venerdì 21 maggio 2010

INTERVISTA A ERCOLE MORONI , FIORISTA DELLE STAR “Se oggi fossi un fiore sarei un papavero in un campo di grano : umile , ma che si fa a riconoscere”

Ercole Moroni è il fiorista delle star , tra cui la Regina Elisabetta.

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Artista del fiore , guru dell’armonia , maestro della bellezza : tu come ti definisci?

“Mi ritengo un umile fiorista , ma faccio talmente tante cose che mi è difficile identificarmi in una sola parola . Amo il bello , con semplicità e umiltà , perciò lascio le definizioni agli altri”

Sei quello che si dice in gergo un self-made man , puoi raccontarci dove hai trovato le risorse per i tuoi progetti?

“Sono dovuto crescere in fretta . Da ragazzo studiavo all’istituto alberghiero ma , essendo gay, ricordo che era difficile vivere in un piccolo centro. Ho avuto qualche difficoltà , diciamo, ma a pungolarmi fu il mio prof d’inglese , che un giorno mi disse “tu non imparerai mai l’inglese”. Quel mai è diventata una parolaccia, una sfida. Fu allora che partii per Londra”

Ripicca o rivincita?

“Non porto rancore , ma di sicuro non dimentico. Due anni dopo essere partito per l’Inghilterra tornai in Italia per il servizio militare . Sul treno incontrai il mio professore d’inglese : che soddisfazione fu per me regalargli la mia copia del Time. Una vittoria”

Casa Ercole , il luogo dove vivi e lavori quando sei in Italia , è nata per inseguire quale sogno?

“Condividere le bellezze culturali e naturali del mio paese. La mia famiglia è molto unita : ho un fratello, una sorella, e 107 tra cugini e parenti. Dopo tanti anni a Londra ho sentito la voglia di tornare alle mie radici per condividere un progetto di bellezza e armonia. Ho speso tutti i miei risparmi per trasformare una vecchia casa colonica in country house”

C’è un modo per tradurre il linguaggio dei fiori?

“La natura è l’indice di maggiore ispirazione per me. Ad ogni nuovo corso , di solito faccio una domanda che spiazza i miei allievi : che cosa è un’erbaccia? Potrebbe essere tutto , anche un ‘orchidea in un campo di girasoli , perché anche un fiore meraviglioso stona, se spunta nel posto sbagliato o al momento sbagliato”

Come si confeziona il bouquet perfetto?

“Puntando sull’armonia , dettaglio che nasce dalla presentazione , ma anche dalla confezione. Il mio consiglio è comprate solo fiori di stagione, e valorizzateli in un vaso che non stoni col decò della casa. Non bisogna forzare la mano alla natura. Sul caminetto di casa mia , per esempio, ora ci sono solo 5 semplicissimi gigli”

Sono i tuoi fiori preferiti?

“Mentirei se dicessi sì. Se oggi fossi un fiore sarei un papavero in un campo di grano : umile , ma che si fa a riconoscere”

Finiti i corsi , i tuoi allievi si coprono più sicuri, sia sul piano umano che professionale

“Credo che senza una solida base tecnica non si possa far nulla , soprattutto insegnare. Oggi tutti corrono , si improvvisano; a Casa Ercole , invece, ciascuno segue i suoi tempi: questo è il concetto base della mia filosofia”

Lo stilista dei fiori è il mestiere o una missione?

“Tutto ciò che faccio lo vivo al momento. E questo lavoro aiuta, perché è sempre diverso e stimolante. Quando compongo , cerco di catturare la bellezza della natura, e provo a ricrearla, usando solo metodi naturali. In futuro? Mi piacerebbe condurre un programma televisivo”

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Sull’arte di arredare?

“Sì, in Inghilterra ho riscosso molto successo in tivù e vorrei fare il bis qui. In Italia ci sono molte persone interessate ai fiori. E dato che non si può cambiare la mobilia tutti i giorni , i fiori possono rendere l’ambiente più confortevole . Un accostamento di colori , profumi e luci adeguate arricchisce sempre l’anima”

Hai progetti nel campo della moda?

“Sto collaborando con la stilista dei cappelli Jess Collett , per la quale ho creato un copricapo che ha fatto furore ad Ascot , vincendo il premio di miglior cappellino della stagione. L’ultima collezione ? E’ basata sul tessuto denim, cappelli realizzati in jeans”

Sei noto come il fiorista delle celebrità : a quale cliente vip sei più affezionato?

“Ai membri della famiglia reale inglese”

Per 14 anni consecutivi hai curato l’arredamento floreale della Notte degli Oscar , del festival di Cannes e del Tribeca Festival di Robert De Niro…. chissà quanti aneddoti.

“Ho incontrato tante star, ma sono stato testimone di una lezione di femminilità che Monica Lewinsky , la giovane stagista invaghita del presidente Clinton , ha impartito a un signore assai maleducato”

Il bouquet più bizzarro che ti è stato chiesto?

Quando realizzo una composizione , chissà perché, poi non mi sembra più così bizzarra. Ricordo, però, una situazione bizzarra : un uomo affascinante che per San Valentino mi ordinò 12 rose rosse per sua moglie. Poi mi chiese un altro mazzo , più grande, per la sua amante , infine acquistò un bouquet gigante per il suo nuovo fidanzato!”

Per fare colpo su qualcuno è meglio puntare sulla quantità o sulla qualità?

“A volte , anche solo un fiore può bastare. Dipende dalla personalità del destinatario del dono. Semplicità e modestia , però, sono le parole chiave della mia vita. Una lezione che ho imparato dalla natura”

giovedì 20 maggio 2010

INTERVISTA A CLINT EASTWOOD “Non vorrei essere come uno di quei pugili che continuano a stare sul ring anche quando non combattono al meglio”

Il 31 maggio Clint Eastwood compie 80 anni. Alla fatidica età mentre gli altri sono in pensione lui riesce ancora a fare un film all’anno. Invictus è uscito l’anno scorso, mentre “Hereafter” uscirà a Natale. E’ in fase di pre-produzione di “Hoover” , biografia del controverso direttore dell’FBI.

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Festeggerà il compleanno il 31 maggio?

“Già quando si arriva ai 70 succedono un sacco di cose e una di queste è che non si festeggiano più i compleanni. L’ho proibito a mia moglie. Le ho detto espressamente “Per favore non voglio festeggiamenti”. Non voglio dovere aprire un pacchetto e fingere che era proprio quello che desideravo. Non desidero nulla. Al massimo un bicchiere di vino”

La sua carriera copre 55 anni come attore , e come regista ha iniziato appena a 60 anni. Qual è il segreto?

“Talvolta i registi non provano neppure a cimentarsi con quello che potrebbe farli crescere ancora. Se fossi tornato dall’Italia negli Anni Sessanta per dedicarmi unicamente ai western , mi sarei trovato presto fuori dal giro. Il segreto della longevità è uno solo: cambiare, cambiare di continuo e cercare sempre cose nuove con le quali cimentarsi. Finché sarò lucido offrirò al pubblico quello che mi è possibile , che è molto più di quanto io abbia offerto come regista a 40,50,60 o 70 anni. Ora mi sento a mio agio in questo ruolo”

Ha paura della morte?

“Non credo. Ho imparato da mia madre che quando una cosa non ti diverte più è giunto il momento di passare ad altro e lasciar perdere”

Perché ha voluto dirigere Hereafter?

“La sceneggiatura era molto bella. Si tratta di una supernatural thriller scritto da Peter Morgan , che ha scritto anche “The Queen” e “Frost/Nixon”. La trama è tutto. Poi servono buoni attori : io do molta importanza al casting. Se hai una buona sceneggiatura e un buon cast per rovinare il film devi mettercela davvero tutta”

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Il suo prossimo film è una biografia su J.Edgar Hoover

“Sono in quella fase della vita nella quale non si ha voglia di ripetersi. Forse se fossi giovane mi accontenterei. Inoltre non sono attaccato a un genere in particolare , come lo ero forse una quarantina di anni fa..”

Lavora molto velocemente..

“Detesto fare molte prove e varie riprese. Mi piace dirigere come sono stato diretto io, il che significa che mi faccio avanti e faccio vedere come vorrei come fosse interpretata una scena. Se invece non piace come la intendo io , lascio che a parlare siano gli altri e ci si mette d’accordo. In ogni caso non dico mai “Stai lì , ripeti le battute , anzi facciamolo per 25 volte!”. Potrei ammuffire”

Ha sempre diretto in questo modo?

“No, in realtà così ho iniziato con Gli spietati. Chiesi a Gene Hackman di ripetere una scena mentre sistemavo la cinepresa . Lui iniziò ed era così meraviglioso che gli dissi “Fermati! Accendiamo e giriamo subito”. Non volevo che andasse sprecata tutta quella freschezza , quella naturalezza”

Che atmosfera si respira sui suoi set?

“Mi piace che regni sempre la tranquillità. Gli assistenti alla regia lavorano in cuffie e auricolare , così che gli attori non si innervosiscono . Non dico nemmeno la parola magica “azione!”. Dico soltanto : “Appena siete pronti , iniziate pure”

Ha mai rimpianto di aver rifiutato il ruolo di James Bond quando Sean Connery smise di interpretarlo?

“No pensavo che 007 dovesse essere inglese. Sono di discendenza britannica , ma non è la stessa cosa. Oltretutto non era proprio un ruolo per il quale avessi un debole”

Come è cambiata secondo lei l’industria del cinema?

“Tutti badano a una sola cosa : gli incassi della prima settimana nelle sale. Sono ossessionati dall’idea di essere quelli che incassano di più. Ma chi se ne frega!”

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Non la preoccupano gli incassi?

“Per niente . Voglio girare solo le storie che mi piacciono. Se poi avranno un buon pubblico bene. Ma di sicuro non mi preoccupo: ognuno è libero di apprezzare quello che vuole”

Crede di essere diventato più pacato col tempo?

“Sono più paziente. Penso che dipenda dal fatto che ho avuto tanti figli , ma anche la vecchiaia rende più pacati. Le piccole cose non sono poi così importanti come una volta , e non ci si preoccupa più per le bazzecole”

Lei ha sette figli ( da 5 donne diverse) e tra il primo e l’ultimo che oggi ha 13 anni corrono 33 anni di differenza. Come ci si sente a essere un padre anziano?

“Essere padri alla mia età è una sensazione magnifica. Pur avendo sempre lavorato molto non ho mai trascurato i miei figli. Vado ad ogni partita di calcio di mio figlio , e so di essere per lo meno ridicolo , perché tutti gli altri padri sono molto più giovani di me . Ma è divertente …. Alla mia età si apprezzano le cose molto di più”

Di che si occupa quando non lavora?

“Mi piace fare le cose con calma. Gioco a golf quasi tutti i giorni e mi piace bere birra Budweiser . La cosa più bella , però, è che mi piaccia ancora lavorare. Credo che sia questo a tenermi giovane : tenere sempre il cervello bene in funzione”

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Dopo “Gran Torino” lei ha detto che non tornerà a recitare . La pensa ancora così?

“Beh, non ci sono molte sceneggiature che prevedono attori ottantenni!. Oltretutto sono sempre molto impegnato a dirigere per riuscire ad interpretare qualche parte ancora. Il mio posto adesso è dietro la telecamera. Senza contare che mi piacerebbe lasciare quando sono al top. Non vorrei essere come uno di quei pugili che continuano a stare sul ring anche quando non combattono al meglio”

Come le piacerebbe essere ricordato?

“La maggior parte delle persone , se mai mi ricorderà, penserà a me come un “action hero”. E mi sta bene. Non c’è nulla di mal in questo. Ma ci sarà anche sicuramente anche qualcuno che mi ricorderà per gli altri film , quelli nei quali ho voluto cogliere qualche sfida. O per lo meno mi piace pensarlo”

mercoledì 19 maggio 2010

INTERVISTA AD ANNA DALò, LA DIPENDENTE DELLA CGIL LICENZIATYA PER ASSENZA INGIUSTIFICATA MENTRE SI STAVA CURANDO PER UN TUMORE

Anna Dalò è stata licenziata dalla Cgil di Andria, mentre si curava per il cancro. E’ stata riassunta ma non vuole tornare al lavoro.

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Nonostante sia riuscita ad essere riassunta , non è ancora tornata alla sua scrivania. Perché?

“Sono ancora molto scossa per quello che è successo. Prima la scoperta della malattia , poi l’operazione e l’inatteso licenziamento: troppe cose si sono susseguite in poco tempo. Qualche giorno fa mi è arrivato un telegramma di riassunzione , ma ho chiesto un periodo di aspettativa non retribuita fino al 30 maggio. Aspetto di calmarmi , vivo ancora nell’ansia. Potrei usufruire di altri certificati medici per giustificare la mia assenza , facendomi pagare , ma ho preferito rinunciare allo stipendio , prima di rientrare definitivamente”

Una volta superato questo momento , come si immagina il ritorno tra i suoi colleghi che ,come lei stessa ha raccontato , sono stati ostili nei suoi confronti?

“Continuerò a svolgere il mio lavoro da dirigente al patronato dell’Inca , per il quale lavoro da ben 24 anni .I colleghi non li ho mai più rincontrati , sono stati scorretti. Ricordo come sono stata accolta il 19 aprile , quando sono tornata al lavoro con un certificato di rientro dopo un anno di terapia : ero invisibile, nessuno mi parlava”

In che modo gli altri le facevano ostruzionismo?

“Ad esempio se prendevano il caffè chiedevano a chi era nella mia stanza ma non a me. Eppure , abitando vicino all’ufficio , quelle persone spesso le incontravo per strada , ci salutavamo. Dopo il loro atteggiamento è cambiato”

Dopo la denuncia che lei ha fatto al sindacato per stalking , mobbing e diffamazione , il suo datore di lavoro , Liano Nicolella , ha rassegnato le dimissioni

“Credo sia stato un atto dovuto , una presa di coscienza. Immaginavo sconcertata già qualcun altro seduto alla mia scrivania, ma non è andata così. Per me si tratta della prima vittoria che ho conquistato. Voglio sottolineare che la mia è una battaglia di dignità , che va sostenuta. Mi auguro faccia da esempio per tutti. Queste cose non devono accadere mai più , in nessun luogo di lavoro , né sotto il profilo umano né sotto quello professionale . Ancora di più se si tratta di un’organizzazione sindacale.

Lei racconta di un sindacato che si è sgretolato. Come è cambiata la sua idea su chi dovrebbe essere garante dei diritti dei lavoratori?

“Ho incassato la delusione di vedere sgretolarsi il mondo secolare del sindacato e burocrati che ti rispondono “stiamo applicando il regolamento”. Mi hanno colpito quando già ero al suolo e non ho ancora capito il perché”

La delusione è a tal punto forte da mettere in discussione l’impegno delle sigle sindacali a tutela dei lavoratori?

“Nonostante la brutta esperienza vissuta , non intendo mettere in dubbio la credibilità della CGIL , né quella delle altre organizzazioni. Non basta un dirigente locale , poco sensibile, a rovinare l’immagine di un’organizzazione così importante”

Allora cosa dovrebbe cambiare?

“Penso però che debba cambiare il sistema degli incarichi , specie per i dirigenti. Bisogna guardare ai meriti delle persone , e non rispondere soltanto a meccanismi e logiche interne”

Era stata licenziata perché “assente ingiustificata”. La CGIL l’aveva messa alla porta , accusandola di non avere presentato i certificati medici utili a coprire le assenze. Che cosa è successo in realtà?C_0_articolo_480966_listatakes_itemTake_0_immaginetake

“Sono sicura di aver dato al Patronato tutta la documentazione del 26 novembre 2009 – quando ho scoperto il cancro alla tiroide – fin o al 30 aprile 2010. In realtà il certificato relativo a quel periodo di malattia è stato lasciato alla portineria da mio figlio e non da me personalmente , come altre volte era successo. Ma a a quanto pare l’azienda non è entrata in possesso di quelle carte. Ho chiesto al medico una copia del certificato così da rispondere formalmente al richiamo ufficiale dell’azienda che mi chiedeva, entro cinque giorni , di giustificare l’assenza di marzo. Tra l’altro un collega di Canosa di Puglia , assente per due anni per malattia , non ha mai prodotto alcun certificato”

Come procederà sul piano legale?

“Il regolamento della Cgil all’articolo 21 prevede , in caso di assenza ingiustificata , sanzioni disciplinari . Le cause di licenziamento in tronco, invece, sono il furto, trafugamento di documenti, reati compiuti in attività sindacale . Tutte cause che non c’entrano nulla con la mia storia. Ho chiesto il risarcimento dei danni e del Tfr. Non ho ancora preso accordi con i miei legali. Ma la denuncia per stalking , mobbing e diffamazione rimane in piedi. Mi aspetto che mi sia riconosciuto il giusto risarcimento per il danno subito”

martedì 18 maggio 2010

INTERVISTA A NOAH MILLS , MODELLO E ATTORE “In genere , per i modelli e per gli attori, la cosa più importante è avere la faccia giusta. Puoi fare un’audizione fantastica , ma se non corrispondi al tipo che stanno cercando non hai chance”

Noah Mills è il modello venticinquenne , nato a Baltimora , protagonista di molte campagne di Dolce e Gabbana e adesso dei costumi Calzedonia e dell’orologio Breil, nonché attore di Sex and the City 2.

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Parliamo di Sex And The City 2 ?

“E ‘ il mio primo film. La mia prima volta su un set”

Arrivarci è stata dura?

“Direi di sì , ho dovuto combattere abbastanza. Ho iniziato a fare audizioni tre anni fa. E, finora , non mi era mai andata bene. Ho fatto provini per American Gangster per alcune serie televisive. Ancora oggi, quando mi capita di guardarle, penso “Avrei dovuto essere lì”

Come si spiega questi insuccessi?

“Non ero pronto , probabilmente . Devi crescere , devi impegnarti di più , studiare. All’inizio , più che altro era un tentativo di fare altro oltre al modello”

Mi racconta qualcosa del film?

“Non l’ho ancora visto. Ho visto il trailer , e lì ci sono io. Sono il fratello minore di Anthony (Marantino , interpretato da Mario Cantone , è l’amico gay di Charlotte ndb) . A un matrimonio incontro un po’ di gente tra cui Samantha”

Samantha , interpretata da Kim Catrall, è la più scatenata sessualmente del gruppo. Con lei avrà un flirt

“Fra di noi c’è una buona chimica”

Sarò più diretto. Fate sesso?

“Diciamo che si crea una certa intimità. Non le dirò se lo facciamo , o se almeno ci proviamo”

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Tutto qui quello che mi può dire della sua parte?

“E’ solo un piccolo ruolo. I giornali stanno dedicando un mucchio di attenzioni al film e , di conseguenza , un po’ anche a me e mi fa piacere. Il primo Sex and The City è stato un successo perché molte donne si sono identificate con sullo schermo. Sarah Jessica Parker mi ha raccontato che non è stato facile convincere gli studios a produrlo. Lei disse “Le mie ragazze verranno a vederlo”. Aveva ragione”

Samantha è la cougar del gruppo , definizione usata per descrivere le donne che si accompagnano con uomini molto più giovani. Opinioni al riguardo?

“Quando decido di uscire con una donna , la cosa più importante non è certo la sua età. Penso possa accadere di innamorarsi di una donna più matura”

La donna più vecchia con la quale ha mai avuto una storia?

“Trent’anni e qualcosa”

Ho capito , niente cougar per lei. Mi racconti dell’esperienza sul set

“Il problema erano i tempi di attesa , tutte quelle lì a non fare nulla. All’inizio andavo in giro come un pazzo , bevevo un caffè dietro l’altro, i pensieri a mille. Alla fine ero distrutto. Mi hanno consigliato di usare il tempo libero per fare qualcosa che mi piace. Alcuni attori fanno gioielli , c’è chi scrive. Io ho iniziato a disegnare”

Che cosa?

“Cowboy. Vorrei fare un western”

Sex And The City 2 è un film modaiolo. Il fatto di essere un modello l’ha aiutata ad avere la parte?

“No. Penso che cercassero qualcuno con un aspetto da italiano , potevo andar bene . In genere , per i modelli e per gli attori, la cosa più importante è avere la faccia giusta. Puoi fare un’audizione fantastica , ma se non corrispondi al tipo che stanno cercando non hai chance”

Fare carriera ad Hollywood è più difficile per un modello o per una modella ?

“Per una donna è più complicato. Avere un viso troppo noto è un limite. Pensi a Gisele Bundchen che interpreta un’infermiera. Non sarebbe credibile . Heidi Klum avuto una parte in Desperate Housewives , ma fa una modella , sostanzialmente interpreta se stessa. Io potrei benissimo fare il poliziotto senza che nessuno pensi : Ehi , quello che me lo ricordo, l’ho visto sfilare”

Come ha iniziato a lavorare nella moda?

“Ero a Vancouver. Incontrai una signora per strada , mi disse se volevo posare per qualche scatto. Avevo 18 anni , lavoravo come commesso da Best Buy , insomma ero più che disposto a provare qualcos’altro. Quando mi pagarono la prima volta fu incredibile : tutti questi soldi per così poco?”

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I soldi , è questo l’aspetto che più le piace del suo lavoro?

“Alcuni servizi sono interessanti , c’è dentro parecchia creatività , ma la verità è che la maggior parte del tempo si tratta di fare sempre le stesse cose. Per carità, non mi lamento , non si può dire che sia un lavoro duro. Un giorno sei a New York , un altro a Los Angeles , un altro ancora a Milano. All’inizio tutta questa frenesia mi piaceva, ora comincio a desiderare un ritmo più sostenibile , una volta un po’ più tranquilla”

Nella prima foto che ho trovato digitando il suo nome su Google , lei è a torso nudo con una bottiglietta di Coca Cola che spunta dagli slip. E’ stato imbarazzante posare in quel modo?

“E’ uno scatto di Mario Testino , lui mi ha chiesto di farlo , e mi sono fidato. Però , ricordo di aver pensato che a mia madre quella foto non sarebbe piaciuta. Infatti, mi disse che la trovava piuttosto stupida e volgare”

Si è mai rifiutato di fare qualcosa?

“Una volta , una tipa voleva farmi indossare un abito rosso. Le dissi di no. Credo che ognuno di noi abbia i propri limiti , la propria integrità, ma non è che debba per forza avere a che fare con l’esposizione del corpo, con il lato sessuale della questione. Per me integrità è realizzare ciò che ritengo sia meglio , come studiare recitazione o il fatto di aver partecipato a un piccolo film indipendente senza prendere un soldo”

Di che film si tratta?

“S’intitola Happy New Year. E per essere sincero non ho visto neppure questo. Stanno finendo il montaggio , so che dovrebbe partecipare a qualche festival. E’ la storia di alcuni veterani della guerra in Iraq che soffrono di disturbo da stress post traumatico, racconta le loro difficoltà nel ritrovare un ruolo nella società una volta rientrati a casa. Mi sono sentito molto coinvolto: il mio migliore amico è morto in Iraq”

Mi parli di lui?

“Siamo cresciuti insieme. Parti militare prima dell’11 settembre 2001 più che altro con l’idea di andarsene via da Baltimora , di vedere il mondo. E’ morto nel 2004 . Finché non ti capita una cosa del genere , il conflitto ti sembra distante. Quando David è morto mi sono reso conto per la prima volta che quello che era successo in Vietnam sta succedendo di nuovo , adesso. Siamo in guerra da anni, in un posto lontano che non sappiamo neppure dove si trovi, se fosse più vicino sarebbe meglio , sono convinto che sarebbe già finita”

Che ricordi ha del suo amico?

“Da ragazzini , andavamo insieme nei boschi. Ricordo il senso di vulnerabilità che provavo allora e che, in seguito , ho dovuto nascondere. C’è un periodo nella vita , quando sei molto giovane , in cui il giudizio degli altri conta tantissimo. Quel periodo per me, coincise con il momento in cui la mia famiglia andò via da Baltimora . Persi il mio amico di infanzia e cominciai , involontariamente , a indossare la maschera del tipo freddo , che fa solo quello che gli pare. Poi quando ho iniziato a fare il modello , sono entrato nel personaggio di quello che fa i soldi , indossa bene scarpe e bei vestiti . Da un lato , saper recitare una parte è positivo per un attore , dall’altro per diventare un personaggio , devi sapere chi sei”

Bisogna essere prima persona e poi personaggio?

“Esatto. E credo che l’ultima volta che mi sono sentito me stesso sia stato con David. Anche questo mi piacerebbe poter gironzolare con lui nei boschi come un tempo. I corsi di recitazione , però, mi stanno aiutando. Durante, la prima lezione ho pianto. Era tanto tempo che non parlavo di ciò che amo , di ciò che mi fa soffrire . Non so ancora chi sono esattamente , però ci sto lavorando”

lunedì 17 maggio 2010

INTERVISTA A FEDERICO UBALDI DI SAVE THE CHILDREN “Da quello che risulta a noi. la differenza è che oggi la Libia è diventata una prigione a cielo aperto , dove i migranti sono sottoposti a violenze , vessazioni , detenzioni arbitrarie”

Federico Ubaldi è un operatore di Save The Children , soccorre i bambini immigrati che sbarcano in Sicilia. Ma ora rimangono intrappolati in Libia

Chi sono e che età hanno i minori che sbarcano da soli in Sicilia?

“In genere dai 13 ai 17 anni , anche se il picco è di adolescenti tra i 15 e i 17. La maggioranza sono ragazzini egiziani e poi centro-africani : soprattutto dalla Nigeria e dal Ghana”

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Ma perché un ragazzino affronta un viaggio così pericoloso da solo?

“Questi sono quelli che si muovono per motivi economici. Poi ci sono i richiedenti asilo, soprattutto somali ed eritrei : i primi, vittime della guerra civile. Gli eritrei in fuga da un servizio militare che dura anche tutta la vita”

Sono orfani?

“No, anzi! Sono bimbi su cui investe tutta la famiglia”

Perché inizino a lavorare e mandare i soldi?

“E’ più o meno l’equivalente di quello che gli italiani potrebbero investire per far studiare all’estero un figlio. Nei paesi africani una famiglia investe tutto ciò che ha per sperare di far arrivare un ragazzino di 16 anni in Europa. E questi bambini ne sentono tutta la responsabilità”

Devono fare un viaggio molto pericoloso..

“Pochi possono permettersi quello in aereo , con un passaporto e un visto falso, perché costa 5-7 mila euro. Le tratte economiche attraversano la Libia , per circa 1500 euro. Si fa il deserto del Niger a piedi , si passa anche dal Sudan e dall’Egitto

Hanno delle guide ?

“Raccontano di tutto un passaggio di trafficanti: ognuno di questi dopo un tratto di strada li affida al successivo. Ognuno vuole essere pagato . Finché non si arriva in Libia”

Il rischio è morire..

“In tanti ci raccontano di aver visto 4 o 5 compagni di strada non farcela. E vengono abbandonati nel deserto. Lo stesso succede a chi non ha i soldi in tasca o non riesce a farseli mandare”

In che condizioni sbarcano in Italia?

“Spesso hanno solo una vaga idea di essere in Italia. E solo i vestiti che indossano , più ciò che sta in una tasca. Chi organizza le traversate al posto di uno zaino o una valigia ci mette una persona che paga mille euro. Sono disidratati , disorientati, in cattiva salute”

Da quando l’Italia ha firmato gli accordi con la Libia contro l’immigrazione irregolare , gli sbarchi sono diminuiti. Non è un buon segno?

“Non significa certo che la gente non parte più. Da quello che risulta a noi. la differenza è che oggi la Libia è diventata una prigione a cielo aperto , dove i migranti sono sottoposti a violenze , vessazioni , detenzioni arbitrarie”

Avete le prove?

“nei centri di detenzione in Libia non siamo mai entrati: il regime permette l’ingresso solo in alcuni di questi e solo a pochi operatori dell’Onu. Le testimonianze dei profughi , però, sono agghiaccianti”

Quando l’Italia ha fatto gli accordi con la Libia, il governo ha detto che avrebbe garantito il rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali

“Dai racconti emerge tutt’altra realtà. Non c’è nessuna forma di garanzia da parte della polizia, c’è un’ostilità diffusissima della popolazione locale : puoi essere picchiato per strada senza che nessuno ti aiuti”

Come è possibile?

“La Libia è una dittatura. L’Italia , di fatto, le ha delegato il controllo delle frontiere. UN macello alla lettera”

Un macello?

“Questo autunno è sbarcato un ragazzino eritreo di 16 anni, Daniel. Era arrivato in Libia con la madre , la primavera scorsa. Il trafficante li ha portati in una casa di campagna: c’era un sacco di gente accampata in uno stanzone in attesa di una barca”

Quanto ci sono stati?

“Parecchie settimane. Prima degli accordi la permanenza media in Libia era di due o tre mesi. Adesso è salita a sette-otto. Daniel era riuscito a ottenere un certificato di rifugiato per se e la madre. Anche se faceva fatica a uscire per comprare da mangiare o lavorare. E’ stato arrestato vicino Tripoli: la polizia ha semplicemente strappato il certificato”

In carcere , non in una struttura apposita ?

“Si è ritrovato a 16 anni rinchiuso insieme ad adulti , spesso criminali comuni. Tutti i giorni venivano picchiati dalla polizia. Mangiavano un pezzo di pane e un formaggino alla mattina e un po’ di verdura bollita la sera. Ci ha raccontato che c’erano profughi in carcere da 2 o 3 anni, senza accuse formali”

Lui come ha fatto?

“Non è uscito : è scappato. Era in cortile un giorno che è arrivato il furgone del pane. Si è messo a correre mentre c’era il cancello aperto. Daniel ha trovato il modo d’imbarcarsi. Ma è ancora qui che spera di ricevere notizie di sua mamma da chi sbarca”

Ma se un minore non accompagnato arriva in Italia , ha il diritto di soggiorno?

“Non proprio: ha il diritto di non essere espulso se non si verificano prima la condizione che troverebbe nel suo Paese : se ha una famiglia , se non ce l’ha… Ma di fatto questi controlli non vengono mai fatti: sono ricerche troppo difficili”

Si apre una pratica e rimane lì

“Di fatto sì. Poi i minori che non hanno famiglia vengono accolti nelle comunità alloggio, insieme a quelli italiani”

Anche le donne sono a rischio : molte arrivano incinte, ci sono stupri

“Pensiamo di sì: molte sono incinte tra i 3 e i 6 mesi e di solito il viaggio dura di più”

Quelle che voi venite a sapere , in un certo senso , sono storie a lieto fine..

“La cosa preoccupante è che a ogni singola persona succedono tanti e diversi fatti gravi. Ma le storie davvero terribili non le sapremo mai : sono quelle che non lasciano sopravvissuti a raccontarle”

venerdì 14 maggio 2010

INTERVISTA A FEDERICO ZAMPAGLIONE DEI TIROMANCINO , AL SECONDO FILM DA REGISTA “Quello che volevo fare era rappresentare il male che c’è nell’uomo e nella storia dell’umanità. Volevo far paura senza ricorrere per forza a mostri e vampiri”

La stampa straniera lo ha ribattezzato il nuovo Dario Argento, lui è Federico Zampaglione , regista e cantante dei Tiromancino

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Arriva il 14 maggio nelle sale il tuo “Shadow”, salutato addirittura come la rinascita dell’horror italiano . A quando risala il tuo interesse per il genere?

“Da sempre. L’Horror è una passione che ho fin da ragazzino. Mi ha sempre attratto il mistero, mi piace avere paura , essere inquietato. Sono cresciuto guardando il cinema di genere degli anni’70 : Dario Argento, Mario Bava e Lucio Fulci sono i miei idoli. E continuo a riguardarli , i loro film. In alcune sequenze sembrano quasi due quadri . Per non parlare delle musiche , e delle attrici , bellissime. Poi, però, a un certo punto questo cinema è sparito , non si è più fatto niente. Un cinema , quello horror italiano, che tra l’altro è stato sempre stato amatissimo in tutto il mondo. Così , da spettatore che ha sofferto il lutto ho deciso di provarci io a fare un horror alla vecchia maniera”

E come ti è venuta in mente la storia terrorizzante che racconti in Shadow?

“Quello che volevo fare era rappresentare il male che c’è nell’uomo e nella storia dell’umanità. Volevo far paura senza ricorrere per forza a mostri e vampiri. Ma mettendo in luce quello che l’umanità è riuscita a commettere di spaventoso. Volevo portare in scena l’orrore della realtà. E’ un film amaro , con un finale duro. C’è molta sofferenza. E’ pervaso da un’estetica del dolore”

Soprattutto nelle lunghissime scene di torture

“Non sono state facili da girare. Le abbiamo fatte in uno scantinato che ricordava il laboratorio di un campo di concentramento. E durante le riprese mi è venuto addosso un certo malessere. Ero avvilito. Stavo male. Non riuscivo più a dormire perché di notte mi svegliavo all’improvviso con queste immagini in testa. E’ stato un film difficile . Anche per le temperature bassissime , i posti impervi da raggiungere”

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Dove è stato girato?

“A Tarvisio, in provincia di Udine. Sostanzialmente mi serviva un luogo di montagna sperduto ma anche un po’ desolato e straniante. Mi avevano proposto di girare in Canada . Poi un mio amico mi ha parlato di Tarvisio, ci sono andato e ho capito che era il posto perfetto. Si pensa che all’estero sia sempre tutto meglio. ma nel Nostro Paese ci sono luoghi bellissimi che vanno solo scoperti. I paesaggi sono talmente mozzafiato e irreali che in ogni festival dove ho presentato il film la prima cosa che mi hanno chiesto è : ma dove l’hai girato?”

Il protagonista del film è un soldato tornato dall’Iraq. La storia ha anche una connotazione politica?

“Alcuni in America hanno protestato per i riferimenti a Bush e alla guerra , ma non è un film politico. E’ un film sulla vita e sull’animo umano. Presi dalle nostre giornate frenetiche che abbiamo imparato a cambiare canale e voltarci dall’altra parte per non guardare il male e l’orrore che provochiamo. Io volevo mettere in scena una sorta di discesa verso l’inferno : partendo da alture massime fino al fondo dell’anima umana”

Il tuo film sarà distribuito in molti Paesi, America compresa. Una rarità per un film italiano

“E’ la dimostrazione che il nostro cinema horror, se fatto ad un certo livello, ha le potenzialità per essere apprezzato e comprato anche all’estero. Io ho provato sulla mia pelle quanto nel mondo ci si aspetti la rinascita del cinema di genere italiano”

Ti hanno addirittura definito il nuovo Dario Argento

“Mah, questi paragoni non mi interessano. Mandai, tramite sua figlia Asia, la sceneggiatura di Shadow a Dario Argento e fu una sorpresa perché gli piacque tantissimo e mi propose di produrlo lui. Poi la cosa è sfumata per reciproci impegni. E ho incontrato Massimo Ferrero, che è stato molto coraggioso a lasciarmi tutta la libertà di fare un film come questo , molto violento e con messaggi che possono dare fastidio”

Tra l’altro è un film di famiglia

“Con mio padre Domenico collaboro da sempre , e poi lui è un grande appassionato del cinema horror anni’70 , lui mi ha fatto scoprire Dario Argento. Abbiamo scritto insieme la storia. Mio fratello Francesco invece ha composto con me la musica , che è uno dei punti forti del film. Una musica straniante , terrorizzante, a tratti psichedelica”

Come l’hai trovato l’attore che interpreta “la morte”?

“Potere della rete. Nupt Arquint, è un mimo e performer svizzero, bravissimo. L’ho visto su Internet e l’ho chiamato. E si è dimostrato bravissimo. Anche senza trucco è piuttosto inquietante”

Questo è il tuo secondo film

“Il primo era stato Nero bifamiliare : la mia prima esperienza dietro alla macchina da presa dopo i videoclip. E’ stato fondamentale perché mi ha aiutato ad imparare , senza quello Shadow non l’avrei mai potuto fare. Nero bifamiliare però era un film più grottesco. Anche se io volevo raccontare la storia vera , tratta da fatti realmente accaduti, di odi che si sviluppano tra vicini di casa. E poi ci fu il shadowposterfedericozampaglione tremendo caso dell’eccidio di Erba e i produttori in fase di montaggio mi chiesero di alleggerirlo un po’ e virai verso la commedia nera”

In quel film recitava la tua compagna Claudia Gerini . Cosa pensa lei di questo horror?

“A Claudia è piaciuto, certo l’ha trovato scioccante, crudo. Ma non esclude di recitare nel prossimo”

Ha già un nuovo progetto in testa?

“Questo film mi ha un po’ stravolto la vita. Sono continuamente in giro per Festival e mi sono arrivate proposte anche dall’estero. Ma ora tornerò a dedicarmi alla musica , ai Tiromancino. Sto lavorando a un nuovo disco. Adesso c’è ancora poco da raccontare : dovrebbe uscire dopo l’estate”

Tu che sei cultore di horror , qual è il film più spaventoso di sempre?

“Sicuramente Suspiria”

giovedì 13 maggio 2010

INTERVISTA A DAVID BALDACCI, SCRITTORE “Letteralmente una persona che scrive sul web può creare il caos. E potrebbe passare del tempo prima che la menzogna sia scoperta. E, per allora, il danno sarebbe già stato fatto”

Esce il suo ultimo libro. Una trama con notizie web false che però porta ad una possibile guerra. Saranno un agente segreto americano e un giornalista a disinnescare tutto. L’autore è David Baldacci e il libro s’intitola “Nient’altro che la verità”.

Scrittore facile, snobbato dai palati fini e comprato in tutto il mondo, con il vantaggio , questa volta, di aver centrato un tema forte: la potenza della rete nella creazione di pseudoverità dagli esiti incalcolabili.

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Da dove le è venuta l’idea dell’uomo che annuncia la sua morte via internet?

“Il potere di internet mi affascina da sempre. Su YouTube un video all’apparenza innocuo può essere visto da 12 milioni di volte in poche ore. Quindi ho pensato che per fare una grossa sensazione con un evento scioccante , in grado di catturare l’attenzione del mondo prima che qualcuno possa provare a smentirlo, ci si servirebbe di un video sul web. Chiunque dica che si tratta di un’idea futuribile non vive in questo mondo. Dove siamo bombardati da informazioni. Bugie comprese. Se la gente le vede una volta, può restare intrigata. Due, e si aggancia. tre , e la verità di quella notizia diventa indiscutibile”

Le vengono in mente esempi di questa forza internettiana nel creare falsi eventi?

“Uno è accaduto dalle mie parti, alla squadra di Lacrosse ( una specie di hockey su prato che si gioca con racchette ) del Duke College. Vari giocatori erano stati accusati di aver stuprato una ballerina ad una festa. La notizia è circolata come un incendio su internet. Sembravano colpevoli ancor prima che il processo iniziasse. E non era vero. Oppure pensate alla preparazione della prima Guerra del Golfo. La storia del giovane all’ospedale che avrebbe testimoniato di soldati iracheni che strappavano neonati kuwaitiani dalle incubatrici per ucciderli. Totalmente falsa. Era gestione della percezione pura e semplice, che può essere usata per vendere grandi idee , la guerra o altri importanti interessi economici. E’ successo anche per la riforma sanitaria. Avevano messo in giro la voce dei comitati della morte , che avrebbero deciso se era il caso di curare certi malati anziani o di avviarli all’eutanasia. Una balla colossale , ovviamente, ma creduta da un’alta percentuale di americani perché ripetuta sui nuovi e vecchi media”

“Perché perdere tempo nel cercare la verità quando puoi crearla così facilmente?”. Si chiede un personaggio del romanzo. Stiamo assistendo alla scomparsa della verità? Ed è davvero così facile creare un’epidemia globale?

“I media tradizionali oggi sono sopraffatti. I reporter non hanno più mesi per documentarsi su una storia e seguirla adeguatamente. E invece ci sono blogger , che raggiungono milioni di persone senza che nessuno sappia con certezze se scrivono il vero o no. Letteralmente una persona che scrive sul web può creare il caos. E potrebbe passare del tempo prima che la menzogna sia scoperta. E, per allora, il danno sarebbe già stato fatto. La gente ha delle responsabilità per questo. Dobbiamo esercitare più discernimento e scetticismo nei confronti di quel che leggiamo su internet. Non possiamo accettarlo sulla parola”

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“Dick , ho bisogno di una guerra” dice il mercenario Creel al maestro di perception management , Pender, nel libro. Mi ha ricordato il film Sesso e potere in cui gli spin doctors creano una falsa guerra con l’Albania per far autorizzare le concessioni di speciali poteri al presidente degli Stati Uniti. Qualcosa di simile è poi successo con Bush in Iraq. Oggi che rischi corriamo?

“Credo che dobbiamo guardare al governo con un occhio critico , chiunque sia al potere. Bisogna capire che il fatto che sia cambiata l’Amministrazione non significa che sia cambiata anche la burocrazia. Quelli che fanno funzionare il Pentagono o la Banca centrale o altre agenzie chiave sono sostanzialmente gli stessi di prima”

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Come possiamo difenderci dai rischi della disinformazione globale? nel suo romanzo un agente segreto e un giornalista evitano il peggio , ma nella vita vera?

“Non possiamo essere creduloni. E, ancor più importante, non possiamo credere a qualcosa che sappiamo essere falso solo perché va nel senso delle nostre convinzioni politiche. pensate al death panels , ancora una volta, i gruppi della morte. Quelli contrari alla riforma hanno continuato a ripeterlo come slogan anche se era chiaro che sapevano che era inventato. Ma volevano dargli legittimità perché favoriva i loro interessi politici e galvanizzava il loro elettorato. Ciò è irresponsabile. Le bugie che diventano verità sono una pratica molto pericolosa , che i media seri dovrebbero contrastare con più forza , denunciandole le bufale con men o diplomazia e correttezza politica. La posta in gioco è troppo alta per essere eccessivamente educati”

mercoledì 12 maggio 2010

INTERVISTA A GIAN ETTORE GASSANI , PRESIDENTE ASSOCIAZIONE AVVOCATI MATRIMONIALISTI ITALIANI “Siamo il Paese in Europa con il maggior numero di omicidi fra le mura domestiche in rapporto al numero di abitanti”

Gian Ettore Gassani è il Cassazionista del Foro di Roma , esperto in Diritto di famiglia , è presidente dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani

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Secondo i dati resi noti dalla sua Associazione nel nostro Paese “la famiglia uccide più della mafia”

“Sì, siamo il Paese in Europa con il maggior numero di omicidi fra le mura domestiche in rapporto al numero di abitanti. Ci sono più morti ammazzati dentro casa che delitti legati alla criminalità organizzata”

Cosa c’è dietro la violenza che sempre più spesso si scatena contro le donne?

“Guardi, contrariamente a quanto si crede, più che l’affidamento e la gestione dei figli a scatenare le violenze sono spesso motivi di ordine economico e la lunghezza insopportabile dei processi di separazione e di divorzio”

Non pensa che una parte di responsabilità vada attribuita anche a un certo maschilismo?

“Che il maschio italiano veda nella donna un oggetto da possedere è pacifico. Per cui quando la donna dice basta non accettano il rifiuto e reagiscono”

Sul banco degli imputati lei fa salire le nuove povertà prodotte dalle separazioni..

“Spesso, e soprattutto in quella che oggi è la classe media – operai , impiegati, insegnanti –la separazione produce nuove proprietà. Che vengono vissute come una mancanza di dignità. E quando una persona non vede vie d’uscita, beh, la tragedia è dietro l’angolo”

Niente stragi tra i ricchi insomma?

“Raramente. A certi livelli le separazioni sono dei veri e propri contratti , per cui ognuno riprende la propria strada senza scossoni particolarmente violenti. La maggior parte degli omicidi tocca chi vive ai limiti dell’indigenza , per cui l’assegnazione della casa , la quantificazione di un assegno di mantenimento , possono scatenare la violenza”

Cos’è che non funziona più nella famiglia italiana?

“Mah, sono diverse le ragioni per cui la famiglia come istituzione fa acqua da tutte le parti. La prima riguarda l’aspetto economico : le coppie molte volte si lasciano perché non ce la fanno più ad andare avanti”

E poi?

“Nel 1970 si sposavano 400 mila coppie all’anno. Oggi se ne sposano 200 mila. La natalità italiana è la più bassa del mondo : non ci sono politiche per la famiglia. Poi c’è l’aumento vertiginoso negli ultimi 10 anni di separazioni e divorzi : ogni anni ci sono 160 mila nuovi separati , e 100 mila nuovi divorziati. Infine c’è la crisi anche della coppia convivente more usorio. E’ il rapporto uomo donna ad essere messo in crisi”

Come salvare la famiglia italiana?

“Bisognerebbe fare in modo che, come succede in regioni quali Liguria e Piemonte, ci si prende cura delle persone in difficoltà , offrendo magari sostegno psicologico , alloggi , pasti. La violenza si previene anche attraverso la giustizia sociale”

A chi tocca intervenire?

“Dietro un omicidio c’è sovente un concorso di responsabilità : di avvocati e magistrati che spesso non sono specializzati, di un processo lungo – in Italia per ottenere lo stato libero occorrono due procedimenti, quello di separazione prima e quello di divorzio poi –, e costoso. Lo stesso processo prevede poi che ci possa essere anche l’addebito : quindi bisogna individuare il colpevole , e questo va ad alimentare il conflitto. Siamo responsabili tutti : non solo il killer che impazzisce e spara”

Nel resto d’Europa è diverso?

“In pochissimi Paesi d’Europa esiste l’addebito. Il matrimonio finisce punto e basta. La separazione , il divorzio , avvengono in tempi rapidi”

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E’ vero che nel 50%-60% dei casi si tratta di delitti annunciati?

“Sì, è esatto. Spesso si tratta di donne che avevano già sporto denuncia o querela. O avevano chiesto aiuto e non sono state credute. E il nostro diritto penale è all’acqua di rose. I reati intrafamiliari minori, che non siano dunque l’omicidio, sono puniti con pene del tutto simboliche. Ammesso che si arrivi a processo: nel 60% dei casi interviene la prescrizione. Per cui non c’è alcun deterrente , non ci sono conseguenze per il maltrattante”

Secondo lei esiste una relazione tra la crisi della famiglia e il numero crescente di infanticidi?

“Certo. Dal 1970 a oggi ci sono stati 400 mila bambini assassinati in casa. Nel 90% dei casi , purtroppo, dalle madri. Nessuno valuta il disagio di queste donne : sono loro le sole responsabili? Io credo che la colpa sia del sistema che destina troppo poco tempo alle vicende familiari”

Cosa bisognerebbe fare?

“Servono politiche sociali, servono fondi, servono aiuti psicologici. Se lo Stato non si rende conto che la vera mattanza è tra le mura domestiche , tra due giorni saremo qui a parlare di un nuovo caso. Nel 30% delle separazioni seguite dall’Ami , siamo costretti a sporgere denuncia , e a mostrare al giudice e i referti medici. La violenza intrafamiliare è molto più diffusa , per i delitti di media gravità , di quanto si pensi. Ci si impressiona della strage : ma un ceffone , un abuso sessuale , un insulto non costituiscono un disagio?

Invece?

“Invece c’è solo indifferenza. Di tutti”

martedì 11 maggio 2010

INTERVISTA A BARBARA DE ROSSI “ PER FARE UNA SCENA DI SESSO, CLAUDE CHABROL MI FECE PARLARE DI MUCCHE E CAMPAGNA”

Barbara De Rossi ha partecipato a ballando con le stelle, dove dopo 15 di amore e di matrimonio ha ballato con suo marito Branko Tesanovic. ( anche se dopo alcuni giorni la coppia ha deciso di dividersi ''a causa di incompatibilità di carattere e di incomprensioni' ndb). L’intervista è prima della loro separazione

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Prima di Ballando lei ballava?

“Da ragazza vivevo a Rimini , il regno delle discoteche. La mia famiglia era proprietaria di un locale da 3000 posti : il Cellophane di Miramare di Rimini. Ci venivano Lucio Dalla, De Gregori.. Innamorarsi, da adolescente degli Anni Settanta , con la musica di Barry White o con le canzoni di Battisti appena sfornate, è stato un privilegio. Io amavo moltissimo ballare i Bee Gees , ma di più non sapevo fare”

Niente a che vedere , quindi, con la formazione di suo marito?

“No, Branko è un ballerino classico , è stato Étoile dell’Opera di Budapest , va spesso in tournée in Ungheria , Austria, a Belgrado… Deve andare all’estero perché in Italia , tolta la Scala e l’Opera di Roma , non ci sono spazi di alto livello. E non ci sono nemmeno artisti bravi come lui”

Neanche Roberto Bolle?

“Bolle è un eccezione, è bravissimo. Hanno fatto insieme Romeo e Giulietta al Massimo di Palermo. Branko è su quel livello. Anche come bellezza : mio marito è bello come il sole”

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E mi scusi anche giovane . Lei ha 49 anni , lui 39. La differenza di età con il passare del tempo si sente di più o di meno?

“Si sentirà. Adesso che mi sono rimessa in forma la avverto meno. Ma ce ne accorgeremo: per le donne è più dura”

Forse perché agli uomini viene chiesto meno , quanto ad aspetto e e fisico.

“la donna è più esposta e accetta di più… a parte le calvizie. Ma lui i capelli li ha , e ha anche un fisico formidabile. Il bel corpo di un uomo di 39 anni è meglio di quello di un venticinquenne : acquisisce una pienezza e una sensualità che da ragazzo mancano. E’ come l’erotismo : a 22 hai un magnifico corpo , sei tonico , ma non sai cos’è veramente il sesso. Inizia a capirlo dopo i 30 , quando scopri che la sensualità è questione di testa e non di ginnastica”

Esperienza personale ?

“Io ero una bellissima ragazza, a 16 anni ho vinto un concorso di bellezza presieduto da Alberto Lattuada , però allora non avevo maturato i significati più importanti della vita”

Eppure prima di Branko , a 28 anni, lei si era già sposata

“In tutto è durata quattro anni . Poi, l’ho dovuto lasciare : mi ha tradito con la mia migliore amica”

Come l’ha scoperto?

“Io sono amata dalle troupe del cinema e della tv, una persona me l’ha detto”

La amavano e quindi le hanno detto che lui la tradiva?

“Sì. Non volevano che lui, operatore della macchina che lavorava con noi , mi facesse fare una pessima figura. Ma io ero innamoratissimo”

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Non gli ha dato una seconda chance?

“Per un paio di mesi sono stata zitta , per vedere se potevo giustificare , cercare di comprendere. Ma il groppone era troppo grosso , non c i sono riuscita”

Era il grande amore?

“Ne ho avuti due di grandi amori : lui e Branko , gli uomini che ho sposato. Non è vero che si ama una volta sola. Anzi, più si diventa grandi più si ama: vivi tutto più profondamente”

Diventando grande , in agosto compie 50 anni. Come si vede?

“Bene: bisogna non abbandonarsi alle malinconie , guardare avanti e accettare il tempo che passa. Se cominci a combattere diventi di gomma, ti fai 250 plastiche , non sei più tu. E mio marito , a parità di bellezza , preferisce una di 45 a una di 20. Dice “Almeno è una donna e mi racconta delle cose”. Il problema è nel lavoro : con il tempo migliori , ma non ti chiamano più”

In un Ciclone in famiglia , andato in onda per quattro stagioni era la moglie di Boldi..

“Per anni mi sono dovuta invecchiare perché questo matrimonio fosse verosimile. Ora gliel’ho detto “Massimo sei troppo vecchietto per me , meglio che tu faccia il fratello e io mi innamori di uno come Ciavarro , che è bello”.

Oltretutto , adesso che è dimagrita sembra più giovane

“Questo è il fisico che ho sempre avuto , solo che per diversi anni ho dovuto seguire una terapia a base di ormoni. Appena ho smesso, sono tornata come prima”

Come si sentiva con quei chili in più?

“Non poter indossare ciò che volevo, sentirmi gonfia , mi faceva star male”

Branko cosa diceva?

“Niente. Mi ha sempre adorato, con i chili in più e con quelli in meno. A un certo punto neanche se ne accorgeva”

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Sembra un marito perfetto . Lei come ricambia?

“Ho studiato per sei anni la sua lingua, il serbo è difficilissimo, ma adesso lo parlo come l’italiano. L’ho fatto per una forma di rispetto verso di lui, che è venuto a vivere in Italia , per stare con me. Il minimo che potevo fare era imparare la sua lingua, saper parlare con i suoi genitori , cucinare i suoi piatti. Quando ho conosciuto Branko eravamo nel pieno della guerra di Bosnia , e io sono stata molto protettiva”

Avete avuto una figlia, Martina, che ha 14 anni. Le assomiglia?

“E’ come suo padre, altissima. L’ho voluta con le unghie e i denti, se non fosse stata a letto 9 mesi non sarebbe nata: un figlio l’avevo già perso. Questo ha prodotto un attaccamento viscerale verso Martina. Ho dovuto lottare contro l’apprensione e l’ansia.

Adesso che è adolescente , sarà ancora più dura

“L’adolescenza è una fase delicata , noi adulti dobbiamo ricordarci com’eravamo da ragazzi. Da un giorno all’altro, la tua bambina ha 11 anni e si sente improvvisamente incompresa. E tu pensavi di essere una madre perfetta..”

Da ragazza lei com’era?

“Una ribelle, molto conflittuale con mia madre”

Quando ha debuttato nel cinema, come figlia di Marcello Mastroianni in Così come sei, ha dovuto combattere in casa?

“eccome, Alberto Lattuada , il regista, continuava a telefonare a casa ma mio padre , che non sapeva chi fosse, diceva che tutte le attrici sono mignotte pazzesche. Finché una sera eravamo a tavola , papà ha risposto al telefono e c’era Marcello Mastroianni . E’ rimasto senza parole : in una settimana , ero sul set in Spagna”

Com’era Mastroianni?

“Bellissimo. Io continuavo a guardarlo. Finché un giorno lui si ferma e mi fa “Amore se non hanno almeno 42 anni, due o tre divorzi alle spalle , 7-8 figli , io non le vedo neanche”

Anni dopo, nel 1990, lei fece l’unica parte osé della sua filmografia , in Giorni felici a Clichy. Come mai accettò?

“Perché il regista era il grande Claude Chabrol. Il film era tratto da Henry Miller , e io ho fatto la prostituta più casta d’Europa. Ho chiesto a Chabrol perché avesse voluto me , che per la rai facevo sempre cose castissime , una sorta di Maria Goretti della fiction”

Che cosa le ha risposto?

“Che è più intrigante rendere torbida una donna solare . E così dopo la febbre a 39 per l’ansia , mi sono trovata a letto , a cavalcioni su un uomo : bevevo e colava giù tutto sul corpo, poi mi alzavo , andavo nella doccia , e lui mi seguiva”

Imbarazzante , per una Maria Goretti

“Sì. ma sa come ha fatto Chabrol a tranquillizzarmi mentre me ne stavo spiaccicata al vetro e l’attore dietro che mi strofinava addosso? Mi faceva parlare della campagna e delle mucche”

lunedì 10 maggio 2010

INTERVISTA A PIETRO MASTURZIO, FREELANCE CHE HA VINTO IL WORLD PRESS PHOTO 2010

La foto di Pietro Masturzo , giramondo e freelance , ha vinto il World Press Photo 2010, intitolata “Sui tetti di Teheran”.

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La tua foto scattata a Teheran il giugno scorso, mostra una donna: è affacciata su un tetto di un palazzo , le mani sul volto e urla la sua rabbia contro il neo eletto presidente Ahmadinejad. Come sei riuscito a fare questa foto?

“Ero arrivato in Iran i primi di giugno del 2009. In vista delle elezioni. Volevo raccontare cosa stava accadendo a 30 anni dalla rivoluzione islamica di Khomeini. Dopo il voto sono iniziate le manifestazioni di protesta contro i brogli. Ho iniziato a seguirle ma subito sono stata arrestato perché stavo facendo le foto e non era permesso. A quel punto non sapevo cosa fare. Non potevo andare alle manifestazioni perché temevo di essere fermato di nuovo. Il rischio era di essere espulso dal paese. Però ero lì per fare le foto e volevo lavorare”

Così sei finito sui tetti?

“Una sera ero in casa di alcuni studenti e ho sentito queste voci che gridavano “Allah u Akbar”. Allah è grande. Mi hanno spiegato che quelle urla , che si ripetevano tutte le sere , erano un latro modo di manifestare il proprio dissenso. Un modo molto simbolico ma anche molto forte perché , 30 anni prima, era stato lo stesso Khomeini a chiedere agli iraniani di protestare così. Ma contro lo scià. Ho chiesto che mi portassero subito a vedere e ho iniziato a fotografare ; una volta su un tetto , una sera su un altro. E’ stato molto emozionante”

Tornato a casa hai deciso di inviare il servizio al World Press Photo. Ti aspettavi di vincere?

“No, assolutamente. Era la prima volta che partecipavo a un concorso così importante. Ma avevo questi 15 scatti e mi sembrava di essere riuscito di fare qualcosa di particolare. Dell’Iran si erano viste solamente delle manifestazioni di piazza. Le mie foto mostravano un altro punto di vista , un aspetto diverso della protesta. E infatti la foto che poi ha vinto è anche stata criticata per questo: non è immediata ma riflessiva. Ha bisogno di essere spiegata. racconta l’emozione che anche io ho vissuto e sentito su quei tetti”

La tua foto è stata selezionata da una giuria internazionale che ha dovuto scegliere tra più di 100 mila scatti presentati da quasi 6 mila fotografi. Come hai reagito quando ti hanno comunicato che avevi vinto?

“Mi hanno telefonato l’11 febbraio. Mentre ironia della sorte , ero a un presidio di studenti iraniani a Roma. Per cui c’era un bel po’ di rumore. All’inizio non ero nemmeno sicuro di aver capito bene. Così mi sono fatto ritelefonare una seconda volta a casa. Ho pensato fosse uno scherzo. Non riuscivo a crederci”

Un premio così prestigioso a soli 30 anni è una grande soddisfazione. Quando ti sei detto : da grande farò il fotografo?

“In realtà faccio questo lavoro da un paio di anni . L’amore per la fotografia è nato da un’altra grande passione : quella per il viaggio. Appena avevo un po’ di soldi , messi da parte facendo lavori e lavoretti, partivo. Poi subito dopo essermi laureato , nel 2005, ho fatto un lungo viaggio: dalla Russia , attraverso la Cina fino al Giappone . Tutto in treno. Ho avuto quindi molto tempo per pensare e per sentire quello che volevo fare ed è in questa occasione che ho fatto il primo reportage fotografico”

Se riesce a vivere di sola fotografia?

“Fino ad ora è stato molto difficile. Sono sempre andato in giro pagandomi tutto da solo , adattandomi , facendomi ospitare. Iran compreso. Quando tornavo a vendere i reportage era sempre molto complicato. Soprattutto in Italia”

Qual è la cosa più difficile nel lavoro da freelance?

“All’inizio devi partire da zero. Crearti una rete di contatti con riviste ed editori. Poi pian piano infoltisci e le tue possibilità di vendere le foto aumentano. Però non puoi dedicarti solo ai reportage. Devi fare anche altri tipi di foto : conferenze stampa , cronaca, ritratti su commissione”

Lavori per qualche agenzia?

“Io e altri 3 giovani colleghi abbiamo creato la nostra agenzia. O meglio “il collettivo fotografico” Kairos. Ci siamo conosciuti lavorando sulla cronaca a Napoli e dopo un po’ ci siamo detti : perché non provare a formare un gruppo per proporci come indipendenti? adesso siamo molto affiatati e ci confrontiamo continuamente su quello che facciamo e come lo facciamo. Una sorta di mutuo soccorso”

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La vittoria avrà cambiato molto la tua situazione lavorativa..

“Senza dubbio. Prima di vincere non ero riuscito a vendere il servizio dell’Iran. Proprio perché molto particolare ed emotivo. E normalmente ai fotografi non vengono lasciati molto margini di interpretazione. Dopo la vittoria invece l’immagine ha iniziato a girare un po’ tutti in media : dalle riviste al web. Anche se non tutti la pagano”

E poi il premio è anche economico: 10 mila euro che ti verranno consegnati ufficialmente ad Amsterdam il 2 maggio ..

“Beh si. Almeno i soldi mi permetteranno di lavorare molto più tranquillamente il prossimo anno”

venerdì 7 maggio 2010

INTERVISTA A MICHAEL DOUGLAS CHE TORNA AL CINEMA CON IL SUO PERSONAGGIO PIù EMBLEMATICO GORDON GEKKO DI WALL STREET

Michael Douglas torna a prestare le vesti di quel Gordon Gekko di Wall Street. Il 65 enne attore si è ritagliato una vita da semi-pensionato. “Pochissimi film , tanto tempo da padre, l’impegno da attivista contro la proliferazione nucleare”.

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“Leggo tre giornali al giorno, sono un news-dipendente. Nel 2008 la crisi globale è diventata sistematica : non più figlia dell’avidità degli individui , ma affidata al ruolo centrale e colpevole delle banche. Per questo Oliver ha deciso che un nuovo film non avrebbe corso il rischio di diventare l’esaltazione di un porcile , ma la denuncia di un disastro perpetrato a spese dei contribuenti”

Alla fine di Wall Street avevamo lasciato Gordon Gekko in prigione

“All’uscita del carcere , dopo anni, non c’è nessuno ad aspettarlo. La moglie e la figlia non lo vogliono vedere, il figlio è morto di overdose. Lui non ha più né soldi né potere . Gli è rimasto il suo telefonino degli Anni Ottanta , lungo trenta centimetri. Ma sembra redento e ha speso tre anni per scrivere un libro , che si rivela un successo. Anche il suo look è cambiato : via la brillantina e le bretelle, oggi sfoggia una chioma morbida e cappotti eleganti alla Donald Trump”

E’ difficile credere che il lupo perda il vizio

“Non sarò io a svelare i colpi di scena. Diciamo che stavolta Gekko si allea con il fidanzato delal figlia , interpretato dall’ottimo Shia LaBeouf , contro uno squalo peggiore di lui, incarnato da Josh Brolin”

Come si è preparato per interpretare il nuovo Gekko?

“Ho studiato la New economy. Anche perché Oliver , figlio di ex agente di Borsa, è un esperto. Il film racconta nella sua complessità la nuova finanza , le scatole cinesi , il potere delle banche , il ruolo del computer. Tra i consulenti ingaggiati da Stone c’è anche l’economista Nouriel Roubini , che compare in un cameo. Aveva previsto la grande crisi , lo considerarono un catastrofista. E poi ho frequentato Samuel Waksal , fondatore di ImClone, un colosso del biotech , che ha scontato sei anni di prigione per insider trading ed evasione fiscale”

Dagli Anni Ottanta è cambiato tutto, Gekko non rischia di essere obsoleto come il suo cellulare?

“In questi anni ho incontrato centinaia di manager che usano come mantra le battute di Gekko, “Io non creo, lo posseggo”, “il denaro non dorme mai”, “E’ tutta una questione di soldi , il resto è conversazione”. Alcuni mi confessano di aver scelto la finanza dopo aver visto il film. Credo che per loro Gekko sia ancora carismatico : la sua sicurezza , la sua arroganza piacciono anche se fa la figura di un agnellino rispetto a un vero squalo come Bernard Madoff. E’ straordinario come oggi non ci siano più umiltà e senso del limite. Ed è scioccante vedere come i manager si assegnassero bonus milionari mentre la barca colava a picco o speculavano scommettendo contro i loro stessi clienti”

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Come si muove Gekko nella New Economy?

“Lo eccita il gigantismo delle banche , la capacità di moltiplicare gli investimenti fino a cinquanta volte , l’assoluta mancanza di scrupoli nel pianificare bolle speculative sui sogni degli americani come quello della casa , fin dai tempi reaganiani garanzia di sicurezza. E ora sui progetti ambientalisti del governo Obama”

Lei ha perso soldi nella crisi?

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Sostiene i democratici da trent’anni. Che cosa pensa delle misure prese da Obama?

“Difficile valutare. La crisi è arrivata ed è montata molto rapidamente. Si sono dovute prendere decisioni ora per ora. Certo, io non mi sento a mio agio finché continuano ad operare istituzioni semi-governative come la Federal Reserve, che nel 2008 ha speso miliardi di dollari nel salvataggio dell’American International Group : hanno acquistato contratti assicurativi sui titoli tossici , salvando colossi come Goldman Sachs e Deutsche Bank. Il tutto senza controlli pubblici”

Il presidente è stato attaccato per la sua politica di finanziamento alle banche

“Il problema, negli Stati Uniti, e credo anche da voi in Italia , è la presenza forte di movimenti populisti . Gente che accusa Obama di aver aiutato banche colpevoli mentre altre industrie in difficoltà non hanno avuto le stesse agevolazioni. Ma nel mio Paese il 40% del prodotto interno lordo è rappresentato dai servizi finanziari : non si produce nulla , non si disegna nulla, solo servizi di finanza. E’ per questo che il Presidente ha dovuto essere prudente”

Nonostante tutto, però, a lei Gekko ha cambiato la vita

“Mi ha fatto vincere l’Oscar da attore , una soddisfazione più grande di quella provata da produttore per Qualcuno volò sul nido del cuculo. Gli attori di seconda generazione vengono visti con invidia a Hollywood , ma l’Oscar mi ha fatto uscire finalmente all’ombra di mio padre, Kirk”

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Il vostro è stato un rapporto difficile

“I miei hanno divorziato che avevo cinque anni. Io vivevo con mia moglie a new York , Kirk era a Los Angeles e girava cinque, sei film all’anno. Semplicemente non c’era e io ero arrabbiato con lui. Ci siamo riscoperti con l’età e lo considero un uomo eccezionale . E’ stato lui a consigliarmi ruoli da cattivo, Gekko incluso. Aveva ragione”

A proposito di rapporti padre-figlio, il suo primogenito, Cameron , è in carcere per droga

“Non sono un santo e sono stato un padre terribilmente assente. In giro per il mondo a fare film , mentre la mia ex moglie Diandra cercava di fare il suo meglio. la condanna di Cameron per me è un dolore indicibile”

E con i due bimbi avuti da Catherine Zeta-Jones?

“Con l’età si migliora , si impara. Dal mio lavoro ho avuto molto , oggi mi piace occuparmi di Dylan e Carys , che hanno nove e sei anni , lasciando a mia moglie il tempo per la sua carriera. A parte qualche film , l’unico impegno che mi concedo è la mia attività per il disarmo nucleare. L’ho iniziata ai tempi di Sindrome cinese e sono convinto che nei prossimi anni assisteremo a una riduzione drastica nel nucleare”

La dichiarazione grazie al cielo esiste il Viagra che ha rilasciato alla rivista dei pensionati americani era un momento di onestà o un incoraggiamento?

“Era una battuta , non lontana dalla verità. Con l’età diventi più saggio e conciliante. ma dal punto di vista della libido , beh, l’energia non è quella di vent’anni fa e se hai una moglie giovane e bella come la mia , è davvero una fortuna che oggi esista il Viagra”

giovedì 6 maggio 2010

INTERVISTA A FABIO BASTIANELLO , REGISTA DOCUMENTARISTA. HA GIRATO UN FILM SUGLI ULTRà “Mi interessava raccontare un altro mondo , che è appunto quello del tifo estremo. Un mondo che condivide riti, valori, codici di comportamento a parte”

Fabio Bastianello ha girato un film documentario sulla violenza negli stadi, vivendo a stretto contatto con gli ultrà.

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Come nasce “Secondo Tempo?

“Mi interessava raccontare un altro mondo , che è appunto quello del tifo estremo. Un mondo che condivide riti, valori, codici di comportamento a parte”

Di cosa è il surrogato la violenza in curva?

“Dell’amore”

Se voleva spazzarmi ci è riuscito. Può spiegarsi meglio?

“E’ semplice : chi ama tanto , odia anche tanto. Una bilancia emotiva che in un ultrà tocca i massimi estremi. Per un fratello , un compagno, è pronto a gettarsi in una rissa a mani nude anche se l’avversario brandisce un bastone. Gesti che nella società civile abbiamo perso. Siamo diventati tutti individualisti. Per loro invece esiste il branco , esiste l’essere uniti, l’essere un tutt’uno. Questa è la loro forza”

Un po’ forte..

“No, perché? Amano talmente tanto i colori della squadra che per essa sono disposti a sacrificare la vita”

Beh , se non le sembra un’affermazione forte che qualcuno sia disposto a sacrificare la vita per una squadra di calcio..

“Ripeto: stiamo parlando di un mondo a parte. Con altre regole. Diverse dalle nostre. Si possono non condividere. Ma se si vuole esplorare un altro mondo , si deve essere disposti a farlo senza idee preconcette. C’è una differenza tra tifosi e ultrà. I primi guardano al risultato: se la loro squadra è ultima in campionato manco ci vanno allo stadio. L’ultrà no. Segue comunque i suoi colori , a prescindere dal risultato. E’ amore. E all’amore è legata anche la sofferenza”

Ok amore. Ma perché i violenti, i facinorosi, i rissosi, non vengono fermati?

“Innanzitutto perché andrebbero colti in flagranza di reato. E poi i capi ultrà sono svegli , intelligenti, mica si fanno prendere con le mani nel sacco!”

Quindi non li fermano perché sono in gamba..

“Ma no, molti vengono anche beccati. Guardi ad esempio quelli del Milan : li hanno presi un po’ tutti. Poi coi processi , siccome i fatti non sussistevano, sono stati prosciolti”

Mazze e petardi come ci entrano nello stadio?

“Le racconto un aneddoto che c’è anche nel film. Anni fa la polizia faceva la ronda intorno allo stadio, mettendo i lucchetti ai vari cancelli di entrata per sigillare il campo sportivo prima della partita. Di notte gli ultrà toglievano i lucchetti e li sostituivano con altri, identici. La mattina dopo ripassava la ronda , vedeva che i lucchetti erano ancora al loro posto , e tutto sembrava in regola. Peccato che le chiavi dei lucchetti li avessero i capi ultrà”

Prendiamo il derby Lazio-Roma. Gente che vive nella stessa città, aspetta la partita per scannarsi. Che senso ha?

“Quelli non sono ultrà, sono cani sciolti. Non rispondono a nessuna organizzazione”

Da quello che ha capito lei, dietro scontri, disordini e violenze c’è forse qualcosa che l’occhio comune non vede?

“Ripeto per come la vedo io scontri, violenze e disordini sono opera di cani sciolti. Anche perché gli ultrà non usano coltelli ( cosa non vera. Al derby Lazio-Roma sono stati usati ndb) Può essere che li abbiano dietro , che li agitino per minacciare , ma non li usano”

Ne è certo? E che differenza fa? Sempre di violenza parliamo..

“E’ una delle regole etiche degli ultrà: solo i codardi usano i coltelli. L’ultrà è a mani nude o col bastone. Per l’ultrà , anche se lo odia, c’è il rispetto dell’avversario. C’è il gusto della lotta corpo a corpo. Dopo che si sono menati sono anche disposti a berci insieme una birra. Però prima prevale l’adrenalina a mille , il fatemi giocare alla guerra, l’istinto primordiale di violenza..”

Appunto..

“Sa cosa penso? Che ci fa più effetto un pugno ben assestato che un licenziamento ingiustificato. Quella è una violenza molto più grave. Io alle volte preferirei ricevere un pugno, che in qualche settimana risolvo, piuttosto che avere magari la vita rovinata. No?”

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Però magari rovino la giornata, se va bene , a chi va allo stadio per divertirsi , magari coi bambini

“Sì, ma il mio è un discorso più generale, che va al di là dello stadio. Anche perché qui parliamo di persone che la partita neanche la vedono..”

Vede? Lo stadio è un pretesto..

“Lo stadio è un pretesto per amare i propri colori , per amare la propria squadra , per vivere da ultrà, quindi per vivere agli estremi. Mi creda: tra loro c’è un’amicizia, una fratellanza che è difficile trovare fuori”

Che idea si è fatto, frequentandoli, chi sono gli ultrà?

“La gran parte della tifoseria estrema cresce in contesti di debolezza socio-culturale. Ma tra le file estreme militano anche ragionieri , commercialisti, avvocati”

Nel cast del film ci sono anche veri ultrà..

“Sì, affianca gli attori anche un gruppo di un centinaio di ultrà del Torino”

“Secondo tempo” è un film di denuncia?

“Il mio intento era quello di riportare fedelmente quanto accade nelle curve degli stadi italiani , raccontando di una giornata tipo che , a causa di un errore arbitrale, si trasforma in un evento eccezionale. Per questo ho frequentato per diversi mesi gli stadi e mi sono avvalso della consulenza di veri ultrà”

Perché la scelta della soggettiva?

“Le scelte dell’unico piano sequenza e del cast composto anche da veri ultrà sono elementi che concorrono a creare un risultato borderline, una via di mezzo tra il documentario e il lungometraggio”

mercoledì 5 maggio 2010

INTERVISTA A VITO MANCUSO, TEOLOGO “La peculiarità specifica di quanto accaduto non è tanto che ci sia la pedofilia , né che questi pedofili siano preti: ma che per anni le strutture ecclesiastiche abbiano insabbiato questi fatti”

Vito Mancuso è un importante teologo e cerca di spiegare la pedofilia nella Chiesa.

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La Chiesa è scossa dallo scandalo dei preti pedofili. Ricorda un’altra crisi simile?

“No, non ci sono analogie nella Chiesa moderna. E’ stata scossa l’autorevolezza stessa del magistero, dei pastori”

E’ possibile o impensabile che i vertici della Chiesa non sapessero degli abusi?

“Sono d’accordo con la seconda ipotesi. Anche perché non si tratta di un solo caso ma di diversi , in ciascuno dei quali vari soggetti hanno più di una volta commesso queste cose orribili. Essendo il mondo ecclesiale particolarmente raccolto , racchiuso, è veramente impensabile che i vertici non fossero a conoscenza”

Dunque c’era una vera strategia dell’insabbiamento?

“Direi di sì. La mentalità del vescovo medio era quello di sopire agli scandali per l’onorabilità della struttura ecclesiale. Ma , parlando del problema dei preti pedofili , occorre distinguere le componenti”

Quali?

“Anzitutto la pedofilia : e questo è un problema che va affrontato dalla società civile a partire dalla dimensione giuridica penale, dalle forze dell’ordine , dalla magistratura. E’ un reato che va perseguito , con criminali che vanno isolati e puniti. Poi occorre tentare di capire come questa cosa estremamente perversa possa avvenire. Ma questo è un problema che riguarda tutta la società , non solo preti e suore : la gran parte dei reati di pedofilia avvengono tra le mura domestiche , nelle società sportive , nelle scuole..”

E’ la seconda componente?

“E’ il fatto che questo scandalo riguardi in particolare dei preti. La peculiarità specifica di quanto accaduto non è tanto che ci sia la pedofilia , né che questi pedofili siano preti: ma che per anni le strutture ecclesiastiche abbiano insabbiato questi fatti. Ciascun cattolico – dal Papa all’ultimo dei credenti – dovrebbe porsi questa domanda: che tipo di struttura è questa , che – di fronte a fatti simili – li ha tollerati , ai più alti vertici , per anni?

Questo scandalo ha scosso la sua fede?

“No: la mia fede in Gesù Cristo non è stata toccata. Certo , non immaginavo uno scandalo di tale vastità . Ma questo mi ha confermato alcune perplessità sulla vita dei ministri. La struttura ecclesiastica , la formazione e l’inquadramento dei preti risalgono al Medioevo: e questo schema non è più all’altezza dei tempi. Se questo scandalo portasse a una franca discussione sui fondamenti del che cosa sia “essere Chiesa” – cioè poi a un nuovo Concilio ecumenico - sarebbe un grosso momento di rinnovamento”

Sembra però che la strategia di difesa sia diversa : “Non siamo certo solo noi..”

“Ed è l’ultima strategia che la Chiesa dovrebbe adottare : reagire come una qualunque lobby o partito. Invece occorrerebbe dimostrare la volontà di far pulizia. Perché non aprire gli archivi della Congregazione per la Dottrina della Fede , ad esempio, a commissioni indipendenti?”

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Lei è stato ordinato sacerdote , ma poi è tornato allo stato laicale . Un prete potrebbe dire quello che dice lei?

“Sì, Ce ne sono , di religiosi coraggiosi, che lo fanno serenamente . Ci sono preti splendidi , luminosissimi , che vivono la loro vocazione in modo puro e integrale. Ed è anzitutto per loro – che, vittime a parte , stanno soffrendo forse più di chiunque altro – che questo lavoro di pulizia e riforma va compiuto”

Nel suo ultimo libro parla di vita autentica . La Chiesa non dà però l’impressione di occuparsi di moltissime cose – aborto , contraccezione , fine vita – ma poco all’annuncio di una vita autentica sul modello di Gesù?

“Sono d’accordo. La gran parte delle energie comunicative della Chiesa viene spesa su problemi marginali rispetto al cuore del Vangelo. Bisognerebbe invece parlare di Gesù come di un modello umano autentico , che per servire giustizia , bene , fedeltà , autenticità della pratica religiosa , rispetto della coscienza e dell’essere umano non ha esitato a combattere i poteri dell’epoca e a dare la vita. Questo è un sentiero entusiasmante anche per gli uomini d’oggi”

La stupirebbe sapere che qualcuno nella Chiesa la ritiene pericoloso?

“Succede da anni . Del resto , se il fenomeno dell’Inquisizione è avvenuta nella Chiesa non è un caso: è perché la fede cattolica s’è strutturata , lungo i secoli , anche in modo repressivo”

Però lei rimane cattolico. Perché?

“Perché questa è la mia Chiesa , la Chiesa da cui vengo e a cui sono legato. Vi ritrovo uomini e donne che la pensano come me. E’ come una famiglia in cui c’è un padre che comanda e che viene ascoltato da un po’ di figli mentre altri dicono “no, su questo sbaglia”. Si litiga, si discute : ma sempre all’interno della famiglia”

Lei ha due figli . Cosa succederà se decideranno di non andare in Chiesa ?

“E’ già successo. Mio figlio , che fa la prima liceo, va solo a Natale e Pasqua. Penso che rispettare questa volontà , discutendone , sia la via migliore per far sì che la religione non diventi per lui un incubo. E poi anche quello della liturgia è un problema. Non conosco persona pensante e cattolica che non dica quanto sia difficile spesso andare in Chiesa..”

martedì 4 maggio 2010

INTERVISTA A NINO FRASSICA “Più che Johnny Depp invidio Luca Zingaretti . Perché si è accaparrato il personaggio che noi tutti attori siciliani sogniamo : Montalbano”

Nino Frassica sarà sul set insieme ad Angelina Jolie e Johnny Depp del “The Tourist”. Nino è il carabiniere che dà la caccia , in tre scene, all’attore americano.

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Quindi l’ha toccato?

“Veramente è lui che ha toccato me : mi dà una spinta mentre scappa dai russi in Campo della Pescheria , e io cado nel Canal Grande”

Vi siete parlati?

“Poco, anche perché non conosco l’inglese. Ma è stato molto gentile , si preoccupava che la spinta non fosse troppo forte. Io invece volevo che fuori campo ci fossero due tizi pronti a prendermi al volo. Sa com’è non sono abituato a girar film d’azione. Nell’acqua gelata comunque c’è finita la mia controfigura”

Come l’ha trovato?

“Di bello ha la profondità dello sguardo: dev’essere quello a far impazzire le donne. Intorno al set ho visto folle in delirio. Per le fan però era inavvicinabile : non ho mai visto tante guardie del copro in vita mia. hanno esagerato”

C’era anche Jolie?

“No. Magari la vedrò a maggio , quando tornerò a Venezia per girare altre due scene”

Come mai hanno chiamato lei per questa parte?

“Alberto Mangiante , aiuto regista che avevo conosciuto facendo Baaria , mi ha chiamato quando ha saputo che cercavano un attore in grado di improvvisare. Gli ha mostrato una sequenza di Don Matteo su Youtube, e mi hanno preso”

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Come è stato lavorare su un set così internazionale?

“Il turista ero io. la cosa impressionante sono i buffet , si mangia in continuazione , uno strazio per me che sono perennemente a dieta: ingrassare è il mio incubo da quando sono piccolo. Per il resto , non sono un patito del cinema americano. Più che Johnny Depp invidio Luca Zingaretti . Perché si è accaparrato il personaggio che noi tutti attori siciliani sogniamo : Montalbano”

Frassica ha anche girato un film tratto dal romanzo di Camilleri “La scomparsa di Patò”

Camilleri è venuto sul set?

“No: si faceva mandare il materiale a Roma , ci seguiva a distanza. Ma una volta l’ho incontrato , ed è un uomo di fascino : quando parla lui stanno zitti tutti. Sa che a casa sua il mio nome era stato fatto anche per Montalbano?”

Gli ha chiesto perché non ha scelto lei?

“No. Me n’ero fatto una ragione”

Sarà stata una questione anagrafica?

“Non credo. Io sono senza età, posso dimostrare dai 40 ai 60 anni. Se parliamo di verosimiglianza rispetto al personaggio letterario , Montalbano ha un sacco di capelli mentre Zingaretti è pelato. All’inizio avevo un forte pregiudizio , non capivo come un attore romano potesse interpretare un siciliano. Però devo ammettere che è davvero bravo”

Con Camilleri alla fine c’ha lavorato

“Grazie al regista Mortellitti. Sua figlia Alessandra mi aveva intervistato per un giornaletto locale , mi aveva chiesto se poteva dare il mio numero al padre , che mi voleva contattare per un film. Lui, due anni dopo, mi ha chiamato. Mi ha detto che per Giummaro aveva sempre avuto in testa me. E io, senza conoscere il romanzo, ho detto subito sì”

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Giummaro farà ridere?

“Sì, ma senza la ricerca della battuta: fa più ridere la normalità”

Lei però è diventato quello che è proprio grazie alle battute. Che cosa vede quando ripensa agli anni di Arbore , di Quelli della notte, di Indietro tutta?

“Un sogno realizzato . Perché io ero un fan sfegatato di Alto gradimento, il programma radio di Arbore , e avevo la fortuna di lavorare con il maestro”

Vi sentite ancora?

“Ogni tanto vado a sentirlo suonare con la sua orchestra. Tornerei domani in tv con lui, ma è improbabile che si decida : se rientrasse dovrebbe far qualcosa completamente diverso e di grande successo. Perché Arbore è un monumento , e tutti i varietà che sono venuti dopo sono figli suoi”

Passati quegli anni , lei ha vissuto un periodo un po’ buio

“Ho sempre lavorato , ma la gente non se ne accorgeva. Ho anche recitato in qualche brutto film commerciale , di cui però non mi pento , perché mi ha fatto guadagnare soldi. E , comunque, senza mai fare pernacchie né abbassarmi le mutande”

Poi è tornato al successo con Don Matteo. Anche lì in divisa da carabiniere

“Il primo anno , il protagonista era solo Terence Hill . Poi il mio personaggio , il maresciallo Cecchini, è cresciuto. Pensi che ho avuto per moglie due attrici diverse: la prima era solo un figurante , poi si sono accorti che il pubblico apprezzava che avessi una famiglia , così hanno preso una professionista”

Sette edizioni sono tante. Mai avuta la tentazione di mollare?

“No, perché ogni stagione è diversa. Nell’ultima sono stato soprattutto padre, ed è stato bello: Pamela per me è come una figlia vera, mi ci sono affezionato”

Le manca un figlio nella vita?

“Molto, ma mi rifaccio sui nipoti”

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E’ rassegnato a non essere padre?

“Mai dire mai : lascio le porte aperte”

Potrebbe risposarsi?

“Non metto paletti. Anche se sposato lo sono già stato e, dopo otto anni, ci siamo separati: la vita coniugale cominciava a starmi stretta”

Altri amori importanti , dopo?

“Sì, ma preferisco tenerli in cassaforte. E depistare voi giornalisti : l’ultima volta ho detto che stavo con Sandra Milo , e ci hanno creduto”

Rimpianti sentimentali?

“Nessuno. Non sono mai stato fregato e neanche ho mai fatto del male : tutto è avvenuto naturalmente”

Oggi è single?

“Sì, e sto bene lo stesso”

Le mancano le attenzioni di una donna?

“Ho quelle delle mie sorelle”

Che ricordi ha della sua infanzia ?

“Marinavo la scuola per andare al cinema. A Messina c’erano due sale , Orfeo e Diana , e ogni due giorni cambiavano film. Nuovo cinema Paradiso avrei potuto scriverlo io”

Avrebbe anche potuto interpretarlo?

“Stava per succedere. Tornatore mi chiamò per il ruolo di Spaccafico, il proprietario della sala . Mi fece avere il copione , allora il film si chiama Nuovo cinema Italia. Poi cambiò idea, voleva qualcuno di più vecchio”

Quando ha iniziato a recitare?

“A 19 anni , in una recita scolastica. Già prima scrivevo sketch per i Canterini Peloritani, un gruppo folk messinese. ma ero timido , mi vergognano a esibirmi: a darmi coraggio furono proprio gli applausi dei compagni di scuola”

Far ridere aiuta con le donne?

“A me ha aiutato la fantasia. Ma sono sempre stato un ragazzo serio, spesso fidanzato. E poi, per noi era più importante farsi vedere dagli altri che concludere con una ragazza . La conosce la barzelletta di Claudia Schiffer?”

Racconti

“Un tizio naufraga su un’isola deserta con Claudia Schiffer e, a un certo punto, se la fa. Il mattino dopo le chiede di mettersi un cappello da uomo, un paio di pantaloni , e di far finta di chiamarsi Pietro. Poi le dice “Ehi Pietro sai che mi sono fatto Claudia Schiffer?”. A Messina , se avevi un fidanzato e gli altri non sapevano , era come non averla”

Ho letto che invecchiare la terrorizza

“Vorrei ancora fare centomila cose. Speriamo trovino un sistema per allungare la vita. O, meglio, per non morire mai”

Immagino che non festeggerà i suoi sessant’anni , il prossimo 11 dicembre

“Vorrei passare il compleanno in un posto frequentato da ultraottantenni, così posso fare il giovane. Berlusconi , che a 73 anni ha ancora una vita piena , mi fa ben sperare”

Molti uomini combattono la paura di invecchiare stando con donne giovani. Potrebbe capitare anche a lei?

“Magari. Io con una molto più giovane ci starei, se avessi la certezza che viene con me non perché sono uno che lavora in televisione , ma perché mi trova affascinante”

Fa qualcosa per sembrare più giovane?

“Mi tingo i baffi”