mercoledì 31 agosto 2011

INTERVISTA AL COREOGRAFO E DANZATORE VACLAV KUNES “Oggi , sulle scene europee, si esagera con la tecnologia , mentre a Praga , non essendoci il denaro , gli artisti devono puntare sull’estro e sul senso dell’umano”

Il coreografo e danzatore Vaclav Kunes è uno tra gli artisti più notevoli dell’Europe orientale del dopo Muro. Nel 2005 ha vinto il premio Dance of The Year a Cannes , e che lo ha fatto scegliere per il ruolo di Vaslav Nijinsky in un film del mitico ballerino realizzato in Finlandia.

Ma è soprattutto come autore di balletti che Vaclav , nato a Praga nel 1975, e cresciuto artisticamente in Olanda all’interno del Nederlands Dans Theater, la compagnia del geniale Jiry Kylian , esprime le sue qualità creative. Oggi a 37 anni ( 17 dei quali passati tra l’Olanda e il mondo), Vaclav ha firmato balletti per varie compagnie in Europa e negli Stati Uniti e ha collaborato con Roberto Bolle sia col lanciatissimo coreografo-regista giapponese Suburo Teshigawa. Ora è tornato a lavorare a Praga

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Come mai dopo tante esperienze internazionali di successo , ha voluto ristabilirsi nella sua città natale per fondarvi un gruppo?

“Il Teatro nazionale di Praga ha creato un nuovo palcoscenico per la danza e mi ha offerto studi in cui provare e la possibilità di presentarvi regolarmente i miei spettacoli. Proposta irresistibile : avere una residenza in cui lavorare è la prima condizione per un coreografo. Mi è anche sembrato importante contribuire all’arricchimento della scena artistica della mia città, che ha un pubblico ancora molto digiuno di danza contemporanea. E poi Praga , così piena di storia e cultura , è un patrimonio d’ispirazione ideale per un artista , anche se è terribilmente faticosa dal punto di vista pratico”

Si spieghi

“La politica ha condizionato il paese, dominato dal comunismo per un quarantennio, influendo sulla società e sui suoi modelli culturali. Si è persa un’idea di arte dinamica , pronta a rigenerarsi di continuo. Oggi i cechi si sono aperti, soprattutto i giovani , i quali viaggiano , amano il rock, scoprono il mondo su Internet. Ma il deserto di stimoli e novità, ereditato dal nostro passato prossimo, ha reso molta sospettosa e incolta , bisognosa di essere motivata e spinta verso ciò che non conosce. E raggiungerla è un impresa”

In che senso?

“Manca la circolazione di notizie sui nuovi spettacoli , non esistono programmi culturali sulle due reti della televisione e sui giornali non compaiono recensioni di arte contemporanea. I critici scrivono solo di opere note e assimilate. Passatismo, conformismo e tradizionalismo vanno a braccetto con il consumismo preso dall’Occidente. Ciò nonostante , nel giro di un anno, sono riuscito a costruire a Praga un mio pubblico attento e numeroso”

Com’è sostenuta la sua compagnia , dal punto di vista finanziario?

“Riceviamo qualche contributo dal ministero della cultura e della città. Poi ci sono i tour all’estero, i ricavi degli spettacoli e il supporto decisivo di uno sponsor : la Foundation BNP Paribas, che fa capo ad una banca francese impegnata a sovvenzionare danza contemporanea. Dà soldi solo a compagnie francesi e a noi, e in più si adopera per diffondere la nostra immagine. Comunque si fa una gran fatica, ma non sempre è uno svantaggio”

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Dove sarebbe il vantaggio?

“Oggi , sulle scene europee, si esagera con la tecnologia , mentre da noi, non essendoci il denaro per ricorrere a tanti apparati tecnologici , gli artisti devono puntare sull’estro e sul senso dell’umano”

Quali sono i temi portanti delle sue coreografie?

“Mi assilla l’idea del tempo. scansione, flusso , inafferrabilità. Ho una figlia di quattro anni , e vederla crescere e cambiare ogni giorno alimenta questa mia ossessione. Mi piace inoltre attingere dalla quotidianità, dai suoi gesti e ritmi. Osservo le persone per la strada. Giro per Praga e la varietà di situazioni non smette di affascinarmi”

C’è un modo cèco di affrontare la creazione?

“C’è una mentalità nera e pessimista radicata nella nostra cultura. La conosco bene , ma cerco di non coltivarla. Credo che il mio segno sia più cosmopolita che cèco”

lunedì 29 agosto 2011

INTERVISTA ALLA DONNA PILOTA VICKY PIRIA “Le corse automobilistiche in Italia vogliono dire solo Ferrari , per il resto c’è molta ignoranza. Quando vado all’estero , per esempio in Belgio o in Inghilterra , ho la fila dei fan che mi chiedono l'autografo. In Italia no”

Vicky Piria è un’italiana da esportazione, bella da far paura , ma soprattutto piena di grinta e coraggio. E’ una donna pilota. A 17 anni era sui go-kart. Poi nel 2008 il salto nelle monoposto . Ora Vicky corre nel campionato della Formula Abarth. Vive a Perugia ma è continuamente in viaggio.

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Perché una bambina , invece di giocare con la Barbie, decide di sporcarsi in go-kart?

“Non mi sono mai piaciute le bambole , giocavo solo con le Micro Machines”

Come e quando la passione è diventata professione?

“Mio padre ha sempre ha avuto la passione delle macchine da corsa. Un giorno comprò un piccolo go-kart a mio fratello minore , che aveva tre anni, e andammo a provarlo nella pista di Rozzano. Era bravo , però non s’impegnava. Io invece ci salii e capii che quella era la mia vita. Avevo dieci anni ed ero già molto competitiva. Un anno dopo ho cominciato a fare le corse e sono diventata professionista”

Hai mai avuto problemi nei rapporti sentimentali quando racconta il suo mestiere?

“In questo momento per me la priorità è la professione . L’idea di avere un ragazzo la posso contemplare solo d’inverno, quando non ci sono le gare”

Sempre stata così competitiva?

“Sì, ma non a scuola. Sono competitiva nella vita e lo sono anche i maschi. Nelle gare e in palestra quando ci alleniamo”

Ha paura quando corre a 250 Km all’ora?

“Mai. Magari ho paura di andare male, non della velocità. Certo, questo è uno sport stressante e di adrenalina ce n’è sempre molta”

Quanti corridori donne ci sono nella sua categoria?

“Sui 40 concorrenti siamo solo tre: un’altra italiana, una venezuelana e io”

C’è una differenza tra uomini e donne quando si spinge il piede sull’acceleratore?

“Per gli uomini è più facile prepararsi fisicamente. Le donne crescono prima e sono più mature , ma non ci sono vere differenze. Io corro con i maschi e con loro mi sono sempre trovata bene : imparano a conoscerti e a rispettarti”

Si diventa ricchi a fare le corse?

“Non certo nel mio caso. Come testimonial della campagna per il decennale di Carpisa devolverò il mio compenso a Medici senza frontiere. No, non si diventa ricchi a correre in Abarth , e la colpa è un po’ della Ferrari. Le corse automobilistiche in Italia vogliono dire solo Ferrari , per il resto c’è molta ignoranza. Quando vado all’estero , per esempio in Belgio o in Inghilterra , ho la fila dei fan che mi chiedono l'autografo. In Italia no”

Qual è il pilota che ammira di più?

“Il mio mito è Ayrton Senna. Ho visto e rivisto tutte le sue gare e ho letto quattro libri su di lui. Rappresenta quello che vorrei arrivare a essere io. Avevo un anno quando è morto”

Potrà prendere la patente solo a novembre quando compirà 18 anni. Come immagina l’esame?

“A pensarci già mi viene da ridere. Comunque non vedo l’ora di fare l’esame. Per il momento giro con la macchinetta. Il motorino me l’hanno tolto perché ero un po’ troppo spericolata. E comunque i miei sponsor mi hanno vietato di andare in motocicletta , sugli sci e a cavallo per paura che mi infortuni”

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Si iscriverà all’università?

“Sì, ma non ho la più pallida idea a quale facoltà. Il prossimo anno prendo la maturità linguistica e poi ci penso”

Come si immagina tra dieci anni?

“Non riesco a immaginare altro che non sia la macchina”

Se le proponessero di fare un film come attrice accetterebbe?

“Probabilmente sì. Amo mettermi alla prova”

Le piace leggere?

“Sì, ma non a lungo perché non riesco a rilassarmi. Sono troppo dinamica”

Il padre racconta che un giorno portò la figlia , ancora bambina, a Montecarlo a vedere la corsa di Formula uno, e i posti erano vicino alla griglia di partenza . Tra i singhiozzi di felicità e commozione la bambina ha detto “Papà mi devi portare là a fare le corse”

venerdì 26 agosto 2011

INTERVISTA A BERNARDO BERTOLUCCI “Anche quando racconto il passato, non posso fare a meno di confrontarmi con il presente che mi sta intorno. E questa contemporaneità finisce sempre per entrare nei miei film”

Torna restaurato il film “Il conformista “ di Bernardo Bertolucci. Dopo 41 anni della sua uscita.

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Alla sua uscita , nel 1970, Il conformista incassò oltre 200 milioni di lire (un record per un film d’autore) . Non ha paura che il pubblico di oggi non sia più in sintonia con i temi del film?

“Al centro del film c’è un uomo, IL Marcello interpretato da Jean Louis Trintignant, che per nascondere la propri diversità sceglie di essere uguale alla massa che lo circonda , così diventa fascista e si trasforma nel killer del suo maestro , un professor antifascista. Il conformista era ambientato nel 1937 , ma anche oggi non mi sembra difficile trovare chi è disposto a tradire i propri ideali per salire sul carro dei vincitori. I conformisti non muoiono mai!”

Allora il film conquistò con le sue immagini di ambigua bellezza , ma ci fu chi, come Calvino , criticò duramente una ricostruzione stonata … falsa… incapace di evocare lo spessore storico d’un epoca

“Fino ad allora, il passato dell’Italia era stato raccontato da una chiave neorealistica. Io volevo staccarmi da questa eredità. Guardavo al cinema francese e americano degli anni Trenta. Per questo ho girato molte scene all’Eur , un quartiere nato  col fascismo ma finito dalla Dc. Era un modo per raccontare per immagini la continuità storica di un personaggio come Marcello”

In questa nuova edizione è stata reintegrata una scena mai vista , il ballo dei ciechi

“La Paramount mi aveva chiesto di ridurre il film, per problemi di programmazione, di 4 o 5 minuti”

Ripensando all’insieme della sua opera , balza all’occhio la passione cinefila, fatta anche di citazioni e omaggi , e poi la propensione al racconto melodrammatico ma questo non vuol dire che lei trascuri la lettura politica. Anzi…

“Anche quando racconto il passato, non posso fare a meno di confrontarmi con il presente che mi sta intorno. E questa contemporaneità finisce sempre per entrare nei miei film. A volte più mediata , a volte meno”

Si vede di più nei film ambientati in Italia : “Prima della rivoluzione” , “Novecento”, “La tragedia di un uomo ridicolo”, “Ballando da sola..”

“Nei miei film c’è sempre l’aspirazione a una specie di redenzione finale , alla ricerca di una possibile conciliazione degli opposti. Ma in quelli che ho girato in Italia riesco meno a risolvere i conflitti. Probabilmente mi sento troppo parte in causa”

Una tensione che a volte il cinema italiano sembra dimenticare..

“A volte la noto anch’io. E’ come se spesso mancasse la convinzione di quello che si gira , come se non ci fosse la voglia di andare davvero a fondo. Vorresti a trovare passione e invece trovi solo proclami , ideologie , idee lasciate a metà. Trovi anche molta professionalità ma non basta. Io non potrò mai dimenticare che quando Sergio Leone mi chiamò per sceneggiare C’era una volta il West , la prima cosa che mi chiese era come sparassi. Se impugnassi la pistola solo con una mano o se la usassi tutte e due. A me sembrò un marziano , ma aveva ragione : bisogna credere in quello che si fa. E metterci tutta la passione che si ha dentro. Il suo successo lo dimostra”

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E il suo prossimo film, Io e te, dal romanzo di Niccolò Ammaniti , come sarà? E’ ambientato in Italia : ci sarà uno spazio per la politica?

“Certo, perché nella cantina dove si nasconde il protagonista dovrà fare i conti anche con il passato rimosso dell’Italia , attraverso la vestigia di un appartamento che è stato ammassato lì sotto. Anche lì ci sarà l’Italia che torna a farsi sentire e interrogare”

Ha già scelto gli attori?

“Il protagonista quattordicenne sarà Jacopo Olmo, un esordiente assoluto. La sorellastra che invade la sua quiete è Tea Falco , un’artista siciliana che lavora molto con la fotografia e che ha fatto una comparsa nei Viceré  di Faenza”

E l’idea di girarlo in 3D?

“L’ho abbandonata . All’inizio pensavo che potesse aggiungere un tocco di magia a un ambiente claustrofobico come la cantina dove si svolge quasi tutto il film , ma dopo alcune prove mi sono accorto che è troppo macchinoso passare da una scena all’altra. E nel mio cinema una scena genera subito la successiva: ho bisogno di girare in fretta”

Nei suoi ultimi film i protagonisti sono spesso giovani se non giovanissimi. C’è qualche legame col fatto che lei non ha figli?

“Perché no? Può darsi benissimo che il mio desiderio di paternità si materializzi nei miei film. Quando ho girato The Dreamers ne ho avuto la  sensazione nettissima”

mercoledì 24 agosto 2011

INTERVISTA A BARBARA DE ROSSI “Definire una persona di trent’anni un toy boy è estremamente offensivo. Non valutano la persona , non ne sanno nulla , non sanno di chi stanno parlando. Si limitano ad appiccicargli sopra uno slogan. Una cosa che ci disturba molto”

4Barbara De Rossi ha un nuovo compagno , Anthony Manfredonia. La differenza di età non l’ha spaventata : 51 anni lei , 29 anni lui. Barbara ama i cani , ne ha due Ursula e Martina, sono dei bulldog inglesi.

“Ho una passione per i bulldog inglesi. Somigliano agli esseri umani. Ho fatto per 25 anni la volontaria militante nei canili, ho conosciuto tutti i cani possibili e immaginabili. I bulldog hanno un carattere preciso , fatto di musi che cambiano , ripicche , scatti d’umore repentini”

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Volontaria militante?

“Li lavavo, li curavo, li portavo a spasso. I canili sono lager, noi cerchiamo di renderli più sopportabili. Affianchiamo persone malpagate che, spesso, i cani li detestano. Ho visto crocchette buttate nelle feci , cani trovati per strada usati come sacchi da palestra per i cani da combattimento. Ho smesso da un paio d’anni. Soffrivo troppo. Andavo là e mi disperavo”

Cani fortunati, Leonida e Ursula. Non potevano finire in mani migliori

“Al culmine della mania , mi era presa una pessima, bella abitudine. Raccoglievo i cani vecchietti e malati che nessuno voleva. Sono arrivata ad averne fino a sei , sette in casa. Quando si liberava un posto , ne prendevo uno dal canile , il più brutto, il più malato , e gli facevo fare vivere gli ultimi scorci di vita in maniera decente”

Con gli umani ha lo stesso slancio?

“Sono più vicina agli animali che alle persone”

Rischiamo di portare a casa un’intervista canina. Viriamo su una persona : Barbara De Rossi

“A 50 anni mi ritrovo con una spinta emotiva, una voglia di fare e di rinnovarmi che è un mezzo miracolo, considerando che questa mia carriera dura da 36 anni”

Ha cominciato giovanissima

“Con Alberto Lattuada. Non avevo neanche 16 anni. Per anni ho portato avanti una storia d’attrice e fatta di ruoli spesso drammatici, molto sofferenti. Voglio ballare, cantare , voglio fare personaggi negativi, la stronza, la cattiva , quella che non riesce a essere madre , quella che non riesce a essere una buona compagna”

Se dice “ritrovare” è perché l’aveva perso questo slancio

“Il nostro Paese ,a differenza di altri, non ti perdona , se sei donna , d’avere quarant’anni , figuriamoci 50. Non si scrivono storie d’amore per quarantenni. Dopo i 40 , le donne non amano più. Capisce? Una cazzata totale. E poi, la maternità. Fare la madre come ho scelto di farla io , a tempo pieno , significa mettere in secondo piano la tua persona, il tuo Lavoro.

Esempi significativi?

“Dire di no a proposte che ti portano troppo lontano da casa e per troppo tempo. Ho rinunciato per molti anni a fare teatro. Con la bambina piccola , non era possibile. Volevo occuparmi di lei. Non mi sarei perdonata di aver perso gli anni più belli della sua crescita”

Lei si chiama Martina

“Ha 15 anni e mezzo e vive qui , con me e con il suo compagno . E’ una ragazza che sta diventando donna”

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Che tipo di donna?

“E’ molto confusa come tutti gli adolescenti. Molto presa dai primi sentimenti della vita. Ha tutti i contorcimenti tipici dell’età”

Contorcimenti?

“Il distacco dai genitori, per esempio. Questo benedetto treno dell’adolescenza, C’è chi prende un accelerato , Martina ha preso l’Eurostar. Viaggia velocissima. A 12 anni voleva improvvisamente essere indipendente da me. Ne o sofferto tantissimo”

Tentata di fare l’attrice?

“Per niente. Ho lottato con tutte le mie forze per depistarla. Non ha mai vissuto i set. Io per lei sono sempre stata solo la mamma , mi ha sempre visto struccata , ho partecipato alla sua vita mettendo me in secondo piano. Fare l’attrice oggi è complicato. Non sai perché arrivi e perché un giorno sei fuori da tutto”

Come ha reagito Martina alla sua separazione dal padre e a questa convivenza?

“Senza turbamenti . E’ serena , ha vissuto un’infanzia felice. Comincia a manifestare un’ammirazione nei miei confronti , dopo gli scontri degli anni passati. Mi dice “Mamma, come sei bella” . E il mio compagno è una persona socievole. Si occupa di musica e i due parlano molto”

Stessi gusti in fatto di musica?

“Non proprio. Qui si ascolta molto Battiato, molto De André, molto Capossela , oltre la sua , perché Anthony scrive e compone. Martina si sta avvicinando piano piano. Con Anthony , siamo estimatori di Modugno. E ascoltiamo tutta la canzone napoletana possibile e immaginabile”

A proposito di Napoli , che ci fa una romana come lei a recitare in Napoli milionaria?

“Complicatissimo. Quando mi ha chiamato Massimo Ranieri , gli ho detto “Sei sicuro che vuoi proprio me? Io sono romana come faccio a infilarmi nel DNA di una donna del ‘40 del basso napoletano?”. Abbiamo fatto anche uno studio sulla gestualità. Ne è venuta fuori una buona cosa”

Tornando al presente. I giornali si sono riversati golosamente sulla sua storia

“Si sono scatenati. Tutti a sottolineare la differenza di età. Che questa storia sia tratta in modo così superficiale la dice lunga sui tempi e sull’informazione oggi”

La differenza di età , dal suo punto di vista

“Un motivo di scambio continuo e molto forte. Definire una persona di trent’anni un toy boy è estremamente offensivo. Non valutano la persona , non ne sanno nulla , non sanno di chi stanno parlando. Si limitano ad appiccicargli sopra uno slogan. Una cosa che ci disturba molto”

Ha l’occasione di raccontarla questa storia

“Ci siamo conosciuti un anno fa a una cena. Non ci siamo parlati, ci siamo solo guardati. Niente di che, una cosa normale. Poi abbiamo cominciato a scriverci..”

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Si era già separata da suo marito?

“Sì. Una storia lunga durata 15 anni. L’ho chiusa io, con grande sofferenza. Ho avuto i miei problemi , le mie angosce, però, quando le cose non vanno bisogna trovare il coraggio e la forza di dire basta. Anthony l’ho incontrato dopo qualche mese”

Il primo ad aprire il carteggio?

“Lui. Anthony è un poeta , scrive in una maniera straordinaria. Viene dal rock e adesso si è spostato alla canzone d’autore. La cosa incredibile è che lui non suona , lui inventa musica e i testi senza conoscere uno strumento musicale”

Non si usa più , tra fidanzati , scriversi. Roba ottocentesca

“Lui è un grafomane. Ha decine di agende sulle quali appunta ogni cosa. Abbiamo cominciato a raccontarci via mail le nostre cose. Una cosa graduale , molto delicata. Io non avevo fiducia in questo mezzo. Sono ancora una di carta e penna , come lui, due imbranati al computer. Abbiamo cominciato , e dopo un po’ , succedeva che mi svegliavo la mattina e mi chiedeva “chissà se mi ha scritto”

Per nulla frenata all’inizio dal fatto anagrafico?

“Molto frenata, al contrario. Glielo dissi anche. Ma poi, si parlava talmente bene, tutto fluiva così facile. Lui , a trent’anni , ha vissuti tre vite rispetto alla mia. E’ un uomo che ha sofferto tantissimo . Non ha avuto infanzia , né adolescenza . La sua vita è un film , una storia molto tribolata”

Accenniamo qualcosa

“Da ragazzo è stato maltrattato. Ha passato un sacco di guai. E’ scappato di casa a 16 anni. La sua vita è cominciata allora. Ha vissuto prima di me con altre donne molto più grandi di lui. Le circostanze lo hanno spinto a bruciare le tappe delle vita”

Diversità sulla carta irriducibili si combinano perfettamente . Contano i moventi profondi

“Su questo non ci piove. Da parte sua , probabilmente , vale anche il desiderio di fermarsi , di smetterla con una vita disordinata e frenetica. Lui ha avuto moltissime donne e scrive poesie esclusivamente sull’amore da quando era piccolo. L’amore in tutte le sue forme. Stracciato , brutto, cattivo, violento, aggressivo, dolcissimo, di nostalgia, di ricordo. Anche il sesso , vissuto in modo molto forte , rimanda all’amore , la nostalgia, la paura , l’abbandono, il tradimento”

Ne leggo una “…Sei il sogno, la notte insonne, l’elettricità, la festa, il vento, il cibo, la rosa, il silenzio, il frastuono, la mia canzone migliore, il sangue, il teatro, tutte le spine che posso immaginare..”

“E’ la prima cosa che mi ha scritto quando ci parlavamo. Piano piano ho realizzato che mi trovavo di fronte non a un ragazzo di 29 anni ma a una persona molto ricca. E , invece, ci hanno subito schedati, catalogati”

Alcune sue coetanee teorizzano il toy boy come scelta di vita

“All’inizio la cosa ci offendeva, oggi ci ridiamo su. E’ impossibile rincorrere tutti questi giornaletti. Solo noi sappiamo cos’è la nostra storia. Io non ho i patimenti e i sanguinamenti, ma nemmeno i tic mondani delle attrici. E’ la prima volta che racconto di questo mio rapporto. Il mio matrimonio con Branko è finito un anno e mezzo fa , ma la sfido a trovare qualcosa di me che ne parla. Sono cose che sappiamo solo noi”

Chi è il giocattolo nella coppia?

“Spesso è lui il più maturo dei due , io la più infantile. Abbiamo voglia di fare tante cose insieme, vogliamo cambiare casa, una casa nuova , tutta nostra, con tanta terra. Abbiamo dei progetti…”

Un figlio? Perché no?

“Mi hanno chiesto “Ma lei potrebbe avere un figlio?”. E io “Sì , non sono ancora in menopausa”. Da questo , il giorno dopo è uscito “Barbara De Rossi vuole un figlio del nuovo compagno”

E Invece?

“Ho una tale spinta dentro di me che forse potrei anche pensare a questo e ricominciare tutto da capo. Una vita nuova. Anthony ne sarebbe felicissimo. Sarebbe per lui la famiglia che non h mai avuto”

Sono molto concentrati certi giornali anche a proposito della sua dieta

“Mi danno il tormento perché per sei o sette anni ho dovuto prendere questi ormoni e avevo preso un sacco di chili. Poi hanno gridato il miracolo di Ballando con le stelle, quando ero dimagrita moltissimo. In realtà non è il miracolo di Ballando. E’ che , cinque mesi prima, avevo smesso di prendere questi ormoni. Si sono inventati la dieta “Barbara De Rossi” , che io non ho mai dato”

Sta girando una fiction a sfondo sociale per RaiUno sulle stragi del sabato sera ed è in uscita il suo nuovo film per Mediaset

“L’una e l’altra di Gianfranco Albano con Cristopher Lambert . Tipo strano. Taciturno, riservato, molto guardingo. Due donne, una campagnola e una cittadina nervosa, che sarei io , vengono a sapere di quest’uomo che ha avuto una doppia vita. Quando muore , si trovano faccia a faccia con i loro figli , le loro cose e il fantasma di lui. Ho ricominciato a fumare dopo vent’anni sul set. Una disgrazia. Avevo sempre la sigaretta in bocca”

Si diventa adulti , ma non smetti di misurarti con i fantasmi, dolori reali e immaginari

“Per fare Martina sono stata una anno a letto. Mi dicevano che non potevo avere figli. Quando un figlio te lo sei guadagnato e sofferto così, hai il terrore di perderlo. Conosco amici che hanno perso figli di vent’anni. La malattia si comprende , è l’incidente che mi terrorizza. La mancanza improvvisa della persona che ami di più al mondo. Non potrei sopravvivere”

lunedì 22 agosto 2011

INTERVISTA A MIRIANA TREVISAN “Se Nicola ( il figlio) non fosse nato, chissà… Forse io e mio marito ci saremmo lasciati”

Miriana Trevisan è in vacanza con Pacifico , suo marito, e il loro figlio Nicola.

Miriana dove passerete l’estate tu e la tua famiglia?
“Quest’anni io e Pago abbiamo deciso di restare in Italia. Abbiamo affittato una casa a Villasimius , per tutto il mese di agosto. In quella zona , il mare è bellissimo. Useremo la casa come base , ma poi ci sposteremo per lavorare : mio marito è di origini sarde e ha in programma concerti in diversi paesi dell’isola , dove è molto richiesto”
Sarà una vacanza di coppia o verrà anche Nicola?
“Verrà anche Nicola , figuriamoci se mi separo da lui! Ho passato dieci giorni in India per lavoro. I primi quattro non ci ho pensato tanto, gli ultimi mi mancava quasi fisicamente, in modo viscerale! Non potrei più pensare di separarmi di lui!”
Intanto vi siete appena fatti una vacanza in Africa..
“Sì in un posto meraviglioso nell’Arcipelago di Capo Verde. MI ha colpito molto la povertà di quel posto: vedere tutti i bambini dell’età di mio figlio camminare a piedi nudi , con i vestiti logori e senza nulla con cui giocare , mi ha spezzato il cuore. Così, ho lasciato a quei bambini tutti i vestiti , i giochi e gli oggetti di mio figlio: ho riportato con me in Italia solo due cambi”
Portando tuo figlio in Africa , gli avrai fatto capire che è fortunato e che deve apprezzare quello che ha. Quali altri insegnamenti vorresti dargli?
“Prima di tutto, è vero: ci tengo che capisca quanto è fortunato. Ma non solo: al di là della situazione economica, Nicola vive in una famiglia dove è tanto amato , e questo amore non deve darlo per scontato , perché non è così dappertutto. Voglio che, crescendo, impari anche a rispettare le donne. Su questo punto sarò inflessibile. Alcune madri hanno rovinato i figli maschi dicendo loro frasi del tipo “Ma sì , falle soffrire tutte” o “L’importante è che stai bene tu e basta”. E invece no : le donne non devono soffrire , tanto meno per l’egoismo di alcune madri che hanno inculcato ai figli valori sbagliati”
Ci sono altri valori che vorresti trasmettergli?
“Il valore della gratitudine , che purtroppo sta scomparendo. La gente pensa che sia tutto dovuto , ma non è così: quando si riceve qualcosa , bisogna esserne grati. Vorrei che mio figlio fosse anticonformista , che seguisse sempre il suo cuore , senza aver paura di nessuno. Anche se..”

Anche se?
“Con la maturità ho capito che è molto importante anche imparare l’arte della diplomazia. Mi sarei evitata tante situazioni spiacevoli se, in alcune situazioni, fossi stata zitta. Ma io predico bene e razzolo male: continuo a dire sempre quello che penso , anche se dovrei imparare a capire , prima di farlo, chi ho di fronte. A volte è meglio sembrare stupidi piuttosto che bruciarsi..”
Ma tu che tipo di mamma sei con Nicola?
“Sicuramente sono meno apprensiva di mio marito ! Per me, quando Nicola cade, si deve rialzare da solo : non ne faccio mica una tragedia. Se piange , aspetto che smetta. Ma sono anche affettuosissima , tranquilla. Ed equilibrata : se ho bisogno dei miei spazi , me li prendo”
Ci sono dei piccoli riti che lui vuole avere solo con te?
“Sì, Nicola si addormenta solo se è abbracciato a me e, anche se abbiamo da tempo una tata , lui preferisce che sia io a dargli  da mangiarlo, vestirlo o cambiargli il pannolino”
Che cosa ti fa divertire , di tuo figlio?
“Mi fa impazzire quando si impunta , si mette le mani sui fianchi e dà ordini a tutti. Se siamo al ristorante , guarda a me e suo padre con aria severe e dice “Mamma, papà, casa!”. Se vuole andare a dormire, spegne Tv e decoder da solo e mi dice “Mamma, papà, nanna!”. E va avanti così finché non lo accontentiamo”
Ma caratterialmente assomiglia a te o Pago?
“E’ la fotocopia di suo padre. Come mio marito , anche Nicola , appena sveglio , va lasciato solo per un’ora. Se proviamo a parlargli, lui dice “Mamma e papà , via!” E’ anche molto indipendente , molto sveglio per la sua età : è già un anno che mangia da solo . Una cosa però l’ha presa da me..”
Che cosa?
“La spiccata sensibilità. E questa cosa un po’ mi preoccupa : Nicola è sempre così dolce e affettuoso , ma io vorrei che, a volte , fosse più duro. Non voglio, che crescendo , la gente possa approfittare di questa sua bontà e dolcezza”
E pago che padre è?
“Un padre meraviglioso: sa fare tutto. Lo cambia , lo lava, lo fa mangiare… E passa tutto il suo tempo con Nicola , gioca sempre con lui: lavorando la sera , mio marito di giorno è a casa e può stare lui con il bambino , che lo adora”
Ora siete molto uniti , ma con tuo marito hai vissuto anche un lungo periodo di crisi…
“Sì, è vero. Mio marito stava perdendo suo padre per una malattia e io mi sono sentita trascurata e abbandonata…Non capivo che lui, in realtà, era solo pieno di dolore. Così ci siamo allontanati per tre anni”
Che cosa vi ha fatto riavvicinare, in seguito?
“Quando sono tornata dall’Isola dei famosi , pensavo fosse fidanzato : non lo era. Nel cuore io speravo in una riconciliazione , perché sentivo che c’era ancora amore tra noi. Così abbiamo ripreso a vederci , in modo spontaneo. Fino a quando abbiamo deciso di comune accordo di mettere al mondo un bambino”
Come ha cambiato la vostra coppia la nascita di Nicola?
“Il bambino ci ha uniti tantissimo. Credo soprattutto che , tra due artisti, la nascita di un figlio faccia bene alla coppia”
Perché?
“Perché tiene le persone a casa e dà un senso di terreno, senza far volare troppo la mente degli artisti. Un figlio è un collante insuperabile , e non so che cosa immaginare se Nicola non fosse venuto al mondo”
In che senso?
“Alla luce di questa considerazioni , se Nicola non fosse nato, chissà… Forse io e mio marito ci saremmo lasciati!”

Visto l’entusiasmo , volete avere un altro figlio?
“Per ora no , siamo già organizzati al minimo dettaglio così…Però ne parliamo , è ovvio. Io non dovrei lavorare per un po’, mentre mio marito dovrebbe lavorare molto bene. Rimandiamo la decisione tra un anno: se le cose andranno bene , perché no? Io, d’altronde, sono una da colpi da testa!”

sabato 20 agosto 2011

INTERVISTA ALLA SCRITTRICE GIOCONDA BELLI “Le donne partono svantaggiate , perché la maternità si è trasformata da risorsa in ostacolo. Molte, nei Paesi sviluppati, scelgono di non avere figli , perché dopo una maternità la possibilità di fare carriera si dimezzano”

Nel nuovo romanzo della scrittrice nicaraguense Gioconda Belli , Nel paese delle donne, tutte le belle presenza femminili hanno scippato il potere ai maschi. Le madri non sono costrette a scegliere lavoro o famiglia, perché ogni ufficio ha un nido per bimbi , pause e spazi per allattarli. Nel paese del romanzo (Faguas)  le donne sono guidate dal partito di sole donne chiamato Sinistra Erotica e una presidentessa bella e sensuale.
“La sinistra erotica esiste è un movimento (sito www.partidoizquierdaerotica.com). Il suo simbolo, come nel libro , sono due piedi con le unghie laccate di rosso , perché ci muoviamo un passo dopo l’altro, noialtre”
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S’ispira a un’esperienza reale?
“Era l’epoca in cui lavoravo per il governo sandinista , eravamo un gruppo di donne provenienti da diversi ambienti , alcune impegnate in politica , altre nella comunicazione, altre ancora nell’amministrazione. Cominciammo a incontrarci quasi di nascosto , per discutere delle rivendicazioni di genere , in particolare la conciliazione del lavoro , che ci impegnava molto, con la maternità. A un certo punto, non ricordo a chi, venne l’idea di presentarsi alle elezioni. Ecco: la storia parte da qui , nella finzione del romanzo le donne vincono le elezioni”
Aiutate dall’esplosione di un vulcano che neutralizza l’aggressività maschile , riducendo il tasso di testosterone. Come a dire : non c’è altra soluzione.
“Anche voi ne avreste bisogno, da quello che si legge sui giornali, il vostro presidente dispone di un vulcano artificiale”
Torniamo a Faguas … Perché le sue ragazze non credono nel dialogo coi maschi?
“Hanno bisogno di lasciar fluire la creatività , pensare a come esercitare il potere senza essere disturbate dalle obiezioni maschili. Ma non se ne sbarazzano mica , li mandano a casa a riposare, solo per un po’. In fondo è secoli che lavorano”
Conciliare maternità e lavoro: una delle riforme più invocate e meno realizzate a ogni latitudine
“Le donne partono svantaggiate , perché la maternità si è trasformata da risorsa in ostacolo. Molte, nei Paesi sviluppati, scelgono di non avere figli , perché dopo una maternità la possibilità di fare carriera si dimezzano , nel migliore dei casi, e si dà per scontato che per fare bene la madre ci si debba occupare anche di bucato, spesa e tutto il resto. Ho letto da qualche parte che il 95% dei maschi italiani non ha mai caricato una lavatrice in vita sua. E’ vero?”
A quanto pare siamo sulla sua lista nera…
“Ma no, accade in quasi tutti i Paesi, a parte quelli scandinavi , che sono un buon termine di paragone. Là le donne lavorano di più, ci sono asili per tutti, con orari e costi accettabili , ogni aiuto per le madri lavoratrici. Lì è anche possibile che una giovane donna diventi premier”
Finlandia come Faguas?
“Accade perché gli uomini partecipano in maniera rilevante all’accudimento dei piccoli”
Nella sua storia , il governo istituisce lezioni di cure materne a scuola
“Se anche i maschi sono educati fin da piccoli all’idea che saranno madri , imparando a cambiare i pannolini, preparare le pappe, curare le coliche , tutto avverrà in modo naturale e gli uomini non si sentiranno sminuiti quando dovranno chiedere un congedo di paternità”
Ne conosce molti che lo fanno?
“No. Fare figli è il lavoro più importante al mondo, com’è che non ci prepariamo come si deve? Come mai gli uomini , così ambiziosi, accettano di essere tagliati fuori da questa responsabilità cruciale per il futuro? Studiamo per diventare avvocati, dottori e ingegneri. E non sappiamo niente di come si diventa genitori”
Lei ha quattro figli , eppure è una scrittrice famosa, ha avuto importanti incarichi istituzionali?
“Sono stata fortunata : in Nicaragua ho sempre avuto intorno gente che mi aiutava. Ma anche così, non smetti mai di pensare ai bambini, resti raggiungibile 24 ore al giorno. Ho attraversato anch’io momenti difficili. Sono stata sola a lungo , mi sono separata e poi, durante la dittatura di Somoza, sono stata costretta all’esilio, lasciando i bambini ai nonni”
Poi c’è stata la rivoluzione
“Allora si dava per scontato che noi donne avremmo sacrificato la maternità alla lotta. i nostri compagni pretendevano un impegno incondizionato : quando prendi le armi non c’è sabato , non c’è domenica. Fu allora che cominciammo a rivendicare tempo per noi e i bambini : volevamo lavorare perché eravamo innamorate della rivoluzione , ma non potevamo più permettere di lasciare i figli a loro stessi. Non aveva senso”
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“Dio benedica il mio sesso”, recita una delle sue poesie più note, che esalta il potere della sensualità femminile. Cosa crede che ne pensino le ragazze di oggi?
“Non lo so , mi sembra più difficile condividere quella fierezza , c’è questo obbligo a mostrare il corpo delle donne , a farne uno strumento di seduzione. Oggetto, non soggetto di piacere. L’erotismo femminile nasce dalla consapevolezza. L’unica forma di amore che gli uomini contemplano è l’affetto che provano per le loro madri , l’amore coniugale è simile a quel sentimento. Ma necessariamente separata dall’erotismo”
Noi invece?
“Per una donna l’amore è una miccia, siamo portate a mescolare sentimenti e pulsioni intense. Abbiamo interazioni molto fisiche: pensi solo a quanto la luna, il clima influenzano i nostri cicli. Credo che le giovani donne debbano ricominciare a pensarci. Per questo motivo sono così curiosa di vedere che reazione avrà il libro”
Che cosa si aspetta?
“Un passo avanti rispetto agli Anni Sessanta. Dopo le fasi più accese , dopo l’aspro confronto con l’altro sesso, siamo in stallo. Dobbiamo cambiare il modo di pensare ai maschi: loro sono qui per restare e l cosa non ci dispiace affatto dalla nostra vita. Ma dobbiamo portare a termine la nostra lotta per la parità. Le italiane hanno cominciato bene: prima delle elezioni amministrative, prima del referendum, c’è stata una grande manifestazione delle donne. Il 13 febbraio, vero?”
Brava
“Brave voi, ora devono chiedere di governare l’Italia”
Nel mare delle rivendicazioni politiche il filo rosso del femminismo rischia di perdersi
“Leggete il libro. Contiene spunti per considerare il potere in un modo diverso”
La donna abitata era una storia autobiografica. La sua protagonista aderiva alla rivoluzione anche per vendicare le sopraffazioni subite da un’antenata. Ora chi ci abita lì dentro?
“Non è cambiato niente : ho una rivoluzione dentro, la lotta delle donne. Dopo averne vissuto una armata , che non ha prodotto niente, ora so che la vera rivoluzione sta chiusa nelle nostre teste, nei cuori e nel modo in cui pensiamo alla vita. Io chiamo felicismo, il modo femminile di considerare la felicità che, come diceva Kennedy , non ha niente a che vedere con il prodotto interno lordo”

giovedì 18 agosto 2011

INTERVISTA A FRANCO BATTIATO “Nella vita ho incontrato persone interessantissime e confrontato punti di vista. Più di tutti ho osservato. Ho imparato che le categorie sono la cosa più stupida che esista. Ho visto intellettuali volgarissimi , geni e tassisti filosofi”

Franco Battiato crede nella reincarnazione. Ha interpretato molte vite : pittore , scrittore, regista, mentore , operista. Ama schermirsi , definire grossolano ogni tentativo di interpretazione del reale , cambiare l’abito. Durante un tour a Manchester vide una scritta sul muro che invitava ad arruolarsi. Si appropriò dell’idea e scrisse una canzone. Poi usò la frase per inclinare ereticamente il piano del disco
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Vuole pensionare gli addetti alla cultura
“Alla furia iconoclasta e dissacrante , in “Up patriots to arms”  univo l’autoironia. Cantavo le pedane piene di scemi che si muovono e parlavo anche di me”
Riemergeva dalla musica elettronica
“Ho avuto una fortuna spudorata. Lei non ha la minima idea di cosa fossero davvero gli anni Settanta. Un delirio di suoni , viaggi improbabili, slogan inutili. Un’ipnosi collettiva , non sempre lieta”
Ricordi?
“La sperimentazione era puro pauperismo. Interpolavo le composizioni aiutandomi con il Revox, uno strumento a nastro che avevo dominato a fatica, da autodidatta”
Cova qualche nostalgia?
“E’ incredibile che qualcuno abbia creduto nella mia follia.Quando un po’ rivendicativi e fintamente nostalgici mi dicono “Franco , ti ricordi quando venivamo a vederti in quattro?”, mi irrito. L’approvazione unanime non è masi tata un mio problema. Non sapevo neanche che hit parade significasse classifica”
Erano in quattro o era una balla?
“Non è vero ma non me ne è mai importato nulla. Il successo non era ancora diventato una legge di natura. Se cerca l’artista originale e incompreso casca male. Non ho mai sofferto perché il pubblico non mi assecondava. E comunque, tra il ‘72 e il ‘74, i miei primi due dischi superarono le 20 mila copie”
Quali erano i suoi riferimenti?
“Le influenze sono complesse. Mi sono progressivamente arricchito di insegnamenti che non posso considerare causali. Ho scoperto la meditazione quando ero sopraffatto dalle nevrosi , i mistici quando la necessità di una sfera spirituale diventò urgente e i tibetani da dieci anni studiandoli dal 1100 ad oggi. Praticamente, non leggo altro”
Battiato aspira ancora all'ascesi?
“Nella vita ho incontrato persone interessantissime e confrontato punti di vista. Più di tutti ho osservato. Aeroporti , comportamenti, malinconia. Ho imparato che le categorie sono la cosa più stupida che esista. Ho visto intellettuali volgarissimi , geni e tassisti filosofi”
A Milano divenne amico di Giorgio Gaber
“Giocavano a poker a casa sua con Roberto Calasso e sua moglie Fleur. Il premio , per chi vinceva, erano i libri Adelphi. Ho conosciuto i russi , gli americani, i francesi , la letteratura. Era un bel periodo. La sera in cui Ombretta Colli conobbe Calasso gli disse “Senti Roberto , io scrivo poesie , ti sarei grato se la potessi leggere”. Turò fuori e glielo porse. L’altro lo prese , lievemente in imbarazzo e poi rise. Il foglio era bianco, fu spiritosa”
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Oggi Battiato è un uomo diverso?
“Quando qualcuno mi chiede di che segno sono, rispondo “ero dell’Ariete”
Perché decise di cambiare?
“Non volevo rimanere lo stesso artista di sempre. Non è il pubblico ad aver mutato parere su di me. Sono io che ho cambiato genere, decidendo di spostarmi con un certo apparente cinismo verso la musica commerciale”
Le spiace se parliamo di politica?
“Se proprio vuole”
Silvio Berlusconi sta tramontando?
“Somiglia a una vecchia gloria in declino che alla prima bottiglia piovuta sul palco, in un istante, capisce che la festa è finita”
Come ha fatto a rapire il senso comune?
“Certi programmi televisivi radicano il proprio consenso in un’area che , al pari dei rettili, accudisce solo tre esigenze fondamentali. Mangiare, defecare, procreare”
Procreare?
“Fare l’amore è già un concetto di ordine superiore”
Per Radio Varsavia subì un processo popolare . Le diedero quasi del fascista
“I totalitarismi sono osceni. Comunque destra e sinistra mi annoiano. Cerco complessità differenti, più alte”
La classe politica non la convince
“Non si può sparare nel mucchio. In generale , la detesto. Alcuni politici spendono in trucchi e illusionismi e negano le pensioni sociali. Quando vedo famiglie che risparmiano 5 euro mi sento male”
Povera patria?
“Il Paese divide in tre micronazioni. Una schifosa, un’altra disillusa, che se ne frega di chiunque e l’ultima , che è eccezionale. E’ incredibile che nessuno abbia fatto una rivoluzione per liberarsi di manigoldi e cricche”
Duro
“Giusto. Quelle è gente capace di buttare via trenta milioni di euro per una piscina il cui tetto crolla ancor prima dell’inaugurazione o stanziarne seicento per un G8 mai realizzato. La moglie di un noto gentiluomo di Sua Santità attingeva direttamente ai finanziamenti statali. Se mi sono spiegato”
Chiarissimo
“Allora devo essere severo e notare che l’opposizione ha sicuramente qualcosa di non limpido da nascondere”
Lei è più arrabbiato di Beppe Grillo
“Grillo la sa lunga e ha rivelato non poche verità. Ma è troppo agitato e rischia di respingere. Se calma l’eloquio , si farà capire anche da chi si rifiuta di ascoltarlo”
Le donne nella politica del 2011?
“Non riesco a considerare le moderne ministre alla stregua di esseri umani tradizionali. Forse è un problema visivo. Portano occhiali eccessivi , montature allusive , sembrano le professoresse di certi film pornografici che a un tratto , senza preavviso, si rivelano”
Non l’abbiamo mai vista partecipare a un dibattito politico. Ascoltandola , non è difficile intuire il perché
“Sarei dovuto andare da Santoro , ma non mi potevano garantire l’assenza di parlamentari. Odio litigare , ma sapevo che con loro , in pochi minuti, si sarebbero il limite della decenza. E all’impudicizia bisogna rispondere , scendendo in campo aperto. Con i professionisti del nulla perdi. Perdi sempre. Il problema è un altro”
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Quale Battiato?
“Io sono contrario alle cavallerie pelose. Ricorda quando Veltroni , con la sua imperturbabilità si presentò alle elezioni sostenendo di stimare Berlusconi?”
Non disse esattamente così
“Lo fece capire e partì male. Se avesse detto “Io con questo signore non parlo , fino a quando non smetterà di insultarci”, gli avrei creduto. La gentilezza formale opposta agli slogan non ha aiutato chi cercava un’alternativa”
Questa è un epoca per gli sdoganatori come li chiamava Arbasino
“I pappagalli , ma sarebbe più giusto chiamarli servi, sono abituati a ripetere a memoria la lezioncina”
In Italia siamo rapidi a deificare e abbattere illusioni in un lampo
“E’ una vecchia storia. Questo è il Paese del colonialismo che infilzava i bambini libici con le baionette. Del fascismo alleato con i tedeschi che tagliavano la gola con le corde di violino perché la sofferenza durasse più a lungo. C’è una zona nera , di una violenza inaudita”
Spera nei giovani
“Mai stato giornalista , neanche nell’adolescenza. Puntavo alla vecchiaia e in effetti, mi trovo meglio adesso. Il vitalismo dei 16 anni è un inganno. Senza l’esperienza mancano gli strumenti per orientarti”
Lei li possiede?
“Li cerco. Quando ascolto qualcuno che ha i mezzi per interpretare la realtà mi inchino. Lo riconosco come simile”
Lei vive a Milo, in un eremo tra pietre, soile, vulcani e silenzio. Insegue come in una sua vecchia canzone “La misantropia celeste di Benedetti Michelangeli”?
“Non sono un misantropo. Provo compassione, conservo amicizie , amo la compagnia non meno della solitudine. Ho vissuto un’infanzia tribale con compagni di strada con i quali condividevo l’avventura di un genitore emigrante”
Suo padre saliva sui piroscafi , sudava nei porti e sembrava un manifesto vivente del Nuovo mondo
“Amava la musica , ma temeva che ne facessi un mestiere. Era spesso lontano e i soldi erano pochi. Sono cresciuto tra le donne. Con mia nonna , mia madre Grazia, una mia zia sarta e un gruppo di allieve che avrebbero fatto impazzire Roman Polanski. Divertimento puro. Attraverso la loro semiologia sentimentale , i racconti e la descrizione del contesto ho imparato a leggere i volti e ciò che trasmettono”
Battiato è lombrosiano?
“Non sono così schematico. Per me la sua fisiognomica è una questione di vibrazione. Di empatia con il prossimo. Se sento che la persona che mi sta davanti e non per motivi estetici, che pure contano, non mi piace, io scappo a gambe levate”
La sua spiritualità ogni tanto esonda. Con la chiesa del teologo Joseph Ratzinger non è stato tenero in passato
“Come diceva Jung, un conto è la teologia, altro è l’esperienza”
Però lei suonò per Wojtyla
“Mi chiamò un dirigente dell’Emi “A Battia’ , te cerca er Papa”. Riflettei il giusto e poi andai”
Da trent’anni , la critica musicale la incensa senza percepibili dissonanze. Al cinema le cose vanno diversamente. Il suo “Musikanten” al Festival di Venezia è stato fischiato
“Quando la critica non codifica, stronca. Venezia purtroppo è quel che è. Una gogna dove il gaudio massimo è il dileggio. Durante la proiezione entrarono ragazzi che telefonavano e ridevano”
Inaccettabile?
“Non so se li abbia mandati qualcuno, ma in un Paese serio i critici si alzano e bloccano immediatamente la proiezione. Invece non è successo niente. E’ triste. Capita anche ai maestri comunque”
A chi si riferisce?
“Sono andato a vedere L’albero della vita e la gente sembrava a un concorso di barzellette. Malick avrebbe potuto tagliare qualcosa , ma meritava rispetto”
Lei però continua a pensare al cinema
“Preparo un’opera su Hendel. Il mio documentario su Gesualdo Bufalino è stato proiettato in Mezza Europa. E il pubblico altrove è più libero. Da cantante posso fare qualsiasi cosa. Dietro la macchina da presa sono in viaggio. Cerco lo straniamento , una fotografia impervia , la mia maturità. Ho molto da dire , mi creda”
Chi la conosce la descrive permaloso. Ha ascoltato l’imitazione di Fiorello?
“Fiorello è simpatico. Ci siamo incontrati “La potresti fare meglio”, gli ho detto. “Esageri con l’accento siciliano”
Lui?
“Si è divertito . L’avevo studiata e ho scambiato i ruoli “Un oceano di silenzio, scorre lento..”. Non voleva crederci”
Tra il 1979 e l’82 vendette un milione e mezzo di dischi. Poi confessò che considerava “Centro di gravità permanente” un motivo banale salvato da un buon testo. Un’abiura?
“Che le posso dire?Ancora oggi eseguo in concerto alcuni pezzi di allora. Gli sono affezionato. Cambiamo tutti e , invecchiando , andiamo all’essenziale. La mia radice è assolutamente metafisica. Non avrebbe bisogno di parole né di spiegazione”
Progetti?
“Ultimamente ho lavorato a un’opera su Bernardino Telesio. Abbiamo debuttato a maggio al teatro Rendano di Cosenza che ce l’ha commissionata. MI ha fatto bene . Preferisco essere in una zona in cui la necessità di comunicare urgentemente sia bandita come la peste. E’ la mia natura”

martedì 16 agosto 2011

INTERVISTA ALLA MODELLA CARMEN KASS “nella vita quotidiana sono indispensabili solo i jeans”

Carmen Kass , modella estone, ha deciso di tornare a scuola. “A 30 anni sono tornata a scuola. Non avevo finito le superiori in Estonia per cominciare a sfilare. E non sono il tipo che lascia le cose a metà”. Un diploma di ragioneria non dovrebbe cambiare la vita a una modella da 200 mila dollari a giro di passerella , ma ne delinea il carattere.
A 19 anni (1999) era già in copertina su Vogue America. Protagonista di un film giallo (Set point) e pure presidente della Lega nazionale di scacchi. Musa dello stilista Michael Kors. Era la modella che usciva dalla piscina d’oro di J’Adore , il profumo Dior. Da anni è fidanzata con il campioni di scacchi tedesco Eric Lobron.
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A14 anni un talent scout l’ha scoperta al supermercato, a Tallinn. Va ancora a fare la spesa?
“Ovvio. E la gente mi ferma ancora , ma almeno in Estonia non ci sono i paparazzi americani , siamo un popolo riservato , e siamo pochini : 1340 mila tutto. Qualcuno mi fa un complimento , qualche altro mi stringe la mano. A volte sento per strada “Quella è Carmen” sussurrato per non disturbare. Io vado in giro dimessa, faccio il possibile per non farmi riconoscere”
Difficile : chi non l’ha vista nei manifesti pubblicitari , l’ha vista in quelle elettorali. Fa ancora politica attiva?
“No, ormai sono soltanto una cittadina informata. Leggo le news e mi sento tranquilla perché il mio Paese è una repubblica giovane e fa parte dell’Europa unita. La migliore garanzia”
Pare che di fronte a un re lei perda la testa
“Gli scacchi sono la mia passione da quand’ero bambina. E’ così che alleno i muscoli del cervello. Gioco ogni giorno , con un orologio da tavolo accanto , altrimenti mi dimentico il resto”
E la moda? Nel suo armadio c’è ancora spazio?
“Non ho contato i vestiti, ma devo averne tantissimi… Comunque nella vita quotidiana sono indispensabili solo i jeans”
Carmen , lei parla di undestatement ma ama provocare. Quella “G” ritagliata nel pelo pubico in una vecchia campagna firmata Tom Ford..
“Un invenzione dei media : non ero io ma un’altra ragazza”
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Hanno anche scritto che a 14 anni ha falsificato la firma di sua madre sul primo contratto di modella . Invece…
“Pura fiction. Lei è la donna della mia vita : ha tirato su tre figli da sola , ora è proprietaria a metà della nostra agenzia di modelle”
Lei si divide tra Tallinn  la Germania
“Tallinn vuol dire famiglia: il centro della mia vita .Wiesbaden invece è vicina all’aeroporto di Francoforte , la mia base di lancio”
Incontra al supermercato una 14 enne che vuol fare la modella. Cosa le consiglia?
“Di non aspettarsi troppo. Perché non c’è niente di personale, tutto è business”

venerdì 12 agosto 2011

INTERVISTA A IRENE PIVETTI “il fatto che Alberto abbia fatto una determinata scelta non obbliga me a fare la stessa scelta. Così come non implica il fatto che dovremmo necessariamente sfasciare tutto il buono che abbiamo cominciato a costruire assieme”

Irene Pivetti è ancora provata dalla separazione da suo Marito Alberto Brambilla, ora dedica il suo tempo all’associazione Onlus Learn to be free , che ha il compito di trovare lavoro a persone in difficoltà dal punto di vista economico , sociale e culturale.

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In questo periodo sei impegnatissima con il Festival delle Identità, un progetto che segui da diverso tempo

“Sì, il Festival delle Identità , in realtà, è un’iniziativa che dura tutto l’anno e che si propone di raccontare le identità culturali . In questo periodo sta andando in scena il festival del Cinema , che rientra nella stessa iniziativa e che ha un respiro internazionale. Si tratta di un concorso che ospita lungometraggi, cortometraggi e documentari che poi vengono proiettati nel corso di diverse tappe. Di recente , abbiamo fatto una serata a Roma , ma prossimamente saremo anche a Berceto e Parma”

Quest’anno , attraverso le iniziative dell’associazione da te fondata Learn to be free, voi occuperete anche di teatro…

“Certamente . Allestiremo degli spettacolo teatrali , all’interno di piccoli borghi. Cominceremo già ad agosto, a Saracinesco, un piccolo paese del Lazio. Non solo, sempre nell’ambito del Festival delle Identità ci occuperemo di letteratura, grazie all’ideazione di un premio letterario destinato ai giovani scrittori che non hanno ancora compiuto 28 anni : un modo come un altro per incoraggiare e sostenere i talenti emergenti. Insomma, attraverso il cinema , il teatro e la letteratura , Il Festival delle Identità offre una sequenza di eventi centrati sulla cultura , proposta al pubblico in chiave sempre diversa”

A distanza di tre anni dalla fondazione , oggi puoi definire Learn to be free una scommessa vinta?

“Quando alcuni anni mi sono imbarcata in questa avventura , speravo con tutto il cuore di poter vincere questa scommessa. L’obiettivo era ed è quello di puntare sulla forza lavoro per formare imprese. Per esempio, anche con il Festival delle Identità , attraverso le numerose manifestazioni in programma, cerchiamo di portare sviluppo in tutti quei posti che vengono ancora considerati marginali. Una serie di sfide che cerchiamo di vincere”

Qual è la sfida che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

“Il fatto che il nostro gruppo di lavoro cresca , nonostante le numerose difficoltà economiche che caratterizzano il periodo attuale in cui viviamo , è già una grandissima soddisfazione. Però non posso dire che un evento mi abbia dato più soddisfazioni di un altro, anche perché sono sempre proiettata verso quello successivo, sperando ottenga risultati migliori. Al di là di questo , gran parte del successo di Learn to be free va anche tutte quelle persone che, dall’esterno, vedendo come lavoriamo , sono sempre pronte a sostenerci, come possono”

Non ti è mai venuto in mente di portare sul piccolo schermo i vari eventi promossi da Learn to be free?

“Mi piacerebbe soprattutto proporre in televisione le tematiche che noi affrontiamo. Sarebbe bello raccontare , in tanti modi, le storie di tutte quelle persone che sanno essere attive e che riescono a trovare delle soluzioni ai propri problemi invece di lamentarsi. Poi vorrei avere anche l’opportunità di parlare ai giovani di lavoro , senza generare panico. Ecco, tutto questo mi piacerebbe molto”

Da tempo non ti si vede in televisione , salvo qualche ospitata. Come mai?

“Ultimamente sto facendo meno televisione per il semplice fatto che non ho un programma da condurre. Sto facendo spesso l’ospite in alcune trasmissioni , in Rai, ma spero proprio di tornare a condurre un programma tutto mio”

Con quale tipo di programma ti piacerebbe tornare?

“A me piace molto la televisione popolare, come, del resto, mi piacciono tutti quei programmi che riescono a mischiare l’informazione con l’intrattenimento leggero. Non credo affatto che la qualità dell’informazione passi attraverso il muso lungo. Ricordo ancora con piacere la mia conduzione di Bisturi , un programma molto discusso, che però, a suo modo, raccontava storie di persone , incentrate sui problemi che avevano con il proprio corpo. Bisturi è stato senza dubbio un programma emozionante”

Com’è la tua vita lontana dai riflettori?

“Le mie giornate sono piene di persone alle quali voglio bene e di lavoro che mi appassiona. Mi piace cominciare alla mattina prestissimo, lavorando. Trascorro gran parte del tempo nell’ufficio dell’associazione Learn to be free , incontrando tanta gente , sempre diversa. Nelle ore del tardo pomeriggio , generalmente, mi dedico alla mia famiglia , con la quale adoro restare a casa. Non mi è mai piaciuto uscire la sera e fare vita mondana. Infatti, spesso mi dispiace quando sono costretta a bidonare il malcapitato di turno che mi aveva invitato a un evento serale”

Come mamma come sei?

“Non sono per nulla apprensiva. Fare la mamma mi piace molto, lo ritengo un lavoro creativo e divertente, anche se non è sempre facile. Sono molto felice del rapporto che ho con i miei figli, fondato sulla responsabilità e sulla libertà. Vorrei tanto che crescessero liberi. E per poter tornare liberi è fondamentale essere innanzitutto responsabili”

E con il tuo ex marito come vanno le cose?

“Lui è tanto presente con i ragazzi, e questo mi fa enormemente felice. Ovviamente alcuni aspetti della nostra vita sono cambiati. Ma il fatto che lui abbia fatto una determinata scelta non obbliga me a fare la stessa scelta. Così come non implica il fatto che dovremmo necessariamente sfasciare tutto il buono che abbiamo cominciato a costruire assieme”

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Se potessi scegliere un dono dalla vita?

“Non avrei dubbi: sceglierei la forma fisica , ma non in senso estetico. Vorrei tanto poter essere forte , perché solo quando una persona è forte può reggere anche il peso degli altri”

All’amore ci credi ancora?

“Non provo più alcun interesse per quell’argomento. Sono felicissima lo stesso e voglio bene a un sacco di gente”

Eppure i corteggiatori non ti mancano..

“Se ci sono dei corteggiatori , non lo so. Ma quando ci sono , li scoraggio. Perché , ripeto, non ho più alcun interesse per l’amore”

mercoledì 10 agosto 2011

INTERVISTA A PAUL McCARTNEY “L’effetto che nutro per John Lennon rimane enorme . Questo viene prima di tutto , il resto ha poco valore”

Paul McCartney , ex Beatles, ha aperto ad una nuova vita e un nuovo lavoro. Il New York City Ballet mi ha commissionato la musica per Ocean’s Kingdom, un balletto. Intanto continua la ristampa del suo catalogo “post Beatles”con inediti e filmati allegati.

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Sir Paul , come si fa per non farsi seppellire dalla propria leggenda?

“Non ho una spiegazione universale , so cosa funziona su di me. Non mi guardo alle spalle , non mi volto indietro e cerco di non rileggere i miei diari: li conservo ma non li tocco. Se mi fermo e lucidamente penso a quante persone mi hanno detto che la musica dei Beatles ha cambiato la loro vita , mi viene un bel po’ d’ansia. Sentire oggi in radio canzoni di quarant’anni fa è qualcosa che va al di là di ogni immaginazione , perché nelle società moderna tutto passa e va , i Beatles no. In quella musica c’è qualcosa che parlava e parla al cuore e alle orecchie della gente. E mi fa specie pensare che dietro tutto questo ci sia anch’io

Forse perché, come molti le rinfacciano, dopo lo scioglimento dei Beatles lei non visse neanche un momento di rifiuto , ma intraprese subito la carriera di solista e poi con sua moglie Linda e i Wings?

“Ebbi un rifiuto diverso. Nei mesi successivi allo scioglimento rimisi mano ad alcune canzoni che avevo scritto e scartato negli anni precedenti : stavo allestendo il primo album solista , che porta il mio nome. Con i Beatles avevo libero accesso agli studi di Abbey Road , avevamo i nostri ingegneri del suono. Improvvisamente mi trovai slegato da tutto questo : decisi di utilizzare il salone di casa come studio e di suonare tutti gli strumenti da solo. Una cosa che oggi è assai comune , ma allora proprio per niente. In questo modo riesci a recuperare la mia intimità, a riconnettermi con alcuni angoli segreti del mio animo che erano rimasti scottati dalle vicende degli ultimi tempi. Quello che mi dava più tristezza , in quel momento, era che non stavamo facendo più musica insieme: non avere più l’approvazione dei miei compagni fu particolarmente difficile , ma alla fine trovai la soluzione ai miei problemi dentro me stesso. E il risultato è uno dei miei lavori più personali che abbia mai registrato”

Essere stato un o dei Fab Four però ha segnato non soltanto la sua carriera professionale, ma anche la sua vita

“In effetti lo ammetto, penso ancora come un Beatles , è un modo di sentire che non si può perdere. Dopo che ci eravamo sciolti, quando formai i Wings , per qualche tempo mi sono rifiutato di reinterpretare i classici dei Beatles. Cercavo qualcosa di nuovo , era successo tutto troppo violentemente per non lasciarmi scottato. Poi però ho iniziato a pensare al pubblico: ho capito che molti desideravano ancora ascoltare le nostre canzoni e mi è tornata la passione. E poi per qualche tempo sì , ho pensato che il mio status mi proteggesse , mi permettesse di essere immune dalle tragedie. Poi di colpo il destino si porta via la donna che hai vicino , com’è successo a me , e capisci che soldi e successo non bastano”

Molti anni prima le avevano portato via anche l’amico con cui era cresciuto , anche sei vostri rapporti non erano più quelli di un tempo…

“Alcuni sentimenti vanno al di là delle vicissitudini umane. L’effetto che nutro per John Lennon rimane enorme . Questo viene prima di tutto , il resto ha poco valore”

Viene in mente che nell’album “Good evening New York City”, basato sui concerti del 2009 , lei ha reso omaggio alla memoria di John Lennon e di George Harrison , che è mancato nel 2001. Lo ha fatto per mettere a tacere le persistenti voci sui vostri rapporti tormentati?

“E’ tutto più semplice di come si pensa: si tratta di ricordi e affetti. Quando ho ripreso il repertorio musicale dei Beatles per adattarlo a quei concerti ho fatto i conti con i ricordi , a volte piacevoli altre meno, legati a quando ci riunivamo in studio per registrare, alle prime occasioni che avemmo per sperimentare quelle canzoni dal vivo. Mi è servito a farmi sentire ancora in contatto con loro tramite la nostra musica : può sembrare un modo di sentire un po’ sentimentale , ma a me piace così. C’è una canzone che ho scritto per John, si chiama “Here Today”: è un atto di amore e, ogni volta che la canto sto dicendo a tutto il pubblico quanto sia stato importante per me. Oppure mi capita di suonare l’ukulele che George portò da un viaggio alle Hawaii – m lo regalò tanti anni fa – e mi sembrava un modo per sentirlo vicino”

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Quando pensa a John come lo ricorda?

“Mi viene in mente una storia divertente. Quando all’inizio del 1980 pubblicai “McCartney II”, lessi che John, dopo aver ascoltato il brano di apertura “Coming up”, aveva detto che per lui era giunto il momento di tornare a lavorare sodo. Era esattamente ciò che succedeva tra noi ai tempi dei Beatles; se lui componeva una canzone a me veniva lo stimolo di comporne un’altra, si innescava un processo creativo davvero prezioso”

Eravate spinti anche un po’ dall’invidia?

“No, niente affatto: avevamo due approcci totalmente opposti, lui aveva l’ironia di chi aveva capito davvero i tempi in cui stava vivendo. Io invece mi concentravo sull’aspetto puramente artistico , ero più slegato di lui dalle vicende sociali e politiche”

Si dice che all’inizio , quando le chiesero di diventare il bassista dei Beatles , lei non voleva saperne di accettare quel ruolo. E’ vero?

“E’ successo nel 1961, ad Amburgo, Stuart Sutcliffe , il nostro bassista , perde la testa per una ragazza – ricordo ancora il suo nome , si chiamava Astrid – e decide di mollare tutto quanto. Stabilisce che da quel momento la musica non fa più parte della sua vita , vuole solo fare l’amore e dipingere. Due attività nobili , ma poco remunerative; però, contento lui… Per come era la musica allora , il ruolo del bassista corrispondeva a quello dello sfigato del gruppo: quello timido e un po’ goffo che se ne sta in un angolo del palco al buio. Ecco , io non volevo affatto entrare in quella parte. Poi ho finito per accettare e, tutto sommato, ho ridato dignità a un ruolo che tutti consideravano minore e defilato”

Si legge in giro che lei in casa sia un uomo ordinario , è mai possibile?

“Oh sì. Mi sveglio molto presto , preparo la colazione per mia figlia Beatrice , che ha otto anni , e l’accompagno a scuola. Faccio jogging per tenermi in forma e prepararmi ai concerti : così quando sono sul palco non sento i miei sessantanove anni. E non mi stanco di allenarmi perché so che l’esercizio fisico ha una finalità ben precisa : è essenziale quando devo rievocare lo spirito dei Beatles”

lunedì 8 agosto 2011

INTERVISTA A ROBERTA MORISE “Io sono una giovane vecchia , perché rivoglio gli amori di una volta, tutta la vita”

Esce un cd di Roberta Morise, la compagna di Carlo Conti.

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Roberta , quando nasce la tua passione per il canto?

“Da piccina . Mio papà aveva montato in casa un impianto hi-fi pazzesco e tutti in famiglia cantavano. Lo facevo anch’io , ma solo quando gli altri erano via”

Un talento nascosto…

“Sì, ma un giorno mio papà mi sentii cantare , e da allora nei locali prese a spronarmi “Dai, vai a cantare!” e per convincermi mi dava 50 mila lire! Ricordo ancora la sensazione stranissima di sentire la mia voce che esce dal microfono..”

C’è una canzone che ti fa pensare a lui, nel disco?

“La mente torna, sicuramente. Ho dovuta registrarla una volta sola. Ero troppo emozionata nel cantare quelle parole “Arrivi tu , la mente torna, il cuore mio quasi si ferma”.Mi fanno pensare subito a mio papà, che peraltro adorava Mina , che la cantava . Se lui potesse vedermi in Tv a I migliori anni , con tutte quelle canzoni d’epoca , impazzirebbe di gioia!”

Tuo papà se n’è andato poco dopo Miss Italia 2004 : che ricordo hai di quel periodo?

“Dopo che lui se n’è andato volevo solo starmene in camera mia. Ma ho continuato per dare un sorriso alla mia famiglia, che mi ha sempre aiutata”

E il concorso?

“Avevo legato con la Chiabotto. Facevamo baccano fino alle due di notte , cantavamo sul letto Almeno tu nell’universo, lei me la chiedeva di continuo”

Ma perché non la cantava lei? Non è intonata?

“Insomma! Scherzi a parte, ho un ricordo splendido di lei”

Quali sono i tuoi modelli musicali?

“Mina, Mia Martini , Ornella Vanoni… Gente che emoziona”

Per piglio e grinta sembri ispirarti alla Pausini..

“Ecco, Laura sarebbe capace di fare anche la showgirl! Ha una carica pazzesca”

E di Emma cosa ne pensi?

“E’ fortissima . E’ un momento d'oro per la nostra musica , ci sono tante donne che spazzano via il vecchiume che c’era prima! Ma non faccio nomi…”

Nel tuo disco canti hit romantiche come Canzone per te. Ma viviamo tempi romantici , secondo te?

“In Italia? Speriamo proprio di tornare romantici , ma ora siamo tutto tranne quello! Io poi sono una giovane vecchia , perché rivoglio gli amori di una volta, tutta la vita”

In Dubidoo canti “Bacerai me, perché di meglio non c’è”. Non è che un po’ te la tiri?

“Eh no” Perché la donna della canzone è una che non ci crede nemmeno lei… Io non mi prendo mai sul serio, da ragazzina sono stata un maschiaccio, giocavo con la mia banda a catturare le lucertole. Odio le femminuccie , e spesso io stessa mi sento goffa, ma è una cosa che mi piace di me!”

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E Carlo si diverte con questo tuo lato bambinesco?

“Si diverte da morire! Siamo complici e ci portiamo rispetto : senza questi due ingredienti dove va una coppia?”

Non è che in Carlo , un uomo giovane ma comunque di venticinque anni più grande di te, rivedi la figura di tuo papà?

“Carlo è un burlone , come lo era mio papà, ma con l’ironia tutta toscana : sono persone molto diverse , e non cerco in Carlo una replica di mio papà”

Che valori ti ha trasmesso papà Domenico?

“Il valore della famiglia : lui perse suo padre molto presto , e ha fatto da papà a cinque fratelli. Ed era un uomo solare , un giullare dalla comicità innata , che sbloccava le situazioni più fredde e imbarazzanti”

Anche Carlo è divertente. Ma riesce a sorprenderti?

“No, perché se prova a farmi un regalo o una festa a sorpresa , io sono capace di trovare tutto! Scontrini, bigliettini, non mi sfugge niente. E così nemmeno è riuscirmi la festa per il compleanno…”

Vi sposerete?

“Ne parliamo. Ma è solo un progetto.. E’ presto! Come pure per i figli: vorrei averne già dieci , ma ora voglio dedicarmi al lavoro… A tempo debito ne farò tre. Mia mamma dice che con i bambini ho il miele. I miei cugini più piccoli , per dire, non si sono mai staccati di me. Ma io ho una sorpresa per voi…”

Quale?

“E’ nato Giovanni , il mio primo nipote! E mia sorella Mariana , al rientro dal parto, sta per trovare la camera piena di palloncini. Perché le sorprese io le adoro farle!”

mercoledì 3 agosto 2011

INTERVISTA ALL’ATTRICE HAYLEY ATWELL “Sono nata e cresciuta a Londra con mia madre , una donna straordinaria. Mi diceva sempre “Segui il tuo cuore, ti darà le risposte”

Hayley Atwell ha due occhi che incantano. Ha iniziato come modella nel 2005, con lo spot delle patatine Pringles. Ora approda al cinema con Captain America – Il primo vendicatore

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Che cosa l’attira in un cinefumetto?

“Mi sono innamorata subito dell’eroina supersexy senza i soliti sogni sul principe azzurro: se la cava benissimo da sola. Peggy Carter è così! Ha presente la famosa frase di Ginger Rogers , “Faccio tutto quello che fa Fred Astaire , ma all’indietro e con i tacchi”. E’ un soldato , usa il mitra con disinvoltura ma resta femmina. Perché riesce sempre a trovare un momento per ritoccarsi il rossetto”

Da piccola leggeva il fumetto Marvel?

“Francamente , prima di girare il film non ne sapevo nulla. Da bambina non m’interessavano i fumetti , preferivo i videogiochi : pensi, andavo matta per Super Mario Bros! E’ stata la mia agente a propormi il provino. Quando mi hanno chiamata ho incontrato Joe Johnston, il regista : abbiamo parlato di tutto tranne che del film , ho pensato “ok, l’ho conosciuto , ma la parte non sarà mia”. Invece, mi hanno richiamata per le prove in costume. Ero talmente nervosa che prima di entrare negli studios ho persino vomitato! Poi ho saputo che Joe aveva apprezzato il mio passato di attrice teatrale”

Shakespeare è stato determinante

“Sì, ma anche il cinema. Da bambina non facevo che guardare film anche troppo da grandi. Sono una fan scatenata di The Rocky Horror Picture Show: a 8 anni saltavo per la casa recitando di cantare la parte del Dr Frank-N-Furter. A mio padre , invece, devo l’amore per i grandi classici : i miei preferiti sono Oltre il Giardino ed Eva contro Eva. Crescendo, come molti altri ragazzi ho vissuto la fase dell’attivismo : guardavo solo film come Dead man walking con Sean Penn e Nel nome del padre con Daniel Day Lewis. Certo , anche perché loro sono due fighi pazzeschi..”

Mi spiega perché si fa fotografare così spesso con il suo cagnolino Thandi?

“Sono stata una bambina solitaria e leggermente sovrappeso: figlia unica , amavo a tal punto la mia indipendenza da arrivare a sacrificare il rapporto con gli altri. A scuola ero vista come una nerd e, spesso, gli animali sono stati i miei soli amici. Partecipavo a un sacco di cortei contro la vivisezione , lottavo per fermare la crudeltà sugli animali e il consumo di carne di balene e delfini. E tra gli animali , beh, i cani sono speciali. Più li conosci , e più ti stupiscono. Sono maestri d’amore . Noi potremmo imparare tutto da loro”

Dove viveva da bambina?

“Sono nata e cresciuta a Londra con mia madre , una donna straordinaria. Mi diceva sempre “Segui il tuo cuore, ti darà le risposte”. Mio padre, invece, è tornato negli Stati Uniti quando avevo solo due anni. Lui è di Kansas City , ha origini indiane , il suo nome tribale significa “la Stella che tocca la Terra”. E’ spirituale, etereo , un pensatore che fa sogni straordinari . Un uomo un po’ sciamano. Mi ha insegnato tanto , e non solo ad apprezzare vecchi film.Ma come può immaginare , potevamo aspettarci molto poco di materiale da lui”

Se dico la parola povertà?

“Le rispondo che la conosco bene . Sono cresciuta c on l’ansia costante di non avere mai abbastanza soldi.Perciò, nonostante lavori in televisione e faccia film, mi è rimasta l’angoscia di non sapere come pagare i conti!”

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Il primo ricordo da debuttante ad Hollywood!

“Chris Evans , dopo la prima di Una notte da leoni , ha invitato tutti a casa sua per bere qualcosa. Tra gli altri c’era anche Stanley Tucci con cui ho chiacchierato a lungo : era una di quelle conversazioni così , che vanno dallo stile italiano agli amici , cibo, buon vino. Quella sera ho conosciuto anche Emily Blunt e altri attori inglesi : mi hanno fatto sentire un po’ a casa. Mi sembrava tutto così dilatato, enorme. Adesso, tre anni dopo, vedo Hollywood come un piccolo universo dove ci si conosce tutti : è affascinante però si deve fare molta attenzione. Serve tantissima disciplina , bisogna essere davvero rigorosi perché basta un niente , un passo falso e ti ritrovi dalle stelle alle stalle”

E allora il suo prossimo passo?

“Ho sempre sognato di diventare Bette Davis , Helen Mirren , Susan Sarandon o Cate Blanchett. Le attrici non più giovanissime mi affascinano….per carità non voglio dire che Cate Blanchett non sia più giovanissima! Ma che serve un talento straordinario per essere così longeve professionalmente. Io spero di esserlo altrettanto , in fondo sono versatile : faccio teatro , televisione, radio e cinema….E poi ho un messaggio per Hollywwod : Captain America mi ha stuzzicato l’appetito , non vedo l’ora di indossare una tuta aderente in latex e sparare a più non posso. Avete presente Angelina Jolie?”

lunedì 1 agosto 2011

INTERVISTA A SHIA LaBEOUF “Leggi copioni che non ti piacciono ma che devi fare , perché incasseranno e le tue quotazioni voleranno. E’ un peso che ti schiaccia”

Shia LaBeouf è il nuove attore di Hollywood. Nato da una famiglia spezzata : il padre ha avuto problemi di droga, e la madre, ex hippie, ha cresciuto Shia da sola, dopo il divorzio.

“Il cinema mi ha dato l’equilibrio che mi mancava: è il baricentro della mia vita. Volevo andare al college : ma significava smettere di recitare e ci ho rinunciato. E’ una debolezza? Ne sono consapevole”

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La fama è difficile da gestire e lei ha cominciato a pagarne le conseguenze . Se farà altri errori , Hollywood non la perdonerà facilmente ( duplice arresto per guida in stato di ubriachezza , rissa e per non aver riposto non secondo i termini di legge alla polizia ndb)

“Lo so: oggi, se esco nel weekend e mi capita di bere , chiamo un taxi. So di aver fatto soffrire mia madre e scontentato i fan. Lo giuro, qui davanti a lei : non voglio più essere un bad boy”

Perché un ragazzo che sembra aver tutto entra in un tunnel così pericoloso?

“Proprio perché, dal nulla , ti ritrovi ad avere troppo. Io sono nato povero e sradicato, sono cresciuto in quel ghetto di Los Angeles che è Echo Park , con un padre che ha sempre avuto problemi più grandi di lui e di me. Il cinema mi ha aperto strade e orizzonti che non pensavo”

Il successo diventa un boomerang?

“Tu tieni sempre eccitato. Ti immergi in mondi che, alla fine del film , si dissolvono . I registi , che sul set ti fanno da padre come per me è stato Oliver Stone, vanno lontani , su altri film e con altri figli. Un attore può essere mortalmente solo. Leggi copioni che non ti piacciono ma che devi fare , perché incasseranno e le tue quotazioni voleranno. E’ un peso che ti schiaccia”

Il conto in banca e l’essere idolo dei suoi coetanei non bilancia tutto questo?

“Ma sono cose fragili …. La popolarità è come una droga. Io non vorrei la notorietà planetaria di Robert Pattinson o di Justin Bieber : ma anche se non arrivi a quei livelli , è difficile non sentirti , almeno un po’ onnipotente”

Ci sono attori che vanno al college , si impegnano nel volontariato?

“Adesso il cinema è tutto ciò che ho. Crescendo cercherò di capire cosa voglio fare, oltre a essere un attore”

Sembra snobbare le super produzioni come Transformers, però continua a farli..

“Hollywood è un mercato: le leggi le fa lei. Se sei parte dell’ingranaggio che garantisce soldi , al massimo puoi sperare di avere un buon regista dei grandi partner, ma non puoi negarti”

Come si svolgono le sue giornate?

“Se non giro sto a casa, vedo gli amici, vado in palestra. A Los Angeles sei bombardato dal cinema e da tutti i suoi eventi e interessi. Bisognerebbe forse andarsene quando avrò una famiglia mia , sarà più facile. Non ci sarà più solo il lavoro”

In Transfomers 3 Megan Fox è stata sostituita dalla modella Rosie Huntington-Whiteley. Mentre lei viveva momenti difficili , Megan si sposava, faceva altre scelte..

“Le nostre storie si somigliano. Ha una personalità fortissima, è molto più di una bellissima modella in mini shorts”

Lei è competitivo?

“Sì. Cerco di tenere sotto controllo l’angoscia da prestazione: in questo senso non stare più con un’attrice mi aiuta”

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Cosa le scrivono i fan?

“Mi sono sentito molto in colpa, quando mi hanno arrestato :leggere le loro lettere piene di fiducia in me , è stato un grande aiuto. Mi parlano dei loro sogni , progetti, studi e lavoro”

E con i suoi genitori , che rapporti ha oggi?

“Vorrei vedere mia madre sempre sorridente e non ho mai giudicato mio padre , reduce dal Vietnam. Con i miei primi guadagni ho comprato una macchina per lei, e un terreno nel Montana per lui. Oggi sono io la loro colonna portante ed è una gioia”

Progetti per il futuro?

“Imparare dai miei errori”