venerdì 26 febbraio 2010

INTERVISTA A LORELLA CUCCARINI “Sento l’affetto del pubblico , che mi segue da 25 anni , anche adesso che mi vede meno impegnata in televisione”

Lorella Cuccarini ha posato nuda per Chi , coperta solo da una chitarra. Ha accettato con simpatia la provocazione.

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Quarantaquattro anni portati così , come si porta un maglione sformato su un paio di jeans ( diceva Guccini) , venticinque anni di carriera e che fa? Si spoglia?

“Mi fa ridere , perché sembra che sia nuda e, invece, non si vede nulla. E poi la mia scelta ha un senso preciso: ne Il pianeta proibito ( musical rock che sta portando in tournée ndb), ispirato all’omonimo film e a La tempesta di Shakespeare , interpreto Miranda, una ragazza candida, senza pudore , una specie di Eva prima del peccato originale, che vuole dimostrare a un uomo quanto gli abiti che indossiamo non ci permettano di vedere oltre. E , spogliandosi, fa capire che la volgarità è negli occhi di chi guarda”

Chi si spoglia , però, è lei?

“Sì, e al contrario del personaggio , continuo ad avere pudore! Infatti sembro nuda , ma non  lo sono. Non avrò difficoltà perché, in 25 anni di balletti, ho mostrato spesso le mie gambe e ho indossato body succinti, in cui ero più scoperta. E la chitarra è abbastanza grande da coprirmi tutta”

E’ esplosa nell’era delle maggiorate : ha mai pensato di rifarsi il seno?

“Assolutamente no, ho sempre puntato su altre doti. E poi non è stato un problema quando avevo 20 anni , con le incertezze tipiche dell’età , non lo sarà oggi , che mi sento più sensuale e femminile di quando ero una ragazzina”

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Come si tiene in forma?

“Curo l’alimentazione e mi alleno su addominali, glutei , braccia. La danza ti insegna che la bellezza è armonia generale”

Come si è trovata con Antonella Clerici?

“La stimo, abbiamo un rapporto fantastico. Mi piacerebbe molto fare qualcosa con lei : siamo simili , amiamo il lavoro e non siamo egoiste”

Si sente ancora la più amata degli italiani?

“Non mi sono mai sentita tale, mi basta essere la più amata della mia famiglia. Ma sento l’affetto del pubblico , che mi segue da 25 anni , anche adesso che mi vede meno impegnata in televisione”

A primavera torna in Rai?

“Ho un ottimo rapporto con Rai e Sky. Quest’anno festeggio 45 anni di età e 25 di carriera e vorrei farlo bene , e con un programma tutto nuovo. Ho dimostrato a Sky di poter condurre un format estero come Vuoi ballare con me? sono in sintonia con la tv che si fa oggi nel mondo”

Che cosa deve fare una showgirl per sfondare?

“Forse meno di quello che credo servirebbe. Ma continuo a puntare sulla professionalità”

Ha mai pensato di non essere più di moda?

“Mai. Anche se qualcuno dice che sono un volto del passato. Mi viene da sorridere , perché le colleghe che fanno televisione hanno la mia età , a volte sono anche più grandi. Comunque mi piego, ma non mi spezzo”

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Ha condotto Buona Domenica: le piace com’è oggi?

“Non posso proprio guardarla. Trovo che la volgarità sia in alcuni talk show dove ci sono un linguaggio e una violenza verbale che dovremmo risparmiare ai nostri figli. Non ho capito questa presa di posizione di Barbara D’Urso , con tutto il rispetto e l’affetto che ho per lei, questa promessa che ha fatto ai figli di non fare televisione volgare, quando, secondo me, sta facendo una domenica più volgare di tante altre che ci sono state nel passato. La volgarità non è tanto una bella ragazza in situazioni osé, perché il nudo può essere bello se non è gratuito ; ma la ricerca dell’effetto attraverso le risse nei talk show fa solo male”

giovedì 25 febbraio 2010

INTERVISTA A SILVIO SOLDINI "Mi affascina raccontare la normalità , mostrare da vicino una vita che non ha niente di straordinario"



Ogni storia che passa sotto le mani di Silvio Soldini diviene impalpabile, poetica, lieve. Il film si chiama “Cosa voglio di più” ed è l’ottavo film del regista.Gli attori del film sono Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher.

Il cinema spesso racconta l’amore in un modo patinato o estremo. Invece, è come se lei fosse sceso in strada e avesse fotografato la gente comune.

“Mi affascina raccontare la normalità , mostrare da vicino una vita che non ha niente di straordinario , ma che è piena di piccoli e grandi problemi in cui ci si può rispecchiare. E’ quello che mi è accaduto con Giorni e nuvole , dove anche gli spettatori che non avevano vissuto direttamente quella situazione , conoscevano sempre qualcuno , un parente , un amico o un collega , che, invece , ci si trovavano”

Le vite private per raccontare un’epoca?

“Questa è una capacità del cinema che si è un po’ persa , perché siamo ormai abituati agli effetti speciali degli americani. Dal mio primo film , sto cercando una specie di semplicità apparente , che riesca a darti l’emozione che solo la realtà sostituisce”

Che emozione voleva raccontare in questo film?

“Quella di una passione profonda che nessuno dei due protagonisti riesce a tenere a bada. All’inizio Domenico (Favino) si tira indietro , dice : è meglio di no, ho una moglie e due figli. Poi, dopo una settimana, le manda un sms. Si incontrano in un bar ; poi scappano in un portone. E , infine, devono andare in un motel perché non ha nessun altro luogo dove incontrarsi. Come, ho scoperto, succede a molta gente”

E come lo ha scoperto?

“Una persona che conosco e fa l’impiegata un giorno mi ha raccontato la sua situazione sentimentale. MI ha detto che tradiva il suo compagno e doveva andare in un motel perché non avevano altre possibilità , e che questo era anche un costo ragguardevole per lo stipendio suo e dell’altro. Da lì è partita l’idea di questo film , che poi ho scritto con Doriana Leondes”

Da Pane e tulipani passando per Agata e la tempesta , lei sembra voler approfondire il tema della passione

“Sì, e in questo film molto più che negli altri. Volevo affrontare la sfida di girare delle scene di sesso con la naturalezza con cui si fa l’amore nella vita di ogni giorno”

Come ha fatto?

“Ho avuto la fortuna di trovare due attori che avevano voglia di mettersi in gioco. Abbiamo provato a lungo, fino a quando è caduto ogni imbarazzo. Penso di aver raggiunto un risultato molto naturale”

Spesso le donne dei suoi film sono più intraprendenti , decise , forti degli uomini. Anche qui , sembra Anna il motore della storia

“All’inizio tutto parte da lei. Ma poi ognuno gioca il suo ruolo. Però , certo, è Anna mandare il primo sms e a farsi avanti per il primo bacio”

Da dove nasce questo desiderio di raccontare l’animo femminile ? Lei viene da una famiglia dove c’erano molte sorelle, zie , nonne?

“Ma no, sono il primogenito di tre fratelli maschi. Non lo so da dove nasca questa capacità. Evito di pensarci , perché, a volte , capire troppo di se stessi non è utile. Sicuramente sono affascinato dai personaggi femminili. Ho molte amiche e ho più facilità a parlare di me stesso con una donna. Non sono il genere di uomo che si vede con gli amici per discutere di calcio”

Senza svelare il finale del film , pensa che l’amore vinca?

“Dipende. A volte ci sono persone che, pur amando moltissimo, hanno troppa paura di soffrire e si strappano dal cuore la persona che amano. E rimangono strappate per tutta la vita. Altre, invece, hanno il coraggio di andare fino in fondo. Ma soprattutto, ci sono vari tipi di amore. Anna , per esempio, in fondo ama Alessio , il suo compagno , perché con lui ha una vita serena. Ma, quando incontra Domenico, scopre qualcosa che non conosceva e alla quale non sa resistere. E si ritrova a fare i conti con il tradimento”

Il film farà discutere di fedeltà sì- fedeltà no. Lei che opinione ha ?

“Penso sia banale dire che chi tradisce è colpevole e chi subisce è innocente. E’ un momento di crescita , si è costretti ad affrontare qualcosa di doloroso, che ti rende consapevole di un malessere sotterraneo. Mi è successo di aver tradito , ma era sempre per qualcosa di importante , in quel periodo di crisi del rapporto d’amore che vivevo”

E poi? Bisogna confessare o no?

“Negli Anni settanta pensavo che fosse meglio dire tutto. Oggi non lo so più”

mercoledì 24 febbraio 2010

INTERVISTA A GABRIELE MUCCINO "Credo di aver fatto abbastanza esperienza e successo per permettermi la leggerezza"



Baciami ancora è il nuovo film di Gabriele Muccino.

Si ricorda quali sequel le sono piaciuti più del film originario?

“Sì: Aliens , Scontro finale, Terminator 2 e le invasioni barbariche

Si era preparato la risposta?

No. C’è qualcosa di magico nell’idea del seguito. Ingmar Bergman fece Sarabanda trent’anni dopo Scene da un matrimonio. E’ una chiave commerciale , sotto però c’è qualcosa che la vita ha conservato. E’ come incontrare per strada un vecchio amico invecchiato , cambiato, sconfitto e vincente”

C’è chi cambia strada ( o evita Facebook ) per schivarlo. I revival sono rischiosi quanto i sequel.

“Ma in questi incontri ci sono la fuggevolezza e la mutevolezza della vita. Tutto cambia , si capovolge. Mi incantava l’idea di riprodurre questo concetto in un film. Lo trovo un racconto molto più suggestivo che non l’apertura di un nuovo capitolo. Il mondo e i personaggi sono cresciuti insieme a me , dentro di me, e ho sentito la voglia di parlare ancora di loro e della vita com,e mi sembra sia oggi. Che non è lo stesso punto di vista di dieci anni fa né quello che avrò tra dieci”

Sta minacciando un Bacio 3?

“Perché no? Vediamo che mi darà la vita”

Anche , o ancor più, da questo film si deduce che lei – padre di tre figli da tre madri – vede la vita sentimentale come una specie di Vietnam

“Sì, la vita di coppia è caos, un terreno burrascoso e accidentato sul quale muoversi cercando una via di comunicazione. Starsi vicini senza tradirsi , mentirsi e mancarsi di rispetto è quello che gli uomini cercano di fare da milioni di anni”

Durante i suoi litigi , pensa mai bella questa , la metto in un film?

“Sì, mi è successo di pensare questa me la segno. Così come situazioni che non mi pareva lasciassero un segno poi sono uscite fuori nel corso degli anni. Tutto quello che ti accade si trasforma nel tuo punto di vista , che applichi anche nel lavoro”

Gli errori si pagano tutti , dice nel film. E’ così?

Ne sono convinto. E lo impari quando la vita ti ha già legnato. A trent’anni ti perdoni facilmente , pensi che la vita sarà generosa. A quaranta , scopri che non è così e devi sapere cogliere la possibilità che ti offre , senza pretendere che vada dove vuoi”

Perché poi tutto questo bisogno di amare , quando è più semplice essere amati? Sarà contenta la sua attuale compagna..

“Ci sono momenti così faticosi in cui la resa ti sembra l’unico posto comodo dove rifugiarti. Però il personaggio di Accorsi , che pronuncia quella frase, non si arrende e riprende a cercare qualcosa di più alto”

Anche lei , citiamo ancora , ha vissuto periodi senza sapere la mattina cosa avrei fatto la sera?

“Sì, più volte mi sono ritrovato in quello stato euforico in cui ti senti immortale e invincibile , salvo scoprire poi che stavi solo scappando da te stesso”

La Mezzogiorno invece è scappata dal film. Deluso?

“Sì, me la sono presa , ma quando ho visto il provino tra Accorsi e la Puccini ho sentito che non sarebbe stato un problema e che Vittoria avrebbe portato avanti quel personaggio come e meglio di Giovanna. Il film mi ha dato ragione”

Il personaggio di Favino , il fascista del gruppo, alla fine fa la miglior figura

“Nessun significato politico: c’è solo la speranza anche nelle persone più ottuse. Quello è un eroe assoluto : un uomo all’antica , un padre padrona capace, però, di un salto che ben pochi altri potrebbero compiere”

Reduce dai due filmoni hollywoodiani , qui avrà diretto in pantofole?

“Credo di aver fatto abbastanza esperienza e successo per permettermi la leggerezza. Fare film che vengono visti da settanta milioni di persone è una palestra estrema. Prima avevo più paura. Ho ritrovato il gusto di giocare a fare il mio mestiere”

Ultima curiosità : quando lei bisticcia, piove sempre?

“No, ma pioggia e vento sono, nella storia del cinema , degli strumenti in più per raccontare quello che immagini , e io li uso. Però , se litigo per strada, mi copro”

martedì 23 febbraio 2010

INTERVISTA A JOE LETTIERI, IL MAGO DEGLI EFFETTI SPECIALI DI AVATAR


Joe Lettieri è il mago degli effetti speciali di Avatar e svela i segreti di un film che ha scritto una nuova pagina del cinema mondiale.

Quali novità tecniche ha impiegato nella realizzazione di Avatar?

“La sfida più grande per tutti noi era consentire a James Cameron di avere costantemente sotto controllo sia il mondo reale sia quello virtuale , integrando perfettamente quest’ultimo nel primo. Per fare ciò abbiamo utilizzato una particolare cinepresa , una virtual camera che permetteva a James di tenere sott’occhio gli attori in carne ed ossa e al tempo stesso le loro componenti virtuali”

Quali sono le nuove frontiere che potrà abbracciare la tecnica del motion capture?

“E’ difficile dirlo : il campo è aperto a varie possibili alternative, e non si può dire a priori quali possono essere gli sviluppi tecnologici futuri , perché tutto quanto è legato alle idee che i vari registi sapranno mettere in campo”

Pensa che il modo in cui Cameron ha utilizzato il 3d in Avatar abbia contribuito a creare una nuova grammatica di questo strumento ?

“Sì. Dopo aver completato la realizzazione di Titanic , James Cameron voleva esplorare la possibilità del cinema in 3d stereoscopico e avvicinarsi nel modo migliore a questa tecnica. Per questo , ha costruito una telecamera appositamente studiata e ha trascorso gli ultimi 10 anni a girare documentari. Grazie a questo metodo , siamo stati in grado di affrontare per Avatar tutti i possibili problemi del 3d, non solo a livello tecnico ma anche di grammatica cinematografica. Per essere convincente , il 3d stereoscopico deve essere realistico : deve perciò creare un mondo verosimile come viene visto attraverso gli occhi umani”

Alcuni critici americani hanno dichiarato che la portata rivoluzionaria di Avatar è paragonabile a quella che ebbe nel 1927 il film The Jazz Singer, che inaugurò l’era del cinema sonoro. E’ d’accordo?

“Sì, penso che è proprio questo ciò a cui stiamo assistendo. Ora molti registi , nel preparare i loro prossimi adulti , stanno valutando se e come potranno utilizzare queste tecniche”

Secondo lei , sarà mai possibile apprezzare la spettacolarità del 3d cinematografico sullo schermo di casa propria?

“So che dei produttori stanno lavorando alla realizzazione di televisori concepiti per il 3d stereoscopico , dunque penso che prima o poi sarà possibile. Ritengo però che uno dei più grandi piaceri della visione tridimensionale sia quello di fruirne su un grande schermo. L’impressione che hai, al cinema , è che sia il mondo del film a venirti incontro , avvolgendoti da ogni direzione. Sul piccolo schermo, invece , hai sempre l’impressione di essere tu che ti sforzi di guardare e immedesimarti in quel modo”

Come è stato concepito l’universo di Pandora , dov’è ambientato il film?

“Pandora è stata ispirata dal mondo sotterraneo. James Cameron è un fantastico nuotatore e ama esplorare il mondo subacqueo. Anche per Titanic , ha condotto personalmente immersioni nei fondali sottomarini teatro delle riprese. Ed è così che è iniziata la realizzazione di Pandora. Il pianeta è un mondo terracqueo che raccoglie in sé molti elementi sottomarini , ai quali sono stati poi aggiunti diversi elementi terreni per far sentire lo spettatore a proprio agio , per offrirgli una giungla riconoscibile”

Quand’è che si potrà vedere il 3d senza gli appositi occhiali?

“Non penso che passerà molto tempo prima che ciò sia possibile. Molti operatori del settore si stanno muovendo in questa direzione , anche se non ancora a livello cinematografico”

Il 3d visto in Avatar è il più convincente mai sperimentato prima. Pensa che presto verrà impiegato per rimpiazzare gli attori reali?

“In parte questo è già stato fatto in Avatar , dove in alcune scene gli attori reali sono stati ricreati artificialmente grazie alla tecnica del motion capture. E’ successo per esempio a Stephen Lang e al protagonista Sam Worthington quando si è trattato di girare alcune sequenze di combattimento o altre scene particolarmente pericolose”

Non pensa che, prima o poi , questo invoglierà Hollywood a riesumare stare decedute per riportarle sul grande schermo?

“Sì, è possibile , ma gli studios dovranno soppesare i pro e i contro di questa scelta. Perché portare in vita un attore scomparso quando è possibile utilizzarne altri vivi e vegeti?”

Magari per risparmiare sul budget..

“Ne dubito. Posso assicurarvi che non sarebbe affatto un’operazione a basso costo”

Avatar ci ha mostrato un mondo inventato che sembra più vero del nostro. Secondo lei , questo aprirà la strada a un utilizzo meno ortodosso di queste tecniche? Sarà per esempio possibile, per un governo o una nazione, simulare uno sbarco su Marte che in realtà non è mai avvenuto?

“Tecnicamente è possibile , anche se non riesco a immaginare chi potrebbe voler spendere tutti quei soldi per fare una cosa del genere!”

lunedì 22 febbraio 2010

INTERVISTA A NICHELE BONACCORSI , AUTORE DI UN LIBRO INCHIESTA SULLA PROTEZIONE CIVILE

Manuele Bonaccorsi ha scritto il libro inchiesta sulla Protezione Civile , diventata un sistema per gestire appalti senza i normali controlli.

La Protezione Civile è nata per la “prevenzione delle varie ipotesi di rischio” e il “soccorso delle popolazioni sinistrate”. Ma secondo lei ora è una sorta di licenza di agire. Perché?

“Perché per legge la Protezione Civile può avere poteri straordinari , in particolare quello di violare le leggi”

Violare le leggi?

“Se c’è il terremoto all’Aquila il 6 aprile e bisogna fare entro 24 ore le tendopoli per dare un tetto agli sfollati, io non posso chiedere un’approvazione al consiglio comunale per urbanizzare un parco pubblico prima di poterci mettere le tende”

Ci vorrebbe troppo..

“Quindi agisco “in deroga al testo unico degli enti locali”, senza dovere rispettare le leggi. E così in caso di emergenza la Protezione Civile può fare delle cose che altrimenti sono reati”

Questo è giusto

“Se lo faccio in periodi limitati , in zone limitate per la durata di emergenze reali”

Non è così?

“Dal 2001 in poi , quando Guido Bertolaso è arrivato ai vertici , sono stata varate oltre 700 ordinanze di Protezione civile. Una ogni 4 giorni. Gran parte delle quali nulla hanno a che fare con calamità naturali”

Del tipo?

“L’emergenza traffico a Catania : possibile che una cosa ch sarebbe compito dell’amministrazione comunale diventi emergenza? E non per un giorno: è stata dichiarata nel 2002 ed è rimasta fino al 2005. Emergenze traffico ci sono state anche a Trieste , Gorizia, Reggio Calabria, Napoli, Roma, Milano…”

Aveva ragione Johnny Stecchino : il problema dell’Italia è il traffico..

“Anche quello delle gondole : una simile emergenza c’è anche a Venezia. Per non parlare della Pedemontana veneta. Tutte situazioni che per il governo giustificano stato d’eccezione , stanziamenti di soldi e nuovi appalti. Con potere d’ordinanza”

Cos’è?

“Lo strumento tecnico che permette alla Protezione civile di fare il bello e il cattivo tempo. Il governo dichiara lo stato di calamità naturale in una riunione del consiglio dei ministri . Con lo stesso decreto nomina un commissario straordinario , che negli ultimi anni è quasi sempre Guido Bertolaso. E lui assume potere di ordinanza”

A quel punto Bertolaso cosa può fare?

“Può varare un’ordinanza che dà a lui stesso il potere di violare le leggi”

Detto così fa un po’ impressione

“Spariscono tutti gli strumenti della democrazia , il cui potere legislativo ( fare le leggi) , quello esecutivo ( Applicare) e giudiziario ( verificare se vengono rispettate) sono distinti perché possano controllarsi a vicenda. Nello stato di emergenza i controlli democratici saltano”

Ma la possibilità di violare le leggi vale anche per assegnare gli appalti?

“Sì, invece di fare gare pubbliche , il commissario straordinario può dare direttamente il lavoro a Tizio o a Caio”

Per questo uno come Giampaolo Tarantini aveva interesse a portare le donne al premier affinché gli facesse conoscere Bertolaso?

“Esatto. Bertolaso gestisce in maniera assolutamente libera una quantità di denaro superiore a quella di qualsiasi ministero. Cifre per di più segrete”

Come, segrete?

“Si. Io ho calcolato 10,6 miliardi in 10 anni . La procedura eccezionale fa sì che la Corte dei Conti e la Corte Costituzionale ( che devono verificare la regolarità della spesa pubblica) non possano esercitare controllo. Non si sa quanti soldi e come vengono spesi”

Ma così si crea una sacca di potere senza controllo…

“Vien giustificato in nome dell’efficienza . Ma le inchieste della magistratura sui grandi eventi – non solo quelle di Firenze o La Maddalena ma le precedenti a Catania e Trapani – mostrano che l’efficienza non c’è stata e che spesso gli appalti sono andati ad aziende in odore di mafia”

E’ successo anche alla Maddalena?

“Sicuramente lì ha permesso di aprire i cantieri in deroga alle norme di sicurezza del lavoro , o a quella ambientale. Ma anche le indagini per corruzione non sorprendono : quando si sospendono le leggi , imprenditori senza scrupoli hanno facilità ad inserirsi”

All’Aquila , però, l’efficienza c’è stata?

“Il governo ha deciso di fare la new town. Intanto tiene tuttora in albergo 6 mila persone, le cui case sono poco danneggiate e potrebbero essere riparate con una spesa di 10 mila euro. Ma mantenerli costa circa 60 euro auro a famiglia al giorno. Ci sono stati 10 mesi : con i soldi spesi avrebbero potuto ristrutturare sei volte le loro case. Ma alla protezione civile interessava la ricostruzione “in deroga alle leggi”

Almeno Napoli è stato un successo, o no?

“A Napoli hanno risolto l’emergenza rifiuti, dicendo che si può buttare la spazzatura tal quale o sotto terra o nell’inceneritore, anche se produce veleno. Per legge andrebbe separata, in modo da bruciare solo quella che non fa male. E infatti in un solo mese l’inceneritore di Acerra ha già superato il limite massimo di emissioni nocive previste nell’intero anno”

venerdì 19 febbraio 2010

INTERVISTA A SUSAN BOYLE “Sono cresciuta davvero come persona. Prima ero una specie di spettatrice che guardava il mondo da fuori , non mi sentivo realmente parte di esso. Ma adesso mi sento molto dentro “the big wide world”. E lo trovo molto eccitante”

Susan Boyle è stata vista su Youtube da 300 milioni di visitatori. Ragazza goffa di Blackburn , diventa dal giorno alla notte una star mondiale . Nata in un programma inglese tipo X Factor , ora è una star internazionale, almeno ci prova a diventare ad esserla.

Come l’ha vissuto quest’anno vertiginoso?

“Sono cresciuta davvero come persona. Prima ero una specie di spettatrice che guardava il mondo da fuori , non mi sentivo realmente parte di esso. Ma adesso mi sento molto dentro “the big wide world”. E lo trovo molto eccitante . E’ un po’ come l’anatroccolo che diventa cigno”

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Ma si è domandata cos’è che veramente piace di lei alla gente?

“Quello che vedi è quello che è. Nel mio caso non ci sono trucchi e belletti. Sono stata capace di dimostrare che se ti permetti di sognare , non devi mollare. Se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque altro”

Nella sua nuova vita le è successo di incontrare artisti che prima aveva solo sognato di incontrare?

“Certo, ho incontrato l’idolo della mia infanzia, Donny Osmond , a Novembre a Los Angeles. E’ stata un’esperienza fantastica. E’ una persona meravigliosa , e anche genuina , amabile”

Un anno dopo l’exploit , la sua vita è ancora un sogno o rischia di diventare una sorta di pesante reality show?

“No, è ancora un sogno diventato realtà. E non potrebbe essere altrimenti”

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Cos’è che ama veramente nelle canzoni che ha scelto per il suo disco?

“Questo disco era molto importante per me , ed era essenziale che ci fossero canzoni che mi affascinavano. Mi sono seduta e mi sono messa ad ascoltare canzoni pensando a cose che potessero vestire bene la mia voce , e anche a canzoni che significassero qualcosa per me quando le ascoltavo”

E’ pronta a cantare di fronte ad un pubblico per l’intera durata di un concerto?

“Mi piace molto suonare dal vivo. Ho cantato nel tour di Britain’s got talent e sono apparsa al Tivoli Music Hall in Danimarca.E’ una esperienza che voglio ripetere e ampliare , ma è bene che io faccia un passo alla volta”

Quali sono stata le sue influenze musicali?

“La mia famiglia era molto musicale. Mio fratello Joe è un autore di canzoni. Mio padre era solito cantare. Mia madre cantava e suonava il piano. Ho due sorelle che cantano molto bene. Diciamo che eravamo un poco come i Von Trapp. A casa c’erano chitarre ovunque ,un pianoforte, e noi provavamo di tutto. Amavamo molto i Beatles negli Anni Sessanta . Ero solo un piccolo cucciolo e ci sedevamo a guardare Top of The Pops aspettando loro e i Rolling Stones. Cantare è l’unica cosa che sapevo fare. Era la mia via di fuga e mio fratello mi comprava un sacco di dischi. Al tempo andavo matta per gli Osmonds. Ero solita andare su nella mia stanzetta e suonare dischi. Potevo essere chi volevo, immaginavo me stessa cantare di fronte a un pubblico. Era il mio rifugio di salvezza. Persino a tredici anni guardavo gente che cantava in Tv e avrei voluto essere lì , al loro posto e intrattenere il pubblico”

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La scelta delle canzoni del disco è piuttosto originale , considerando il tuo stile di canto :Madonna , Stones, Monkees. Sono i suoi artisti ideali?

“Diciamo che l’album in se stesso è una riflessione sulla mia vita. Per esempio You’ll see di Madonna è una canzone sulla determinazione, a dispetto delle prepotenze e delle prese in giro che ho sopportato nella mia vita. E’ una canzone sul dimostrare a se stessi quello che si è. E’ una canzone sulla consapevolezza che qualsiasi cosa possa accaderti , tu starai bene”

Non è spaventata da questo enorme , incredibile e improvviso successo?

“Assolutamente no. Lo trovo molto eccitante e voglio mantenerlo più a lungo possibile”

giovedì 18 febbraio 2010

INTERVISTA A JAMES IVORY, REGISTA CINEMATOGRAFICO “Come regista non sono attratto dall’emisfero omosessuale per se stesso. A me interessano i sentimenti e le passioni”

I regista James Ivory , autore di Camera con vista e Quel che resta del giorno” parla del suo amante perduto Ismail Merchant, deceduto quattro anni fa. Storia di una storia d’amore. Ricordi di un rapporto privato e professionale , durato quarant’anni. Ivory ora ha 81 anni , e ha deciso di vendere le opere d’arte e i suppellettili collezionate dal compagno per anni

“Ismail era uno shopaholic. Comprava qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Non ho bisogno di oggetti per ricordarlo . Lui sarà sempre con me”.

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Come si va avanti dopo una perdita così grande?

“In qualche modo si fa. Io sapevo di dover portare a termine ciò che avevamo cominciato. Quando è morto stavamo finendo di girare la contessa bianca. E poi c’era quest’altro film ( The City of Your Final Destination ndb). Buttarmi a capofitto nel lavoro mi ha aiutato a scendere a patti col dolore.. Ma è stato anche un inferno. Non avevo mai prodotto nulla prima di allora , non sapevo cosa significasse. Era Ismail che si occupava di tutto. Era così preciso e dedicato. Ora che non c’è più mi rendo conto di quanto facesse per me, in tutti gli aspetti della nostra vita insieme. Scoprirlo è stato uno shock. E poi mi mancano i suoi manicaretti. Lui amava cucinare. Anche se per uno della mia età certi piatti pieni di spezie sono un veleno…”

Scusi se glielo chiedo , ma a 81 anni dove trova tanta energia?

“Il cinema è l’unica cosa che so fare. Lavorare mi fa sentire Ismail più vicino , con un misto di dolore e piacere a cui non riesco a sottrarmi. Poi lei ha ragione e io sono solo un dinosauro con un ego smisurato. Troppo vecchio per tutto. Ricoperto da una patina di antico , come i miei film”

I personaggi femminili dei suoi film indossano lunghe sottane , corsetti e cappellini. Pensa che le donne di oggi vadano in giro troppe scoperte?

“E’ incredibile quanto poco le donne oggi si vestano. Ho fatto una passeggiata per Roma ed ero sconcertato. Nessuna meraviglia che poi gli uomini le considerino oggetti sessuali. Anche il cinema si sta involgarendo. A Hollywood i personaggi femminili sono unidimensionali. Non così nei film europei, ma l’Italia è un caso a parte. Sarà così che non mi viene in mente neanche un nome di una vostra attrice..Eppure non dovrebbe essere così. Una volta ho girato uno spot per Chivas Regal , le protagoniste erano ragazze texane, sudafricane , ceche e sullo sfondo c’era un’italiana. Era così particolare che , al confronto, tutte le altre impallidivano”

Che cosa deve fare un’attrice per recitare con James Ivory?

“Scherza? Sono loro a rifiutare. La parte di Laura Linney l’avevo offerta ad Annette Bening. Purtroppo non ha voluto lasciare la famiglia per trasferirsi per tre mesi in Sudamerica. Lei non ha idea di quante attrici mi dicono di no perché reputano noiosi i miei personaggi”

Cosa pensa della rappresentazione dei gay nel cinema?

“Troppi stereotipi. Brokeback Mountain e Milk mi sono piaciuti molto, ma come regista non sono attratto dall’emisfero omosessuale per se stesso. A me interessano i sentimenti e le passioni”

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Quando avete girato Maurice volevate prendere una posizione contro l’omofobia?

“Buon dio , no. Non che tenessimo nascosto il nostro rapporto , ma esporsi direttamente sarebbe stato da suicidi. Hollywood è talmente puritana ancora oggi , si figuri negli anni Ottanta. Il film però è stato accolto bene. Tranne in Inghilterra , che aveva già snobbato il libro di Edward Forster da cui era tratto. Gli inglesi sono ancora molto indietro , quasi come voi italiani che bocciate una legge contro l’omofobia. Non che ciò che meravigli. E comunque rispetto al passato le cose sono migliorate. Non avrei mai voluto vivere ai tempi di Casa Howard o Camera con vista. Se non eri ricco , la vita era un inferno. Se poi eri pure omosessuale non ne parliamo”

Lei ama molto l’India , terra d’origine di Ismail. Cosa pensa di Sonia Gandhi?

“Ha stabilizzato il Partito del Congresso , quello più dinamico e interessante. Ma nonostante sia la culla della tecnologia , il Paese ha troppi problemi. Temo che quella indiana rimarrà una speranza. Quello in India è stato il periodo più felice della mia vita, sa? Era tutto nuovo per me, ero così felice. Ero con Ismail. Temi che non torneranno più”

mercoledì 17 febbraio 2010

INTERVISTA A NICOLAI LILIN , SCRITTORE RUSSO “Raccontare i tatuaggi è disonesto. Il tatuaggio non accetta le parole, le sostituisce”

Nicolai Lilin è uno scrittore russo arrivato da Bender – nella terra senza legge della Transnitria , tra Moldavia e Ucraina , una specie di enclave che si dichiara comunista e guarda a Mosca. Nel suo nuovo libro racconta il popolo urca, vissuto in Siberia. Si chiama “Educazione siberiana” ed è diventato in fretta un caso editoriale , ma anche un caso politico. Ha scatenato amori e odi , e critiche feroci di molti esperti in Russia , che lo accusano di mistificazione e ricostruzione fantasiose.

“io volevo solo raccontare in un romanzo la Russia di mia madre , che ha lavorato tanto e alla fine è dovuta fuggire da casa , in Italia. E il mondo di mio padre , che è vivo per miracolo e non ha più niente . Una delle tante vittime dello sporco gioco di potere che si è svolto in Transnistria. Oggi sta ad Atene , fa mille lavori, il macellaio o il cameriere , è un uomo solo , che ha lasciato alle sue spalle un intero mondo perduto”

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Nicolai, nei suoi racconti , tra icone e coltelli, tutto sembra rovesciato : i criminali sono onesti , e dallo Stato , invece bisogna guardarsi. Quelli , che dovevano essere i cattivi, sanno difendere i deboli , onorare i vecchi , aiutare i malati , fedeli a un codice d’onore, direi cristiano

“Io ho scritto della mia famiglia , della mia gente , della comunità dove sono cresciuto , di cui nulla si sa. E’ un racconto che piace a nessuno, evidentemente. Mezza Russia , e non solo, mi odia per questo. C’è chi dice che sono balle, che è tutto inventato , che in Transnistria non è stato mai deportato nessun siberiano. A me non interessa. Io non sono uno storico, non ho fatto ricerche d’archivio. Ho scritto un romanzo , con quello che ho visto e che so. Gli urca non furono deportati? La mia bisnonna , che a 23 anni rimase sola con sette figlioli , ricordavano che li avevano portati via tutti insieme col treno fino alla frontiera. Furono costretti ad attraversare il fiume e fu detto loro “Le armi sono pronte , chi torna indietro è morto”. A casa lo raccontava sempre. Ma fuori aveva paura. Quando io ero piccolo, lavorava in ospedale, faceva l’infermiera. E si faceva passare per ebrea , per non dire chi era. Questa è la nostra storia”

Chi sono nel suo libro pagine anche divertentissime e toccanti. E piccole cose all’apparenza insignificanti che disegnano una realtà, un’atmosfera: per esempio suo zio che le lasciava le chiavi di casa per innaffiare i fiori quando era in galera , come fosse andato in vacanza. E però il libro sfata d’un colpo molte convinzioni radicate. Gli urca , per esempio, che nell’immaginario collettivo sono la peggior stirpe dei criminali siberiani , selvaggi e senza cuore , qui appaiono come figure quasi mitologiche , con una scala di valori potentissima che si tramanda da generazioni attraverso gli insegnamenti dei vecchi. Solzhenitsyn e Shalamov li avevano descritti in tutt’altro modo.

“Parliamo sempre di testimonianze che arrivano dal di fuori. Ricostruzione alimentate dal regime sovietico per cancellare la memoria di questo popolo, diffamandolo. Neanche Shalamov ha mai visto un vero urca : nei lager i criminali di più rozza natura venivano etichettati come urca. E così sono passati alla storia. E’ successo anche ai nomadi mongoli. Non so perché, ma li chiamano basmaci (eppure i ribelli basmaci dovevano essere popolazioni islamiche del Tadzhikistan e dell’Uzbekistan) : un marchio che fu una condanna , e ne condizionò l’esistenza. Beh, permettetemi di raccontare un’altra storia, la mia. Quella degli urca visti dai loro figli, quella che mi ha raccontato mio nonno”

Però sembra colpito dalle critiche che le sono piovute addosso

“Io sentivo di dover salvare la memoria di alcune cose, dolorose, accadute nella terra dove sono nato. Ho scelto di rivolgermi alla gente come me, raccontando quello che ho visto e vissuto veramente. Non ho filtrato il ricordo attraverso il mio spirito critico di oggi. Ho voluto riprodurre la realtà così come è arrivata a me, attraverso la mia percezione di bambino , prima, e di ragazzo di sedici , diciotto anni , poi. Piccole storie di uomini e donne che non si trovano nelle enciclopedie. Mia madre, leggendo il libro, ogni tanto diceva “Nicolai , ma guarda che qui hai sbagliato , la cosa non era esattamente così …”. Io la bloccavo subito “Mamma , io la ricordo come l’ho scritta”.

Con il crollo dell’Urss le cose da voi sono andate anche peggio. Che cosa è rimasto del suo quartiere , Fiume Basso?

“La nostra zona è una terra senza legge sotto il controllo della Russia. Tutti i meccanismi sono saltati e l’illegalità è diventata norma. E’ un gigantesco arsenale in balia di interessi contrastanti. Laggiù gente onesta non c’è n’è più , e tutto si paga. Come diciamo noi : neanche le mosche fanno l’amore per niente. L’ultima volta che ci sono stato non ho riconosciuto il posto , dei miei amici non c’è più nessuno”

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Affascinante è la storia dei tatuaggi. Li descrive come un codice segreto , che solo gli iniziati possono leggere e decifrare. Un libro misterioso che al saggio rivela i trascorsi di una vita. Può spiegarci i tatuaggi segnati sul suo corpo?

“No, non posso.Raccontare i tatuaggi è disonesto. Il tatuaggio non accetta le parole, le sostituisce”

Comunque a Cuneo , dove vive, fa il tatuatore. Secondo l’antica arte siberiana

“Non più. Ho ricevuto molte minacce e ho dovuto smettere”

Sulla guerra cecena lei sta scrivendo un altro libro . Ma le vorrei chiedere subito come ha potuto lei, cresciuto nel rifiuto delle istituzioni e delle autorità , combattere nell’esercito russo contro un popolo ribelle

“Mi ci sono trovato e non ho avuto la possibilità di evitarlo. Una volta dentro , pensi solo a salvare la pelle. Atrocità , sì, ce ne sono state tante , dall’una e dall’altra parte. Ma al mio comandante devo la vita. Lo rispetto e gli sarò grato per sempre”

martedì 16 febbraio 2010

INTERVISTA A HILARY SWANK “Le origini umili mi sono servite a tenere i piedi per terra. La ricchezza vera è avere una madre come la mia”

Hilary Swank è stata Amelia Earhart , l’aviatrice più famosa del mondo. Sorvola l’Atlantico in solitaria : 14 ore e 56 minuti da Terranova a Londonderry , nell’Irlanda del Nord. “Io ho i mascelloni e lei aveva l’ovale perfetto , lei aveva gli occhi grigi e io ce li ho castani, lei era chiara e lentigginosa , io sono olivastra : che cosa c’entravo?”.

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Stavolta si è allenata sulle nuvole?

“Prima ho letto moltissimo , sulla Earhart c’è un intera bibliografia. Persino in una puntata di Star Trek si parla di un suo rapimento da parte degli extraterrestri . Quando mi hanno offerto la parte non sapevo che avevo fatto l’infermiera durante la guerra né che si batteva per l’infanzia come le celebrità di oggi. Certo, avevo ben presente che era un’icona, un mito , che l’America era trascinata dalla sua carica vitale e dalla sua indipendenza. Il suffragio universale venne conquistato nel 1918 e pochi anni dopo Amelia lanciò un concorso per aviatrici , altro che miss di bellezza”

Anche lei è una sportiva ?

“Ho preso lezioni di volo, vorrei arrivare al brevetto. Quando pilotavo sul set mi sentivo libera dalle cose della terra. Ma non ho cominciato con l’elemento aria , preferisco l’acqua. Da piccola partecipavo ai campionati nazionali di nuoto , adesso mi diverto con gli sci nautico, con il rafting. Anche portare a spasso i miei cani mi tiene in esercizio , visto che tirano parecchio. Lo sport mi fa sentire viva”

Si considera una donna coraggiosa?

“Diciamo che sono determinata . Ambiziosa . Sono una che nella vita accetta di correre rischi ( ha pure rischiato l’avvelenamento da mercurio per la dieta di Million Dollar Baby ndb). Questa volta , però, non mi faceva paura l’aereo , semmai quell’accento del Midwest , del Kansas anni 30, suonava così upper class. Me ne stavo chiusa in casa a ripassarlo al buio , ad ascoltare i discorsi di Amelia. Eppure anch’io sono del Midwest , sono nata in Nebraska. Non sono nata ricca..”

Le dispiace?

“Scherza? Non lo cambierei per niente al mondo. Le origini umili mi sono servite a tenere i piedi per terra. La ricchezza vera è avere una madre come la mia. Quando avevo 15 anni , Judy Swank ha scommesso su di me. Con 75 dollari in tasca è saltata in macchina al grido di “Los Angeles , arriviamo”. Mi ha sempre detto che nella vita dovevo fare ciò che sognavo “L’attrice? Ok”. A ripensarci , mi emoziono. Il passato , comunque , non si dimentica. Ritaglio ancora i buoni sconto , a New York vado in metrò”

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Ma no?

“Ma sì , ho vissuto in un parcheggio per roulotte, le madri di certi compagni di scuola mi bollavano come non frequentabile”

Che errore!

“Per questo sono vicina alla gente ora che c’è la recessione. Mi capita spesso di incontrare donne , anche uomini veramente , che lottano per risalire la china , persone costrette a lasciare le proprie case… Non sono io a parlare , sono loro a dirmi “Grazie Hilary , perché non ti sei mai arresa , perché hai dimostrato che si può ancora essere parte del grande sogno americano”

E’ anche produttore esecutivo del film Amelia?

“Oh certo. Non ho solo messo il mio nome nei titoli di coda , ho lavorato nel cast , sulle musiche. Poi, ci servivano gli aerei giusti. Ce ne sono solo tre al mondo come quelli della trasvolata oceanica. Uno è a Parigi, uno in California..naturalmente non volano più. Bè, ho chiamato io i proprietari “Buongiorno , sono la Swank, diventerò Amelia ci presta il suo velivolo? Dovremo girare alcune scene in Sudafrica”. E’ stata un’impresa trasportarli”

Insomma, ha un talento per il business. Poi è una delle dieci attrici che fanno guadagnare di più gli studios : per ogni dollaro del suo cachet ne tornano indietro 23

“Per avere successo devi per forza capire un po’ dell’una un po’ dell’altra cosa. Io sono un’attrice , adoro raccontare storie. Ma siamo realistici , tutto va promosso e tutto costa. Mettere su lo show , girare il mondo per parlarne , farsi vedere in giro… Anche la Earhart finanziava la passione per il volo firmando collezioni di valigie, linee d’abbigliamento sportivo. I suoi spot hanno fatto storia”

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Arte e affari , matrimonio perfetto. Amelia era sposata con un pr, il suo manager , che l’ha sostenuta fino alla fine

“Conosco alcune meravigliose relazioni di questo tipo . Certo , non è facile incontrare uomini così sensibili e solidi …Meglio se ci si supporta a vicenda. Il punto è che la Earhart era avanti per i suoi tempi e anche per i nostri. Non voleva sposarsi , alla fine s’è sposata alle sue condizioni , non ha mai chiesto scusa, neanche per il tradimento. Non è normale , vero?”

lunedì 15 febbraio 2010

INTERVISTA A ENRICO FABRIS , PATTINATORE ITALIANO “Essere a Vancouver è il coronamento di anni di fatica

Enrico Fabris ha vinto le Olimpiadi del 2006 e ora è pronto a fare il bis.

Dopo l’exploit di Torino 2006 in cui vinse 2 ori e un bronzo , ora tutti si aspettano altre grandi prove a Vancouver, come vive questa attesa?

“Mi sto allenando duramente e con sostanza. Sono molto preparato e lo dimostrano i miei ultimi tempi nelle gare di preparazione. La pressione non mi spaventa per niente , cerco di viverla come uno stimolo. Anzi non vedo l’ora di tornare a respirare l’aria olimpica , mi manca l’adrenalina e tutto il contesto”

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Che ricordi ha della sua vittoria torinese?

“E’ stata un’esperienza bellissima, che ho potuto condividere con un gruppo di compagni affiatato. Ricordo perfettamente il calore del pubblico , l’attesa e la mia gioia incontenibile dopo le vittorie”

Come si vive l’Olimpiade all’interno del villaggio?

“E’ una sensazione unica . Una vera festa mondiale, ci sono i migliori atleti di tanti sport e di tutte le nazioni. C’è un clima di grande sportività e questo ti dà molta carica. Ma non mancano neanche i momenti di condivisione. E poi essere lì è il coronamento di anni di fatica”

Mi racconti una sua giornata tipo ora si sta preparando per un evento così importante

“Sveglia alle 7.30. Dopo una colazione leggera, inizio ad allenarmi. In questo periodo si pattina nonostante il freddo. Poi c’è il pranzo , un riposino e altri allenamenti. Vado in bici o in alternativa faccio palestra. La sera un po’ di massaggi e stretching per rilassarmi. D’estate è più dura. Ci si allena anche di più per 6-7 ore al giorno

Sembra un programma molto duro , non le viene mai voglia di dire “Chi me l’ha fatto fare”?

“Allenarsi con questi ritmi non è sempre piacevole , ma il pattinaggio è lo sport che volevo fare fin da bambino. E quindi mi reputo fortunato. Se si vogliono ottenere dei risultati , bisogna impegnarsi a fare delle rinunce: non c’è altra soluzione”

A cosa ha dovuto rinunciare per imporsi?

“Ad avere una base , un posto di riferimento , mi sento un nomade sempre in giro per il mondo. Ho avuto un ritmo di vita diverso da quello dei miei coetanei. Non è sempre facile ritagliarsi momenti di svago”

Avrà comunque trovato dei punti fermi per superare i momenti di sconforto?

“Certo per me la famiglia , gli amici e la mia fidanzata sono indispensabili. Il loro conforto e la loro fiducia sono stati vitali. Mi hanno aiutato nei momenti difficili in cui anche se mi allenavo duramente i risultati non arrivavano. E’ anche vero che per rialzarsi bisogna avere fiducia in se stessi e sui propri mezzi”

E il talento dove lo mette?

“Ci vuole anche quello, ma non basta”

Mai pensato di mollare o di cambiare vita?

“Mai. Anche se devo dire che la difficoltà più grande non è quella di arrivare in alto. E’ quella di confermarsi dopo un grande exploit. E’ faticoso essere continuo e costante nel tempo. Vancouver sarà una bella sfida per la mia carriera”

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Non le dà fastidio che l’attenzione dei media su certi sport si accenda solo durante i grandi eventi?

“Mi sembra una cosa normale. I numeri del pattinaggio sono nettamente inferiori a quelli degli altri sport. Non possiamo stare sempre stare sulla cresta dell’onda e non sarebbe neanche giusto. Io penso ad allenarmi e a non perdere la concentrazione. Non amo i clamori e questo sport rappresenta la mia esatta dimensione”

Le piacerebbe che le nuove leve si avvicinassero al pattinaggio?

“Certo mi farebbe molto piacere che i più piccoli si interessassero a questa disciplina , capendone la bellezza. Però non credo questo avvenga in tempi brevi”

Cosa fa nel tempo libero quando non si allena?

“Non ho molto tempo da dedicare a me stesso, ho sempre i minuti contati. Sono comunque un ragazzo semplice , mi piace leggere , ascoltare musica , suonare la chitarra. Passeggiare sull’altopiano di Asiago mi rilassa un sacco e mi serve per ricaricarmi. Mi piace stare con la mia famiglia , i miei amici e con la mia ragazza. Non ho bisogno di molto altro”

Oltre ad essere uno sportivo è anche un tifoso?

“Non particolarmente. Il calcio non mi interessa . Seguo soltanto la nazionale durante i mondiali. Tra gli sport mi piace il ciclismo”

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Sembra una persona molto sicura di sé e con le idee chiare , se non avesse intrapreso la carriera sportiva , cosa avrebbe fatto?

“Sono di natura molto razionale e quindi mi risulta difficile pensare alla mia vita senza il pattinaggio. Ho preso il diploma di maturità scientifica , forse avrei fatto ingegneria o una facoltà matematica”

Se le chiedessi come vede il suo futuro?

“Sui pattini per un bel po’ di anni . E poi di certo non mi dispiacerebbe mettere su famiglia , ma ora è prematuro”

venerdì 12 febbraio 2010

INTERVISTA A FRANCIS FORD COPPOLA “Un tempo, quando le famiglie erano numerose c’era sempre qualcuno che moriva. Spesso la gente muore giovane perché i giovani pensano di non poter morire”

Francis Ford Coppola ormai ha settant’anni, ma se ne sente diciotto. All’ultimo Cannes ha partecipato nella serie Quinzane con il suo “Tetro” ( il quale ha diretto e prodotto). Ambientato tra Buenos Aires e Patagonia, racconta di un marinaio che cerca suo fratello. Sui due pesa l’ombra del padre , direttore d’orchestra di fama mondiale , musicista proprio come Carmine Coppola , padre di Francis che ha suonato con Toscanini e ha firmato la colonna sonora de Il padrino.

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“Di un Paese che non riesca dare spazio ai giovani”

Lei conosce Silvio Berlusconi? Come le pare?

“L’ho incontrato diverse volte. E’ un grande intrattenitore: simpatico, canta , suona il piano. Lo ricordo ai tempi di Craxi , la sua ascesa televisiva , gli appoggi politici. Mi ha colpito il fatto che sia riuscito a costruire un potere mediatico al di fuori di ogni regola. Negli Stati Uniti non sarebbe possibile. E devo die che tutto questo non ha fatto bene alla qualità della vostra televisione. Delle vicende recenti che lo coinvolgono non ho capito molto. Anzi, già come ci siamo: ma questa Noemi è davvero sua figlia?”

A proposito di bugie , lei ha detto “Nessuna cosa che racconto nel film è realmente accaduta ma tutto è vero”

“L’essenza delle cose è la vera, magari ho un po’ mescolato i personaggi e i pensieri. Ad esempio mio padre non corrisponde al personaggio di Klaus Maria Brandauer ( nel film Tetro) , che è piuttosto modellato su un Riccardo Muti o Vana Karajan. Non ha mai raggiunto quella fama , né ebbe successo prima del Padrino. Era più come quello che nel film è il personaggio dello zio, un artista che lotta continuamente per sopravvivere”

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La differenza tra Tetro e il Padrino , ha detto, sono i quattro accoltellamenti , i due strangolamenti e i venti omicidi a pistolettate della saga dei Corleone. E le analogie?

“Entrambi i film esplorano i conflitti all’interno di famiglie di immigrati italiani. Famiglie che si amano e per questo sono capaci di scontri durissimi , gelosie, rancori. Specie quando si innestano elementi esterni alla famiglia , che rompono equilibri. Quando ho fatto Il Padrino non sapevo niente dei gangster ; ma conoscevo le dinamiche delle famiglie italo-americane. Ho messo in scena quelle. Lo faccio anche stavolta. Lo spunto di partenza è stato quel sentimento di abbandono che mi regalò mio fratello maggiore quando , da ragazzini, traslocammo e lui decise di restare dalla nonna perché voleva finire l’anno scolastico lì. Un trauma che avevo sempre rimosso”

Tetro è anche un film sulla rivalità e sul successo. Dei suoi due figli registi , Roman e Sofia, lei ha avuto più successo..

“Roman ha sempre aiutato Sofia. Da ragazzini erano già molto uniti , ma quando il nostro figlio più grande , Gian Carlo , è morto in un incidente di motoscafo , Roman e Sofia si sono trovati davanti due genitori impazziti di dolore. Questo li ha fatti stringere l’uno all’altro. Non posso sapere che cosa c’è davvero nel cuore di Roman, ma so che è felice del successo di Sofia e che lei abbia chiamato suo figlio Romy”

Nel film c’è anche il dolore per la perdita improvvisa di qualcuno che si ama , per un incidente

“Sì. Un tempo, quando le famiglie erano numerose c’era sempre qualcuno che moriva. Spesso la gente muore giovane perché i giovani pensano di non poter morire. Un’altra giovinezza per me è stato un film straordinario , mi ha permesso di ragionare di filosofia e rispondere a tante domande esistenziali, sulla vita e sulla morte . Ma il pubblico lo ha giudicato poco emozionante. Stavolta, con Tetro, sono voluto partire dai miei sentimenti più viscerali , dal mio vissuto , con l’obiettivo di coinvolgere chi guarda”

Ha girato in Argentina. Come ci si è trovato?

“Mi sono sentito a casa , la cultura argentina è molto legata all’Italia. Anche se un po’ vecchio stile, come succede alla comunità franco-canadesi. Restano affezionati alle tradizioni e al passato mentre nel paese d’origine tutto si modernizza e sio evolve , anche il linguaggio. Tra le cose che più amo di questa mia seconda vita , dopo gli anni trascorsi a preparare progetti che non hanno mai visto la luce, da pinocchio a Megalopolis , è che faccio un film all’anno , viaggio, scopro nuovi posti e nuovi cibi. Ho già pronto un nuovo film e un nuovo posto per girarlo. E’ la parte più divertente del mio mestiere”

Lei ama anche scoprire i nuovi talenti. Dalla fucina di I ragazzi della 56a strada , sono usciti Matt Dillon , Tom Cruise , Patrick Swayze , Rob Love, Emilio Estevez. Il giorno esordiente di Tetro , Alden Ehrenreich, è già stato salutato come il nuovo Di Caprio

“Scovare talenti per me è semplice. E’ come quando vai a una festa e incontri tante belle ragazze. A quale di loro pensi il giorno dopo? Quale ti resta ancora impressa dopo una settimana? Con gli attori è così , c’è sempre qualcuno che ti colpisce per quel pizzico di mistero , per quello che dice o non dice. Lo capisci e basta”

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A quale dei suoi attori è rimasto più affezionato?

“Matt Damon , con cui ho girato L’uomo della Pioggia. Ho amato la sua dedizione totale , il suo entusiasmo , la sua semplicità. Anche se oggi è una star , sono sicuro che, se lo chiamassi per lavorare con me , verrebbe di corsa”

Perché Tetro è girato in bianco e nero?

“E’ un omaggio a film come Rocco e i suoi fratelli. Ho sempre amato il vostro cinema , la vostra commedia. Adoro I soliti ignoti , mi piacciono Mario Monicelli , Pietro Germi , Alberto Sordi. Certo , oggi sono felice del successo di Gomorra , conosco e stimo registi come Giuseppe Tornatore e Marco Tullio Giordana. Ma sono casi isolati. Quando Roberto Rossellini era il maestro , aiutava Antonioni , Fellini e i più giovani , come facciamo ancora noi in America. Ho un fratello gemello che venero , ma ne ho anche uno acquisito che si chiama George Lucas. L’ho conosciuto che aveva 19 anni , l’ho aiutato e stimolato. Sono felice che oggi sia il regista più ricco di Hollywood. E mi piace pensare che molto del talento dei miei figli Sofia e Roman sia nato anche da quelle estati trascorse insieme nella tenuta dio Napa Valley, quando facevo loro preparare degli spettacoli da mettere in scena per la famiglia”

giovedì 11 febbraio 2010

INTERVISTA A STUART WEITZMAN, L'UOMO CHE FA LE SCARPE ALLE DIVE



Stuart A.Weitzman è l’uomo che mette le scarpe ad Hollywood. L’uomo è un gioviale signore di 68 anni con la passione de cinema retrò , della pittura e del ping pong. Anche il padre di Stuart produceva scarpe , nel Massachusetts.All’inizio lui dava una mano:

“Disegnavo qualche modello. Ma senza crederci. Finché un giorno , passeggiando per Fifth Avenue , non vedo una mia creazione esposta in una vetrina superchic. Girai i tacchi. Voltai per sempre le spalle a Wall Street (era avviato nella finanza ndb). Visto come vanno adesso le cose in Borsa , non me ne pento”

Negli anni 70 Weitzman venne in Europa con l’idea di impiantarvi le fabbriche

“All’inizio pensavo all’Italia , ma il vostro Paese attraversava una fase turbolenta. Finii per scegliere la Spagna”. Alicante. Dove oggi dà lavoro a 2000 persone


Mister Weitzman , lei ha ormai boutique in tutto il mondo. I viaggi la ispirano? Se ne va in giro spiando le scarpe della gente?

“Prendo soprattutto ispirazione dagli oggetti : questa poltrona , come la tazza di caffè che ora ho in mano”

Sta dicendo che dietro ogni scarpa Weitzman c’è una poltrona?

“Perché no? Se è bella , comoda e durevole. Ad affascinarmi è soprattutto l’idea che le cose che ci circondano siano state disegnate , pensate. Frutto d’ingegno. E gusto. Sono stregato dagli accessori”

Perché fa solo scarpa da donna?

“Vede, in questo momento , perché noi due esauriamo praticamente tutte le possibilità della calzatura maschile : sportiva o classica. Non si scappa. Pur con il massimo dell’invettiva non ci si può spingere oltre. Mentre creare per la donna ti obbliga alla ricerca , alla scoperta, alla fantasia”

A piedi , quali sono le donne più eleganti?

“Le italiane”

Avrebbe dato la stessa risposta se questa intervista le fosse stata fatta da un settimanale colombiano?

“Sì. Prenda gli Stati Uniti : lì un’impiegata compra tutto al discount. Anche per le grandi occasioni. In Italia non sarebbe concepibile. Almeno un paio di belle scarpe una donna se lo concede. Mediamente , c’è un’altra cultura del gusto. Lo vedo persino nelle piccole città del centro , dove vengo spesso a rifornirmi di materiali”

La “sindrome Imelda Marcos” , la bulimia del possedere interi guardaroba pieni di scarpe, contagia sempre più consumatrici. Davanti al flagello , lei si frega le mani o ha qualche terapia da suggerire

“Il fenomeno spiazza anche me. Oltretutto si parla di Imelda come se fosse stata una specie di diva stravagante. Ma non era la moglie di un dittatore?”

Altroché. Invece, in fatto di scarpe, chi è la star di tutti i tempi

“Ancora Audrey Hepburn. Le sue ballerine. Ciò detto , non so chi abbia inventato il tacco alto : so solo che tutti gli dobbiamo moltissimo. Ha letteralmente ridisegnato la gamba femminile”

Ha molti devoti. Anche tra i maschi

“E’ diventato un’arma . Non solo di seduzione di parità. Pensi al film Rivelazioni – Sesso a potere : Demi Moore non potrebbe tener testa a Michael Douglas se non dall’alto di 10-12 cm di tacco”

I capricci delle dive non le hanno mai dato voglia di infilarsi dentro un paio di ciabatte e ritirarsi in campagna?

“Le celebrità sono le più difficili da accontentare , ma anche quelle che aiutano di più l’immagine. IO però non penso solo a loro. Ma anche alle fidanzate , alle spose, a qualsiasi donna che lavori. Il segreto sta nel metterle d’accordo tutte”

Farle sognare lo stesso sogno, a prescindere dalle aliquote fiscali

“Le scarpe femminili sono un sogno non solo per chi le porta. Chi si chiede che calzature porti Brad Pitt?”


Una vasta umanità non si chiede nemmeno che scarpe porti Angelina Jolie

“Certo. Ma c’è anche una parte di umanità che questa domanda se la fa”

mercoledì 10 febbraio 2010

INTERVISTA A SILVIO MUCCINO “Io avevo creduto molto in Walter Veltroni . Ho sperato fino all’ultimo che ce la facesse”

Silvio Muccino, attore fratello del regista Gabriele uscito adesso al cinema con “Baciami ancora”. La sua ultima apparizione al cinema è la voce di Astro boy

Che cosa le viene rimproverato , di più, nel privato?

“Di non riuscire a mostrare i miei sentimenti”

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Da ragazzino, invece per che cosa la sgridavano?

“Per essere distratto , poco attento. A scuola come nella vita. Non ne sono mai guarito , tanto che spesso devo ricorrere al training autogeno. Sempre immerso e superconcentrato sulle mie fantasie professionali , nel privato sono sbadato e distaccato. Forse è un meccanismo di difesa. Il fatto è che avendo iniziato a lavorare giovanissimo sono cresciuto in fretta. Ma ho lasciato poco spazio a me stesso. Così quando devo confrontarmi con la vita reale a volte mi imbarazzo. Mi scopro con pochi mezzi e allora vado”

Evade come?

“Quando venivo buttato fuori dalla classe perché ero disattento – e accadeva spesso – immaginavo sempre di volare via. Anche stanotte ho sognato di volare e andarmene. Forse in ciascuno di noi , seppure adulti , c’è un po’ di Peter Pan. Anche se passati i diciott’anni Peter Pan è decisamente fuori tempo”

Lei era un ragazzino timido e sensibile , spesso vittima di scherzi anche pesanti. Che cosa ritrova di sé nel personaggio di Astro Boy?

“Il bisogno di essere accettato dai miei genitori. Astro Boy desidera soprattutto amore. Anche nel migliore dei casi , cioè quando la famiglia resta unita e non si disgrega , un bambino è una specie di animaletto che muta giorno dopo giorno. In quei cambiamenti ti senti molto solo. Perché non sei né carne né pesce. Allora cerchi affetto, rassicurazione, comprensione. Anch’io mi sono sentito così molto tempo fa. Per questo mi sono sempre identificato in personaggi un po’ insicuri , deboli e impacciati. Ragazzi con problemi proprio come me , che però riuscivano a vincere se stessi”

Quei cartoni animati guardava da bambino?

“Holly e Benji. Ricordo le liti familiari davanti alla tv, perché a volte coincideva col telegiornale. Se non me lo facevano vedere , mi disperavo. Picchettavo il televisore in segno di protesta e non c’era verso di schiodarmi”

I cartoni di una volta erano meno violenti di quelli di oggi?

“Per niente. Mi ricordo che mia sorella Laura mi proibiva di guardare I cavalieri dello zodiaco perché troppo brutale, e io lo vedevo di nascosto. Per non parlare di Ken il guerriero , che toccava le persone con un dito ed esplodevano. Non bisogna demonizzare la violenza nei cartoni. Dipende da come la si racconta. Anzi, guardandola in tv i bambini imparano a riconoscerla. E poi non ridiamo tanto guardando Stanlio e Ollio senza accorgerci che i loro sketch erano di una crudeltà infinita..”

I ragazzi però sono sempre più feroci. Ha fatto rumore la decisione di un giudice di sospendere la sentenza su un gruppo di quindicenni che avevano stuprato una coetanea..

“Strano. Negli Stati Uniti arrivano all’eccesso opposto , processano bambini come adulti , mentre noi perdoniamo di tutto a quelli che bambini non sono più da tempo. Se è vero che i fenomeni di violenza di minori su minori sono spesso conseguenze di abusi domestici o di insegnamenti sbagliati da parte dei genitori , è anche vero che a 15 anni si è responsabili delle proprie azioni. Oggi si cresce in fretta. I 15 anni dei nostri giorni non sono quelli di una volta”

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Lei avrà figli?

“Tempo al tempo. Preferisco non fare programmi. Anche perché le famiglie oggi sono sempre più precarie”

Il suo giocattolo preferito da bambino?

“Arco e frecce. Forse faccio l’indiano ancora oggi a volte, chissà. E poi le macchinine. Ero fissato con quelle radiocomandate”

Lei ha un cane , un bastardino trovato per strada a cui è molto legato. Come giudica la violenza sugli animali al cinema? Il film di Tornatore , Baaria, è stato molto criticato per una scena , vera, di macellazione?

“Non ho visto Baaria e non credo che lo vedrò. Faccio già fatica a guardare un film per ragazzi come Free Willy figuriamoci. Non reggerei. La brutalità dell’uomo verso gli animali mi deprime. Gli animali sono capaci di un affetto e una dedizione superiori a quelli umani”

Che cosa pensa delle ultime vicende politiche ?

“Sono amareggiato. Questo governo se ne frega dei bisogni della gente. Si preoccupa soltanto di proteggere se stesso. E l’opposizione è inesistente, incapace di tutelare gli interessi del proprio elettorato e forse meno interessata. Io avevo creduto molto in Walter Veltroni . Ho sperato fino all’ultimo che ce la facesse. Purtroppo il suo tempismo era sbagliato. La partenza è stata troppo debole , con una sinistra già sconfitta all’avvio. Un’occasione sprecata”

martedì 9 febbraio 2010

INTERVISTA AL COMICO DI ZELIG GIOVANNI VERNIA “Mi ero iscritto a un corso serale di teatro. Ma mi sentivo a disagio perché le persone che frequentano queste scuole vengono spesso dal mondo dello spettacolo, sono aspiranti veline o ex Grande Fratello”

Giovanni Vernia è un comico di Zelig, l’urlatore di “Essiamonoi”.

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Eri uno studente modello. Poi sei diventato un manager promettente. E sei finito a fare il comico. Come è successo?

“Ho iniziato per caso. Il mio destino in effetti era fare il dirigente d’azienda. Infatti ero country manager per l’Italia di una grossa società di web marketing. Insomma , ero messo bene. Dopo la laurea a Genova , 110 in Ingegneria , mi sono trasferito a Milano in cerca di fortuna. Era il 2000. Perché si, Genova è tanto carina, c’è anche il mare, ma non c’è lavoro. A Milano mi hanno subito assunto in una grossa società. Mi sono ritrovato in uno di quegli sgabuzzini in cui vivono o i consulenti o i topi. Passavo noiosissime giornate davanti al computer. E così per ammazzare il tempo facevo le imitazioni dei capi”

E i colleghi?

“Ridevano tutti: qui sei sprecato , devi fare Zelig mi dicevano. Così mi sono iscritto a un corso serale di teatro. Ma mi sentivo a disagio perché le persone che frequentano queste scuole vengono spesso dal mondo dello spettacolo, sono aspiranti veline o ex Grande Fratello. Io invece arrivavo trafelato in giacca e cravatta direttamente dall’ufficio e mi vergognavo quasi. Così è iniziata la mia doppia vita : di giorno professionista , di notte cabarettista in molti locali milanesi”

Quando nasce invece il tuo personaggio del discotecaro un po’ scemo , quello che ti ha fatto diventare famoso?

“Alle fina del 2007. E grazie a Johnny Groove si sono aperte le porte del laboratorio di Zelig. Ma, uffa, quelle di Verona. Così il venerdì pomeriggio mi dovevo imboscare e scappare dall’ufficio per arrivare alle 18 a Verona : dopo l’una, inspiegabilmente, Giovanni Vernia spariva”

Quanto sei andato avanti con questa doppia vita?

“Per un bel po’ , fino allo scorso giugno. Perché comunque non trovavo il coraggio di licenziarmi dall’azienda. Tra l’altro volevano tenermi lo stesso. Ti racconto questa storia : i miei colleghi erano tutti stranieri e nessuno mi aveva mai visto in tv o sapeva quello che faceva a Zelig. Finché un giorno un collega tedesco becca un filmato su youtube e manda simpaticamente il link a tutta l’azienda , super capo americano compreso. Che mi chiama immediatamente , arrabbiato nero. Voleva farmi fuori. Ma poi un sondaggio interno mostrò che ero il venditore migliore , proprio grazie al fatto di essere famoso , e quindi l’americano tutto gentile mi chiama di nuovo”

E poi?

“Mi sono licenziato io. Non ce la facevo più a fare entrambe le cose , e ora vivo solo in questo mondo di lustrini e paillettes”

Sei soddisfatto della scelta?

“Ho paura. Sono sempre in ansia e non riesco a godermi questo momento di successo perché temo che finisca. E’ la mia mentalità da ingegnere”

Hai famiglia?

“Sono sposato da circa un anno , mia moglie non c’entra niente col mondo dello spettacolo. Lo scemo di famiglia sono solo io”

Parlami della tua creatura , di Johnny Groove

“E’ un aspetto di me, una mia personalità. Ho sempre avuto la passione per la musica house , infatti sono anche dj e produttore. E ho appena pubblicato il singolo Move it ( su Itunes ndb). Ho iniziato ad andare in discoteca a 18 anni : ero in Corsica, la mia prima vacanza con gli amici. E ho scoperto di avere grandi doti da ballerino, che mi facevano anche cuccare. Perché le ragazze mi prendevano per gay e si avvicinavano tranquille. Ho messo tutto questo in Johnny Groove. Anche se all’inizio lo avevo pensato come un bulletto e mi ero arenato. Perché io non sono mai stato un bullo. La chiave dello scemo è venuta grazie a un collega che mi ha suggerito di farlo parlare con un difetto di pronuncia “la “r” moscia. Che lo ha reso un ingenuo, un puro. Johnny è anche un personaggio positivo: uno che vuole divertirsi e si sballa solo di musica , ma che non beve. Fa tanta tenerezza. E piace molto ai bambini. Sai che a Carnevale in tanti si sono vestiti come lui?

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Il suo look del resto è particolare. Come è nato?

“E’ la tamarizzazione di come vestivo io per andare a ballare. I pantaloni muccati li ho comprati a Londra. Ero lì per lavoro e sono andato al mercato di Camden. Li ho visti , li ho provati e li ho comprati per 50 sterline. Che per uno di Genova non sono poche”

Vai ancora a ballare? Che locali frequenti a Milano?

“Adoro ballare, ma a Milano è un’impresa non semplice e questa cosa mi ha sempre indispettito. Nei locali più famosi di Milano due ragazzi qualsiasi che non conoscono nessuno non hanno nessuna chance di entrare. Vengono rimbalzati sistematicamente dai buttafuori con la dura frase “non vai bene”. Chi invece va bene e ha le porte spalancate è la cosiddetta “bella gente” che non è altro che quella categoria di 40-50 enni dall’abbronzatura selvaggia che sono pronti a spendere più di mille euro a serata per i tavoli , champagne e contorni vari”

Fino a quando farai il giovane che va in discoteca?

“Già mi prendono in giro perché ho i capelli bianchi . Ma ho molti nuovi personaggi in testa. E poi c’è il fratello gemello di Johnny Groove , che è tutto il contrario: è l’altra mia personalità. Un manager serissimo sempre in giacca e cravatta spesso in trasferta in America. Dove si scontra ogni volta con i luoghi comuni sugli italiani”

lunedì 8 febbraio 2010

ADRIANA POLI BORTONE CANDIDATA UDC NELLA REGIONE PUGLIA “Io e Vendola pensiamo che ormai la gente comune non si sente minimamente legata a partiti”

Adriana Poli Bortone ha vinto la sua partita. Sfiderà alla presidenza della Puglia Nichi Vendola e Rocco Palese.

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Lei e Vendola avete compiuto un percorso in qualche modo parallelo

“E’ proprio così. Credo che abbiamo dimostrato di essere un po’ più avanti , in termini di visione politica , di chi è ancora legato agli apparati di partito e crede fermamente nel loro funzionamento. Io e Vendola pensiamo che ormai la gente comune non si sente minimamente legata a partiti che non esistono più sotto il profilo dell’organizzazione interna né dei riferimenti ideologici”

La Russa l’ha accusata di essersi assunta la responsabilità di dividere il centrodestra

“E’ una visione del tutto irrealistica e mi dispiace che La Russa non abbia raccontato la verità fino in fondo. Io, con molta umiltà, ho iniziato a tessere la ricucitura con il Pdl già da ottobre. Ma in quel partito c’è chi pensa erroneamente di riuscire a coprire l’intera area del centrodestra , ed è andato avanti come un bulldozer senza rispettare la dignità personale e politica degli altri”

E’ rimasta sorpresa dalla candidatura di Palese

“E’ una parte del Pdl – e sia ben chiaro , non mi riferisco al presidente Berlusconi – che ha voluto bruciare i tempi indicando un proprio candidato mentre si chiudevano le primarie del Pd. E ben sapendo che io e Casini eravamo pronti a correre insieme a loro”

Sembra chiaro il riferimento a Fitto. Eppure ha dichiarato che avrebbe fatto un passo indietro solo se si fosse candidato lui

“Una coalizione si mette in piedi per vincere e deve esprimere il candidato più forte possibile : una candidatura più forte della mia e di quella di Palese poteva essere solo quella di Fitto. Purtroppo c’è chi pensa che le folle corrano ancora dietro all’apparato”

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Come giudica i cinque anni del governo Vendola in Puglia?

“Assolutamente confusionari. Ciò conferma il fatto che nel 2005 nemmeno lui pensava di farcela , e che dal ministro Fitto gli fu regalata una vittoria che non avrebbe mai immaginato dio ottenere. Vendola ha improvvisato la sua amministrazione e ha fallito nel campo della sanità , dell’energia, nell’ambito sociale e della programmazione territoriale. Non si contano gli obiettivi annunciati e mancati , oltre alle ipotesi progettuali rimaste tali. Oggi la Puglia registra un numero di disoccupati maggiore rispetto a 5 anni fa”

Su cosa fonda il suo piano per il rilancio della Regione?

“Partiremo con la costruzione di un dipartimento per la programmazione e intendiamo aiutare le aziende pugliesi a proiettarsi verso l’area dei Balcani, supportando in modo particolare le piccole e medie imprese. Puntiamo a rivedere in tempi rapidi il sistema aeroportuale e dare il via a una reale politica per il turismo. Sul fronte dell’emergenza abitativa , stiamo studiando forme di mutui sui quali la Regione potrà intervenire con un fondo a rotazione destinato ai meno abbienti”

Qualcosa di buono Vendola l’avrà pur fatto…

“Sì, nell’ambito culturale non nego che qualcosa di buono è stato fatto , e partiremo da questo per valorizzare ulteriormente il nostro patrimonio”

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Com’è nata l’intesa con Casini?

“E’ nata un anno fa , nel momento in cui ci siamo resi conto che costringere l’Italia a questo bipartitismo forzato è un grave errore. Questo vale a maggior ragione a livello territoriale , dove ci sono movimenti che rappresentano identità e sensibilità che devono poter trovar spazio”

In effetti fu uno degli oppositori più convinti della fusione di An nel Pdl

“Avevo ragione e ne ho avuto conferma in questi mesi . Basti pensare ai conflitti fra le diverse componenti del Pdl e spesso all’interno delle componenti stesse. In Puglia quella del Pdl è una politica di chiusura a riccio , portava avanti per mantenere posizioni che si ritengono già acquisite. E ogni soggetto esterno viene visto come un pericolo rispetto a questo ipotetico assestamento”

venerdì 5 febbraio 2010

INTERVISTA A BENEDETTO TERRACINI , IL PRIMO MEDICO CHE NOTò LA CORRELAZIONE TUMORE – ETERNIT “E’ molto difficile mettersi nei panni di persone che hanno avuto una tragedia di questo genere : ma la mia impressione è che ci sia una grande dignità”

Benedetto Terracini , epidemiologo e biostatico , tra i primi che notò l’epidemia di tumori da amianto in Italia, ora al centro del processo Eternit.

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Quando la sua storia si lega all’Eternit?

“Verso la fine degli anni ‘70 , il professore Enrico Anglesio – allora direttore del registro tumori del Piemonte – e io, vedendo le mappe della distribuzione dei tumori in Italia , notammo che nella provincia di Alessandria – che comprende Casale Monferrato – c’era un eccesso di cancri a pleura e polmone rispetto al resto del Piemonte. Sapevamo che a Casale si produceva cemento amianto. Andammo a parlarne col sindaco di Casale , e lui ci accolse con l’atteggiamento di chi dice “E ve ne accorgete adesso?”

Come avete collegato quell’anomalia statistica all’amianto?

“Ci sono tumori , come quello del polmone, alla cui origine ci possono varie cause . Ma il cancro alla pleura ha solo una causa nota : l’esposizione all’amianto. Se abbiamo avuto un merito è stato quello di capire che nozioni ben documentate nella letteratura scientifica si applicavano alla realtà di Casale..”

E della Eternit , che lì aveva dei suoi stabilimenti

“sì. E le malattie non riguardavano solo le maestranze. C’erano casi di tumori della pleura anche in persone che non avevano mai lavorato all’Eternit. Un po ‘erano le mogli degli operai : il marito portava a casa la tuta da lavoro , la moglie lavava , e respirava amianto. Ma ci sono anche decine di casi di origine ambientale”

Legati a che cosa?

“A Casale, l’azienda regalava graziosamente a operai e popolazione i residui di lavorazione. Residui pieni di amianto , che la gente portava a casa e usava come sottotetti , o come intonaco. C’erano palazzi pieni di amianto. Nella zona di Casale , 100 mila abitanti, 20 anni fa c’erano 20 casi di mesotelioma l’anno: 10 operai che avevano lavorato all’Eternit e 10 che non avevano mai lavorato all’Eternit. Oggi casi sono 50 : 10 ex dipendenti Eternit , e 40 nella popolazione. Questo è uno dei tanti drammi dell’amianto..”

Possibile che l’azienda non sapesse che i suoi regali fossero veleno?

“La sottovalutazione dei rischi da parte dell’industria fa parte della storia della società industriale, insieme alle reticenze sulle acquisizioni della ricerca e all’abilità nel mettere in dubbio le nozioni che depongono per l’esistenza di rischi per la salute dei lavoratori. Gli studi finanziati dalle aziende forniscono regolarmente risultati in media molto più rassicuranti per la salute della gente di quelli finanziati da enti pubblici. Questo non vuol dire che tutta la ricerca finanziata dall’industria sia fasulla , né che tutta quella pubblicità sia fatta bene. Ma fa riflettere”

I legali di De Marchienne , uno degli ex dirigenti imputati al processo , sostengono che “all’epoca” , i rischi per la salute dell’amianto erano non sufficientemente conosciuti. E’ vero?

“No. Che l’amianto causi malattie polmonari , non tumorali, era stranoto sin dagli anni’20. Che sia una delle cause del cancro al polmone era noto almeno dal ‘55. E il legame con quello della pleura è noto sin dal ‘64. I medici che lavoravano alla Eternit non potevano non sapere queste cose. E se colpevolmente non lo sapevano , vuol dire che l’azienda non si preoccupava di verificare la competenza dei propri medici”

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Corriamo ancora rischi per l’amianto?

“L’uso dell’amianto , è vietato , in Italia dal ‘92. M ala sostanza era ed è presente in posti impensabili. Era nel cemento amianto, in freni e frizioni d’auto, su treni e navi. E ancora oggi , ad esempio, in molte aziende c’è amianto ad avvolgere i tubi del riscaldamento. Le attività di bonifica sono in corso : ma non si sa quando finiranno”

Come muore chi muore per l’amianto?

“Male. Per tumori che evolvono rapidamente e guariscono molto poco. Chi riceve una diagnosi di tumore alla pleura ha solo il 3-4% di possibilità di essere vivo dopo 5 anni : per il cancro della mammella , ad esempio, sono oltre il 70%. La metà dei malati muore dopo un anno. E’ una prognosi molto difficile”

Anna Carelli , che all’Eternit ha perso il padre , ha detto che sarà al processo “non per i soldi” . nessuna cifra potrà ripagarci delle sofferenze subite – ma rispetto dei nostri morti “. Qual è lo spirito che ha trovato nei familiari delle vittime?

“Cercano giustizia , non vendetta. E’ molto difficile mettersi nei panni di persone che hanno avuto una tragedia di questo genere : ma la mia impressione è che ci sia una grande dignità. Dignità e solidarietà”

In Italia c’è attenzione alle malattie del lavoro , o ci si accorge del problema solo quando muore qualcuno?

“Ci sono squilibri , ma l’attenzione c’è. Cito l’Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza per il lavoro , che – attraverso un registro- raccoglie storie lavorative di tutti i malati di mesotelioma in Italia , e va a chiedere dove si lavorava , in quali circostanze si è stati esposti all’amianto … Ci viene invidiato da molti paesi”

Ci sono altri rischi cancerogeni ambientali sottovalutati, oggi?

“L’inquinamento atmosferico , lo smog. Non è un rischio alto come quello da amianto , ma c’è molta più popolazione esposta”