venerdì 16 agosto 2013

INTERVISTA A BEN STILLER "Mi è sempre piaciuto perdermi in un film , sia quando lo faccio che quando lo guardo. Alla fine annullarmi nel lavoro è diventata una terapia"

Ben Stiller è in Europa per presentare il suo niovo film "The secret Life of Walter Mitty", interpretato insieme a Sean Penn e Shirley MacLaine. Remake di un musical del 1947: un photo editor illumina il suo grigiore immedismandosi in situazioni di superoe e alla fine si trova suo malgrado all'interno di un avventura.

E' evidente che stava cercando un copione che desse una svolta alla sua carriera , come regista e come attore

"Decisamente sì. Volevo raccontare una storia diversa , commuovere la gente , parlare a tutti quelli che nella vita vorrebbero osare e non lo fanno. Ho sempre avuto la passione per i film che fanno piangere e ridere contemporaneamente. A differenza di Walter, io amo il mio lavoro , mi piace recitare e ancor di più dirigere, ma anch'io sono arrivato ad un punto di rottura; voglio fare film diversi. Sento di essere ad una svolta, anche se la parola mi terrorizza un po'"

La storia di Mitty le calza a pennello. Quando l'ha scoperta?

"Ho letto il romanzo da ragazzo ma ho visto solo di recente il film con Danny Kaye. E' un'idea che mi gira per la festa da tanti anni, dal 2005 avevo in mano una prima sceneggiatura, che non mi aveva del tutto convinto. Poi due anni fa una nuova stesura di Steven Conrad ( La ricerca della felicità ndb) ha totalmente reinventato la storia , l'ha attualizzata , ha fatto volare Walter nel mondo contemporaneo"

In comune i due film hanno un'analogia nei ntempi d'uscita : il primo dopo la Seconda Guerra, il secondo in piena crisi economica

E' proprio nei periodi difficili che la fantasia viene in soccorso ; le aziende in liquidazione , il rischio di perdere il posto di lavoro ... Il passaggio dall'analogico al digitale ha totalmente stravolto le nostre abitudini , ci ha costretti a cambiamenti frenetici; e chi non riesce ad assecondarli rimane in una scorta di zona grigia , proprio come succede al povero Walter , photo editor di Life che si vede scippato del proprio lavoro in favore di un archivio digitale. Così perde tutti i suoi punti fermi , le sue abitudini , il suo mondo. E' proprio questo esproprio a catapultarlo in un viaggio fantastico"

Ha scoperto dei tratti "mittieschi" nella sua personalità?

"Ho sempre avuto la tendenza a scatenare l'immaginazione e a isolarmi. Come Walter ho un'idea romantica del mondo che né guerre né crisi economiche sono riuscite a fugare. Come lui sono un tipo tranquillo capace di far viaggiare la fantasia in territori che nella vita reale avrei il terrore di esplorare. Quando ero al liceo invidiavo i compagni che avevano il coraggio di partire per viaggi lunghissimi , zaino e sacco a pelo. Io non ero capace , ero più introverso , ho lavorato incessantemente sulle risorse interiori per cercare di realizzare i miei sogni"

Chi è Walter Mitty ? Un eroe o un antieroe del nostro tempo?

"Per dirla con le paroile di Steve Conrad : nel petto di ogni americano batte il cuore di un eroe. Walter è uno che ha perso il padre a sedici anni , che ha dovuto riprendersi cura di sua madre, che non ha mai avuto il tempo di fare le cose che avrebbe voluto fare né di alimentare iul suo ego. La fantasia ha messo in azione l'eroe che aveva dentro. E' questo l'aspetto del film che più mi piace"

Non sarai mai un vincitore se non usi la tua immaginazione?

"Il messaggio è : se accetti la realtà e vivi nel presente , giorno per giorno , puoi avere una vita più gratificante di quella raccontata di qualsiasi libro o film. I sogni sono importanti, ma quando si tratta di fare i conti con il quotidiano - perché non abbiamo altro che il presente con cui relazionarci - non ci sono voli pindarici che tengano, devi affrontare le tue responsabilità e andare avanti. L'unica risorsa che abbiamo è vivere pienamente il momento. La fantasia è un palliativo che serve a non arrendersi quando tutto va male"

Lei come ha fatto a mantenersi in equilibrio tra fantasia e realtà nella vita e nella professione?

"Il nostro mestiere, ovviamente, è molto più ancorato alla fantasia. Ma anche noi dobbiamo fare i conti con la realtà, che a volte può essere spietata. Mi è sempre piaciuto perdermi in un film , sia quando lo faccio che quando lo guardo. Alla fine annullarmi nel lavoro è diventata una terapia. Più utile allo strizzacervelli , di cui tuttavia non riesco a farne a meno. E' stata una cura sia nel periodo dei mille turbamenti adolescenziali sia da adulto , quando ho cominciato a riflettere sul tempo che passa , sulla fragilità , sulla nostrra fatale impermanenza"

E' capace di dimenticare  tuttio quando è sul set?

"Sono cresciuto con la convinzione che nel lavoro se non t'impegni al cento per cento non ottieni risultati - quindi è indispensabile lasciare a casa tutto il resto. Noi siamo più fortunati di altri, non solo perché  siamo più ricchi , ma perché possiamo metabolizzare dolori e paure in qualcosa di creativo"

Ma alla fine si resta in contatto con la normalità?

"Aggrappandosi agli affetti veri , alla famiglia, agli amici. E' difficile pensare a loro quando sei sul set , ma alla fine della giornata arriva quella telefonata che ti rimette in sintonia con te stesso"


Quanto è rischioso per un artista popolare come lei tentare di cambiare direzione?

"Non devi pensare ai rischi quando senti di dover fare qualcosa in cui credi e soprattutto osare. Walter Mitty è la storia perfetta che mi consente di lavorare come attore comico e drammatico allo stesso tempo"