di celebrity , com’è cambiato il concetto di fama?
“Ora ne siamo più ossessionati. Dipende da ognuno di noi dare valore agli individui , che sia un’attrice Oscar che ci commissiona il servizio per una rivista o un signor nessuno. Non mi interessa celebrare star, ma persone”
Quanto Testino , c’è in questi uomini?
“Bè , sono tutti filtrati dal mio sguardo , quindi penso che SIR si possa considerare come una conversazione con me stesso”
Oggi, nell’overdose di selfie, è più facile emergere per un fotografo?
“Ci vuole talento e visione di insieme. Ma credo che sia più facile far conoscere il proprio lavoro grazie a Internet e ai social network. Li trovo canali straordinari , li utilizziamo anche per i giovani che sosteniamo con MATE (l’art foundation creata a Lima da Testino nel 2012 ndb)”
E’ ancora Sean Penn l’uomo che più di ogni altro vorrebbe fotografare, come ha detto una volta a Guardian?
“In realtà ho paparazzato di recente al Gala del Met a New York! E sì , mi piacerebbe fargli un ritratto ufficiale , ha molto carisma e sarebbe un gran bel portfolio”
Italiani che la ispirano?
“Ho radici italiana da parte di padre , ne vado fiero, nel vostro paese trovo ispirazione anche tra sconosciuti. Poi, certo, dal cinema : Fellini, Visconti, Mastroianni , la Mangano…. Sono meravigliosi , carismatici , seduttivi . Un giorno pubblicherò un libro sugli italiani , un omaggio ai miei antenati e ai miei straordinari amici”
Lei è l’uomo che rende le modelle super. E gli uomini?
“Spero di essere l’uomo che aiuta la gente a scoprire aspetti di sé che non conosceva. Sulle supermodelle quel super mi sia stato appiccicato per via del gioco , sa , Super Mario”

lunedì 5 ottobre 2015

INTERVISTA A PUPI AVATI “Fellini ha fatto 8 1/2 , levalo e resta un buon regista e basta. Io non ho fatto il mio 8 1/2 e questo mi tormenta”

Pupi Avati a 76 anni esce con un nuovo libro, uscito a marzo, Il ragazzo in soffitta.
Avati questo libro lo dobbiamo solo leggere o lo vedremo?
“Libri miei che non siano anche film non ce ne sono. Ma questa potrebbe essere la prima volta: è un romanzo , di autobiografico c’è ben poco, c’è un presente adolescenziale”
Scrivere di adolescenti non è facile , e farlo a 76 anni…
“…è più facile. A una certa età c’è lo scollinamento. Per la prima parte della vita ti allontani dalla nascita, poi arriva un giorno in cui la polarità si inverte , la locuzione per sempre non si applica più a nulla , se non alla morte. E comincia un viaggio di ritorno che è un dis-apprendimento”
Ma si torna alla propria adolescenza . Qui lei scrive di ragazzi d’oggi
“In tanti li descrivono pieni di cellulari e di griffe, non c’era bisogno che un settantaseienne accattonasse un’adolescenza che non conosce. Ma avendo figli e nipoti so che le ragioni della gioia e del rammarico restano le stesse”
Il ragazzo in soffitta racconta un’educazione sentimentale drammatica: due ragazzi scoprono assieme sentimenti opposti, amicizia e orrore. Non è una visione serena dell’adolescenza, né della famiglia.
“No di certo , le famiglie dei due ragazzi sono entrambe spaventose”
Ma lei non è un difensore della famiglia
“Ostinato. Ho festeggiato  cinquant’anni di matrimonio”
E tuttavia in queste famiglie  si incrociano tradimenti , cinismo, squilibrio, la sensazione di non conoscere chi ti vive accanto , a volte veri e propri abissi del male
“Verissimo. Ho un’opinione della famiglia molto elevata, ma riconosco che nella realtà non è così. Del resto , io sono cristiano cattolico praticante, ma  sono un pessimo cristiano cattolico praticante. Non è una contraddizione conoscere l’imperfezione del mondo , se hai un’idea di come idealmente dovrebbe essere”
Lei fa un cinema di vita , spesso autobiografico. Dunque questa è anche la sua esperienza di famiglia?
“Il mio matrimonio ha avuto incidenti anche gravi, ho vissuto fuori di casa per un periodo , facendo pagare ai miei figli un prezzo. So di non essere stato il padre che avrei dovuto essere , forse solo ora, da nonno, somiglio a quel genitore migliore. Però non credo che questo mi delegittimi dall’avere un’idea elevata dei ruoli all’interno della famiglia , né dell’affermare che famiglie scadenti producono cittadini scadenti”
Ha firmato appelli per la difesa della famiglia naturale. Cos’è?
“L’idea di famiglia che candido alla perfezione è quella dove esistono un padre che fa il padre , maschio, va a lavorare , sparisce , torna , garantisce protezione , e una madre pronta ad ascoltarti e perdonarti…. E poi dei figli , dico dei figli al plurale, perché privare un figlio di un fratello , e tendenzialmente di zii e cugini , è obbligarlo a una rinuncia , è togliere alla società la ricchezza delle relazioni orizzontali. Così abbiamo la famiglia verticalizzata di oggi, che qualche danno lo produce”
Ma il suo libro ci racconta che anche una famiglia tradizionale può scaricare pesi spaventosi sulle spalle dei figli
“In un mio film , Il bambino cattivo, ho  raccontato come un figlio vive la deflagrazione tra i suoi genitori , le violenze che esercitano uno sull’altro usando l’amore che fu come arma per nuocersi …In questo libro arrivo a ipotesi anche più estreme , però esistono davvero essere come il padre di Dedo, che più demente non può essere , mentre l’altro padre è il mistero , fino alle ultime pagine il lettore legge il manuale dell’orco…”
Lei è quel ragazzino , è ovvio. Perché la affascina tanto squilibrio?
“Conosco la malattia della mente , forse perché io ne soffro , mia moglie ha il terrore che un giorno a tavola faccia qualcosa di assurdo. Noi del cinema siamo carta moschicida per chi ha problemi mentali , piacciamo moltissimo ai matti. Sul set si avvicinano sempre, abbiamo una lingua comune , ci intendiamo… I ragazzi problematici sono affascinanti , hanno una fantasia non frenata dalla ragione , sono le uniche interlocuzioni che mi arricchiscono , le persone ragionevoli diventano presto di una noia mortale”
Ecco forse questo sentimento del crinale stretto che separa virtù e follia potrebbe essere la cifra di tutta la sua carriera…. Altrimenti come starebbero insieme i suoi primi film horror-splatter , Bordella e Balsamus l’uomo di Satana , con Ragazzi e Ragazze ?
“La continuità c’è , ma è anagrafica. Badi, non rinnego nessuno dei miei film , ciascuno somiglia a quel che ero in quel momento. Quei primi film sono perfino un eccesso di coerenza, ero talmente immerso , ecco perché mi imbarazza rivederli: scopro come sono stato , in quale stazione mi sono fermato. Sono sempre io , perennemente io, ma nella mutevolezza , nella libertà di contraddirmi … Per La casa delle finestre che ridono mi definirono “il Polanski  della Pianura Padana”, avrei potuto camparci sopra benone , come ha fatto un mio collega illustre , facendo sempre quel tipo di film lì, era una formula originale, l’Emilia paciosa delle trattorie che però nella parte in ombra della siepe nasconde serpi , rospi, veleni e streghe … Ma sarebbe diventato un cinema di maniera , totalmente disonesto”
Ma Bologna , dove torna anche in questo libro, non è proprio questo per lei ? Una soffitta piena di cose graziose e di fantasmi spaventosi?
Bravissimo , è questo, una soffitta dell’amore e dell’orrore , proprio come quella del libro. La mia Bologna è una città non reale , ho cominciato a raccontarla quando ero lontano, la odiavo tanto che non la guardavo , mi servirono 352 chilometri per vederla: era il ring dove andai due volte al tappeto , prima come jazzista poi come regista. La detesto e ne ho bisogno. Per il papà di Giovanna ho chiesto agli scenografi di ricostruire a Cinecittà la mia casa d’infanzia , tale e quale, centimetro per centimetro. Sapevo che aprendo quella porta…. Come Dedo , il ragazzino del romanzo , che scopre di avere sopra la testa , in soffitta, un orco, una cosa più grande di quanto sia giusto sopporti un ragazzino”
Il cinema che sente davvero suo , qual è allora?
“Tutti i miei film mi somigliano , ma non ho mai fatto il film della mia vita. Idealmente saprei come dovrebbe essere, ma non lo farò mai, e sono fortunato in questo , perché conservo quella piccola illusione che la prossima volta lo farò , ma col terrore che capiti davvero , perché mi si spegnerebbero tutte le attese”
Dipende da questo la sua lunghissima filmografia? Lei gira al ritmo di uno o due film all’anno
“No quella dipende dalla cultura contadina , cultura del racconto. Un complesso di inferiorità che ti spinge a esserci attraverso il dire”
La sua prolificità l’ha danneggiata?
“Eccome. Se avessi centellinato , uno ogni sette , otto anni : silenzio , mistero, arriva non arriva , come sarà….. Strategie d’attesa che ho disattese. Ho sbagliato. Però ho detto quel che volevo dire quando lo voleva dire”
Amarezze per un acritica che l’ha sempre tenuta in un limbo fra cinema d’autore e popolare?
“La persona creativa soffre l’emarginazione , cova sentimenti perfidi , io sono cattolico e dovrei essere buono, ma confesso d’aver sognato la vendetta , magari postuma ma gloriosa. Poi scopri che l’hai già consumata con la tua serenità. Magari un giorno incontri in ascensore quel critico che ti ha sempre stroncato , tu e lui soli, ma lui ti abbraccia sorridendo , “Puuuuuupi!”, ed ecco, sei fregato…”
Appagato , dunque?
“No, perché ho fatto i film che volevo fare , ma non quelli che dovevo. Fellini ha fatto 8 1/2 , levalo e resta un buon regista e basta. Io non ho fatto il mio 8 1/2 e questo mi tormenta , ma mi dà ragioni per continuare : può darsi che lo faccia. Sono fortunato, il senso di emarginazione è il mio carburante. All’inizio della mia avventura romana, Laura Betti mi introdusse a quelle serate con Pasolini Moravia Bertolucci Bellocchio , orecchiavo , emulavo , ma mi stavo spogliando di me, così un giorno me ne uscii con una cosa terrificante “sono democristiano”, detta lì era una bomba,un’eresia”
Anti-anticonformista
“Scelta un po’ snob , costosa, ho fatto tanti film ma non ho mai fatto un blockbuster. Non ho fatto Ultimo tango. Premi, stima, sì , ma mai il film per il quale un Paese intero si ferma. Io sono molto competitivo. Ci terrei”
Continua a ripassare ogni sera il suo discorso per il premio Oscar?
“No, mi sono rassegnato, ma sono pacificato, ho ripetuto tante volte quel discorso che mi sembra di averlo preso davvero , l’Oscar”