giovedì 10 maggio 2018

INTERVISTA A CHRIS HEMSWORTH “Sa quante porte ho preso in faccia? Per andare avanti e continuare a bussare a quelle porte serve essere competitivi, non importa quanti rifiuti ricevi. Alla fine , prima o poi qualcosa ottieni”


Nel 2014 è stato eletto l’uomo più sexy dell’anno dalla rivista People. Chris Hemsworth, il Thor del cinema. Il regista Ron Howard lo vede anche senza costume e lo ha girato in Rush e Heart of Sea – Le origini di Moby Dick.


Howard dice che lei, come stile, gli ricorda Tom Hanks

“Se devo scegliere tra il bene del film e il mio, scelgo quello del film. In questo senso forse siamo simili: lavoriamo entrambi per il pubblico. Non c’è altro modo per fare bene questo mestiere, altrimenti alla fine si ritrova da soli sul palco”

E’ vero che è stato lei a proporre questo film?

“Quando ho letto la sceneggiatura sono corso da Ron. E lui ha deciso di farne un film in costume, ma che sembra ambientato ai giorni nostri”

Un set in mare non deve essere facile

“Abbiamo avuto molte difficoltà. E’ anche capitato di dover abbandonare il set in fretta e furia perché durante un temporale stava crollando tutto. Ma un po’ di sano dolore ci ha aiutato a essere più credibili”

In che cosa Heart of the Sea è diverso dai precedenti Moby Dick?

“Non è solo la storia di un uomo contro la natura, ma della lotta uomo contro uomo. E’ più simile a King Kong che allo Squalo, per intenderci. Non c’è un mostro assassino, ma persone che per interesse spingono un animale in un angolo costringendolo a reagire”

Si dice che lei sia molto competitivo

“Lo sono con me stesso. Mi piace quando mi dicono che non ce la posso fare e invece riesco ad ottenere ciò che volevo. Sa quante porte ho preso in faccia? Per andare avanti e continuare a bussare a quelle porte serve essere competitivi, non importa quanti rifiuti ricevi. Alla fine , prima o poi qualcosa ottieni”

Lei ha ottenuto molto

“Più di quanto immaginassi, qualche anno fa mi sarei accontentato di molto meno. Ma questo mi permette di fare cose fantastiche con mia moglie (l’attrice Elsa Pataki ndb)e i miei tre bambini : la mia priorità è essere un buon padre e marito. Il mio lavoro serve ad ottenere questo”

Che rapporto ha con i suoi fratelli Lian e Luke, entrambi attori?

“Ottimo, appena possiamo facciamo riunioni familiari dove si mangia, si beve e si scherza. Ci piace il calore della famiglia. Ogni Natale, non importa in quale parte del mondo ci si trovi, andiamo tutti in Australia a casa dei miei per festeggiare. E’ una cosa che vorrei passare ai nostri figli”

Che cos’altro vuole trasmettere a loro, che ha imparato dai suoi genitori?

“I miei ci hanno dato fiducia nelle nostre capacità, che è forse la cosa più importante: la cosa di sentirsi sicuro nel mondo”

Come è cambiata la tua vita da quando è papà?

“La cosa più bella è che quando diventi genitore smetti di pensare così tanto a te stesso, i figli diventano la tua priorità e tu perdi importanza”

Una famiglia grande può anche essere complicata da gestire?

“No, è tutto più semplice. Gli amici di propongono di uscire e tu dici di no. Vuoi stare a casa con i tuoi bambini”

Le piacerebbe fare una commedia?

“Da spettatore, vedo tutti i generi: dai supereroi – fa un po’ ridere Thor che va a guardare Thor, no? – ai drammi , dai kolossal alle pellicole indipendenti. Da attore vorrei provare a fare di tutto, appunto come Tom Hanks. Ho appena girato un cameo in una commedia, Vacation, e mi sono divertito moltissimo a prendermi in giro, anche fisicamente (nel film fa il superdotato ndb). Poi, da grande vorrei dirigere, e cerco di imparare dai registi con cui lavoro”

Teme mai che questo sia un sogno da cui magari si risveglierà?

“Tutti i giorni penso che possa finire. Il timore di non trovare lavoro, di finire dimenticato è una costante. Mia moglie e il mio manager mi rassicurano, ma quasi tutti gli attori la vivono così: lo stesso Anthony Hopkins mi ha confessato che ogni volta all’ultimo ciak si chiede se farà mai un altro film. C’è qualcosa di malsano in questa precarietà, ma avere paura è anche essenziale: se pensi di essere arrivato smetti di imparare, e quando smetti di imparare sbagli e sei finito”


Che cosa le piace di questo mestiere?

“La paura. Quando divento nervoso perché sto per girare una scena. Quella tensione mi fa reagire in modo più acuto, e in qualche modo mi tranquillizza”

Quanto conta la fortuna nella sua carriera?

“Pensi: c’ero rimasto male perché non mi avevano dato due parti importanti in G.I. Joe e Wolverine. Se però l’avessi ottenute non avrei poi fatto Thor, e quindi nemmeno Rush. A volte la fortuna arriva sotto forma di sfortuna, ma lo si scopre solo dopo un po’ di tempo”

lunedì 9 aprile 2018

INTERVISTA A BRIAN ENO "Il mondo è pieno di pessimi artisti umanamente deliziosi e di ottimi artisti insopportabili"


Polistrumentista, compositore, produttore discografico , scultore pittore e videomaker, Brian Eno è tutto questo. Ha traghettato le ricerche di John Cage e La monte Young verso il rock , il compagno di strada di Brian Ferry , David Byrne e David Bowie, e il produttore degli U2. Il 70 enne all’anagrafica Brian Peter George St.John le Baptiste de la Salle Eno.

Colori ipnotici , suoni avvolgenti per Light music : c’è quasi un clima mistico in questa installazione , d’altronde la sua biografia rivela una solida educazione cattolica. Che ruolo hanno avuto nella sua vita i collegi religiosi e la famiglia osservante?

“Molto importante. Essere cattolico in Inghilterra significa appartenere ad una minoranza. Per voi forse è l’opposto , ma lì sei un outsider e anche se nessuno te lo fa notare cresci sentendoti diverso dai tuoi compagni. Io poi appartenevo a una famiglia molto devota e ho un forte ricordo della chiesa frequentata da bambino. Mi piaceva immensamente, ero incantato dalla musica dell’organo, la luce colorata che entrava dalle finestre, la lingua latina che nessuno capisce ma ha un suono bellissimo :“in nomine patri et filii, spiritus sanctiiii aaaameeennnn”. Una messa è un’opera d’arte totale. E io ero un assiduo frequentatore . Ho anche vinto premi di catechismo, sa?”

La vita però poi l’ha portata a frequentare ambienti molto diversi

“Direi di sì. Ma il cattolicesimo è una costruzione mentale e interiore talmente forte che per uscirne devi per forza fuggire il più lontano possibile. E’ una vera lotta”

E cosa l’ha aiutata a (s)fuggire?

“Ho avuto la fortuna di iscrivermi ad una scuola d’arte sperimentale, con insegnamenti laici. Uno in particolare è stato molto importante per me , era ossessionato dalle teorie cibernetiche e nelle sue lezioni univa musica , matematica e una gamma di cose che normalmente non si insegnano in un’accademia. Sono convinto che quelle lezioni siano state la base della mia formazione”

Più che artistica , quindi, una formazione scientifica?

“Entrambe. Anche Kandinsky, Malevic , i suprematisti russi , i futuristi , le teorie del colore sono stati tutti insegnamenti fondamentali per quello che ho fatto dopo. Anche se allora mi gettavo sull’ìarte astratta perché non ero un gran disegnatore e in fondo al cuore pensavo “Beh, Mondrian lo posso fare anch’io, Raffaello certamente no”

La sua ricerca , però, si direbbe più concettuale alla Duchamp, che pittorica alla Kandinsky…

“Sbagliato! Sono sempre stato interessato alla pittura. Mentre interpreto il dadaismo come una battuta, uno scherzo intelligente e sofisticato, uno scherzo e rispunta ciclicamente nell’arte dagli Anni venti agli Young British Artist. Ma la vera bellezza contemporanea arriva dalla scienza. Ed è una rivoluzione che ci lascia esterrefatti e in quanto artisti ci getta in una crisi profonda. Gran parte delle costruzioni immaginarie ci vengono sottratte da una realtà molto più forte di ogni nostra fantasia: il suono dell’universo , l’immagine di una nebulosa, “l’immensamente grande e l’immensamente piccolo”. Sapere che la bellezza dell’universo è generata da atomi che si uniscono insieme e nella loro semplicità generano cose più complesse cambia il nostro modo di pensare. Sono nozioni così potenti da schiacciarci. Più dell’invenzione della fotografia che mise i pittori di fronte a una tragica domanda “Se c’è uno strumento che può copiare la realtà meglio di me , ora io cosa posso fare?”

E Brian Eno che ha pensato di fare?

“ Io imito le regole della fisica . Parto da elementi semplici , per lasciare che combinino in composizione complesse come queste installazioni visive e musicali – con l’aiuto di programmi informatici – si evolvono in continuazione. E sono consapevole di non poter controllare tutto il processo”

Non la disturba la mancanza di controllo?

“In passato un artista era simile a un architetto: doveva disegnare ogni dettaglio, per dare al mondo un’opera finita. In futuro invece sarà più simile a un giardiniere che pianta dei semi e li lascia crescere. Qui per esempio ci sono i miei fiori e il mio modo di intendere la creazione: un’opera viva, che inizia a esistere solo quando entra nella mente e negli occhi di un visitatore . Questo per me è il futuro dell’arte”

Un futuro sempre più tecnologico , quindi?

“Un mio amico diceva che usiamo la tecnologia per quelle cose che non funzionano come dovrebbero. Probabilmente è anche il mio caso. E’ un mezzo per estendere le mie capacità. Se fossi stato un buon pittore probabilmente non mi sarei neanche avvicinato a un computer! Perché in fondo lavoro su progetti visuali , per convincere il visitatore a guardare uno schermo con la stessa attitudine che avrebbe di fronte a un dipinto. Cerco di costruire un progetto che susciti empatia , silenzio, lentezza. In controtendenza con i valori di velocità e flessibilità che questo sistema di vita e lavoro oggi ci impone”

E che a lei non piace , visto che sostiene il laburista inglese Jeremy Corbyn, che si batte per il salario minimo e non nasconde l’antipatia per il neo-liberalismo

“E non sono il solo. Mi sembra di assistere a un crollo di fiducia verso questo sistema economico. L’ascesa di figure come Corbyn in Inghilterra o di Bernie Sanders in America, ovvero – dall’altra parte – di Donald Trump e Marine Le Pen sono tutti i sintomi di un’insofferenza collettiva. Come britannico spero in un ritorno a una sana idea di welfare. Quella che abbiamo sperimentato nel dopoguerra e che ha funzionato davvero molto bene”

Eppure siamo in una galleria, al centro di un sistema dell’arte che tra fiere e aste da record è in qualche modo lo specchio fedele di quest’economia…

“Non conosco questo mondo , non frequento le aste e neanche le mostre. Sono innocente!”

Almeno l’esposizione dedicata al suo amico David Bowie al Victoria&Albert l’avrà vista

“L’ho vista . Ero molto affollata e , se devo essere sincero fino in fondo, non mi ha molto interessato. Troppi feticci. Non ha senso per me una bio-mostra, che sia sui David o Andy Warhol. Non mi interessa l’uomo , mi interessa l’opera. Il mondo è pieno di pessimi artisti umanamente deliziosi e di ottimi artisti insopportabili. Quella era una tipica mostra blockbuster, di quelle che servono ai musei per riequilibrare i bilanci in tempi di dura crisi come questi”

Mister Eno, ma lei è un ottimista?

“Nel lungo termine . Diciamo che le cose si metteranno meglio tra un secolo e due. Ma per i prossimi 25 anni non c’è molto da stare allegri”

Quindi torniamo alla religione: più che dosi di ottimismo , servono atti di fede?

“Non sono più religioso. Mi consola invece l’idea che questa meraviglia che chiamiamo mondo venga dal nulla. Da cose infinitesimali che si sono messi insieme per creare ricchezza , varietà, complessità. E al culmine di questo processo ci siamo noi. Il cervello umano , la cosa più complessa che il caso ha creato. Niente nell’universo è più spettacolare di un uomo e non c’è un essere superiore a noi. Non c’è un dio onnipotente che ci comanda , a cui dare colpe e meriti. Siamo noi, dio. Siamo noi responsabili del mondo. La scienza lo ha dimostrato. E’ ora di diventare adulti”
 

lunedì 26 marzo 2018

INTERVISTA A PIF "Fino a quando ci sarò io come attore nei miei film non mi prenderanno mai sul serio"


“Fino a quando ci sarò io come attore nei miei film non mi prenderanno mai sul serio. Però, intimamente, spero che mi raffino un po’ di più, se divento più bravo, prima o poi il mio linguaggio verrà accettato anche ai miei festival”
Dice così , ma intanto La mafia uccide solo d’estate , tre anni fa, è stato un successo clamoroso. E lo scorso novembre su Rai uno c’è stata una serie ispirata al film
La serie è bellissima. Lo posso dire perché non l’ho diretta io , ho scritto solo il soggetto e ho fatto la voce fuori campo”
In guerra per amore sembra un po’ il prequel della Mafia uccide solo d’estate ,  che era ambientato tra gli Anni Settanta e Novanta. Il terzo sarà un sequel?
Potrei fare un film di fantascienza, con i mafiosi che arrivano su Marte (ndb ride) che dice? Peccato che la fantascienza non mi piace”
Come ha vissuto la fase di passaggio tra la realizzazione del primo film e la realizzazione del secondo?
“E’ stato un momento glorioso ma anche un po’ distruttivo. Io venivo da una popolarità legata alle Iene e al programma Il testimone , cose di nicchia. Improvvisamente, dopo il film, chiunque mi cercava, chiunque mi riconosceva mi voleva parlare. Ho eliminato da Facebook la funzione dei messaggi diretti perché ricevere tutta quella posta e non riuscire a rispondere mi metteva addosso un’ansia mostruosa”
Che cosa consiglierebbe a Gabriele Minetti , il regista di Lo chiamavano Jeeg Robot, che probabilmente sta vivendo  un  periodo simile
Gli direi quello che mi disse Fabri Fibra una volta che lo andai a intervistare. Non bisogna perdere la propria purezza , non bisogna farsi distrarre e bisogna tornare al lavoro , nel caso di Fabri alla musica , nel nostro cinema , quanto prima”
Tra un film e l’altro lei ha diretto Ridendo e scherzando , un’intervista –documentario con Ettore Scola . E , infatti, il film è dedicato a lui
“E’ stata un’esperienza bellissima ma che mi ha anche spezzato il cuore perché faccio ancora a fatica a pensare che non ci sia più. L’ho frequentato solo per un anno , ma quando è mancato ho pianto moltissimo. L’ultima volta che ci siamo visti fu una domenica , a pranzo, con la moglie e le figlie . Ricordo che stavo per rinunciare ad andare al ristorante perché era impossibile trovare il parcheggio . Alla fine misi la macchina in seconda fila , una cosa che detesto, per passare un po’ di tempo con lui. Non l’avessi fatto , oggi avrei l’enorme rimpianto di non averlo salutato quel giorno”
Lei si firma Pierfrancesco Diliberto come regista e sceneggiatore ma Pif come attore. Perché?
“Perché Pif è  solo un soprannome nato durante le Iene , me lo diede Marco Berry”
A casa come la chiamano?
“Pierfrancesco, Pier”
E le fidanzate?
“A parte che l’unica vera fidanzata che ho avuta è stata Giulia (Innocenzi Ndb), non le posso dire il soprannome con cui mi chiamava. Oltre a noi due , lo sa Salvo Ficarra e mi ricatta”
Adesso è single?
“si”
Felicemente?
“Mah. Se si è felici è meglio essere in due , la felicità va condivisa”
Il suo ultimo film è molto romantico?
“Il che è piuttosto strano perché in realtà io sono un po’ anafettivo”
Addirittura
“Sono andato a vedere che cosa significa esattamente. Un anaffettivo è uno che i sentimenti li ha ma non riesce a esprimerli. Probabilmente io ci riesco solo con il cinema”
E’ sempre stato così
“La gente non ha mai capito che cosa pensassi veramente perché la mia faccia corrisponde mai ai miei pensieri. Da giovane mi sono innamorato di ragazze che non si sono mai nemmeno accorte di come le guardassi. Sul lavoro mi sfogo , ma nel provato sono molto tranquillo e un po’ chiuso.  A mia madre ogni tanto qualcuno dice “eh , con quel figlio lì , chissà a casa che fuochi d’artificio”. E invece, niente 

martedì 19 settembre 2017

INTERVISTA A GABRIELE LAVIA "Sono un uomo da penombra. Io so come si sta in casa : al buio e al chiuso, così non si fa entrare il freddo in inverno, il caldo in estate"

Gabriele Lavia il 10 ottobre  compie 75 anni.
Il fiore in bocca ( spettacolo scorso anno ndb) in realtà è un tumore, e l'uomo è condannato a morte
"Tutti abbiamo fiore in bocca"


Pensiero difficile per un uomo che già molti anni fa si concepiva "decrepito"
"Allora ero decrepito, oggi sono un revenant. Ma la morte non è un pensiero nuovo per me , mi tocca da quando ero bambino , avrò avuto quattro anni"
Le faceva paura?
"La morte non mi fa paura , mi infastidisce. E' una grande rottura di coglioni. Solo che oggi si pensa poco , si sta sempre li collegati a computer , aggeggi elettronici , ci si illude che non arrivi"
Forse lei ci pensa perché non è molto tecnologico , almeno a giudicare dal suo telefonino dell'era pre-smartphone
"Di internet ho imparato solamente solo come fare i bonifici alle mie figlie , alle mogli"
Eccoci all'altro capo del binomio: la donna
<"Mi sono sposato , due anni fa il 31 dicembre"
Di nuovo
"Sì è la terza volta .  Federica Di Martino fa l'attrice e ha 42 anni. Eravamo fidanzati da più di quindici anni"
Perché ha deciso di sposarsi
"Ci è sembrato giusto così. Lo abbiamo fatto a Firenze , senza dirlo a nessuno. I nostri compagni di lavoro lo hanno scoperto vedendo, alla festa del Capodanno, che avevano le fedi al dito. Un'amica è scoppiata a piangere, così anch'io mi sono commosso. Penso di aver fatto bene . Se la mela di Platone e la storia della metà di cui andiamo in cerca? L'ho trovata"
Veramente , l'aveva già trovata due volte : Annarita Bartolomei , madre di suo figlio Lorenzo , e Monica Guerritore , da cui sono nate Maria e Lucia
"Questa è la metà giusta"
Forse perché Federica chiude il tubetto del dentifricio?
"Quello nemmeno lei lo fa. Ormai me ne sono fatto una ragione : le donne sono così"
Allora amate entrambi la minestrina?
"Sì e pure il minestrone..."
Per il compleanno farete una bella festa?
"Io non amo le feste, ma mia moglie credo di sì e le mie figlie pure. E' che viviamo un'epoca di continui festeggiamenti , mentre io sono nato in un periodo di vita precaria, c'era la guerra , mi ricordo i giochi nella Catania bombardata , l'infanzia con i lumi , senza elettricità. Mi sembrava più bello di oggi. Quando mio padre , che contrariamente a me amava le meraviglia della tecnica , portò a casa una lampada al neon ( così lo chiamavamo) vennero anche i vicini a vederla : lui schiacciò l'interruttore e solo dopo un po' si accese, allora mia nonna mi disse "Che è 'sto neon ? Sembriamo tutti morti"
Neon o non neon , la sua ex moglie Guerritore sostiene che lei preferisce il buio
"Sono un uomo da penombra. Io so come si sta in casa : al buio e al chiuso, così non si fa entrare il freddo in inverno, il caldo in estate , e poi niente zanzare"
Non è triste barricarsi così
" Preferisce le zanzare? A me un po' di malinconia non mi dispiace.."
Anche durante l'amore è meglio il buio?
"Nella mia formazione culturale l'amore si fa al buio. Vuole spalancare le finestre e accendere la lampade? Meglio casomai una porta socchiusa"
Non vuole proprio un po' mai di luce?
"Al ristorante. Perché se non vedi quello che non mangi, chissà che cosa ti mettono nel piatto"
E in scena?
"Una volta facevo spettacoli bui. Mia madre venne a teatro e alla fine mi disse che non si vedeva niente. Adesso che avrei bisogno degli occhiali da presbite , invece, faccio spettacoli molto più luminosi"
A parte la vista, gli anni li porta bene, non ha quasi capelli bianchi
"Mia figlia Lucia mi ha detto "Papà , ti ho proposto per la parte di un vecchio, come sei tu però non vai bene, non lo sembri" Vorrà dire che anziché Geppetto farò Pinocchio"
Oppure un altro Amleto
"Quello non più , bisogna essere giovani. Posso essere Re Lear, al momento sarei ancora in grado di prendere in braccio il copro di mia figlia, come prevede Shakespeare. Però devo stare attento alle ginocchia"
Che cosa è successo alle sue ginocchia?
"E' il guaio di aver fatto per anni il primo amoroso, quello che in scena si doveva buttare in ginocchio davanti all'amata. Quando ho lavorato in Tv con Gianrico Tedeschi, lui mi ha detto "vedi il vantaggio di essere un caratterista come me è che sembro vecchio da anni e posso tranquillamente restare seduto in poltrona , mentre tu devi stare in pizzo al bracciolo o in ginocchio"
Lei quando ha scoperto il teatro?
"Avevo 4 anni, mio padre mi ci portò in aereo a Palermo per vedere Cyrano de Bergerac con Gino Cervi. Io mi ero preparato guardando le figure su un libro e quando ho visto gli attori in scena, così piccoli e lontani, mi sono annoiato da morire"
Poi invece è diventato la sua passione
"La mia vera grande passione non è il teatro: è la filosofia"
Però ha fatto anche la televisione...
"Non la guardo, non mi piace, anche se la cosa migliore della mia carriera l'ho fatta per la tv: Scena da un matrimonio"
E il cinema che cosa  rappresenta per lei? Ha recitato anche in Profondo rosso...
"Quel film mi è servito a scapolare un sacco di multe, perché i vigili mi riconoscevano. Ne avevo anche immaginato un seguito , a Dario Argento all'inizio è piaciuto, poi ci ha dormito sopra e non se ne è fatto nulla"
A proposito di rosso e di colori...
"Quando arrivò la Tv a colori, ne regalai una a mia madre, e lei dopo un paio di giorni me la ridiede indietro perché preferiva il bianco e nero. Amava la monocromia, e io nei miei spettacoli scelgo ogni volta un codice cromatico che declino con tante sfumature. Per esempio : se il tema è mare , uso azzurri, verdi , blu"
E' uomo di mare?
"No! Non lo amo, non mi piace la gente che si spoglia, doverti difendere in spiaggia da quelli che vogliono obbligarti ad essere felice con musichette e altoparlanti. Preferisco il clima autunnale , i colori come le variazioni delle foglie"
Tornando alla morte: se non la spaventa , che effetto le fa?
"Mi fa arrabbiare: vorrei essere giovane e vivere in eterno"
Magari si annoierebbe
"Sono sicuro di no. E' così breve la vita"
E se dopo ce ne fosse un'altra?
"Non ho fede. E trovo irritante l'aldilà. Comunque , ho detto ai miei figli di fare ciò che vogliono quando sarò morto. Come dice Pirandello, "Il cadavere è un difficile ingombro"
C'è chi per l'illusione di vivere più a lungo continua a fare figli...
"Non mi sembra prudente"
Un consiglio sentimentale alle sue figlie?
"Ma se di quello non ho mai capito niente!"

lunedì 18 settembre 2017

INTERVISTA A SANDRINE KIBERLAIN " Mi sembra impossibile che esistano coppie capaci di odiarsi e farsi del male, solo perché la passione è finita"

Sandrine Kiberlain, attrice ed ex moglie di Vincent Lindon.


Come deve essere per lei la madre ideale di un adolescente ?


“Semplicemente una donna che capisce il proprio figlio, non lo giudica e lo accompagna in questo difficile passaggio , forse uno dei più complicati dell’esistenza. Mi è piaciuto molto rappresentare al cinema questo tipo di madre (Quando hai 17 anni ndb ), tanto vicina al figlio da poter capire e accettare, prima di lui, quello che la vita gli riserva”



Dica la verità. Se sua figlia si rivelasse omosessuale , lei si comporterebbe come il suo personaggio’ La asseconderebbe?


“Di certo non sceglierei la strada della contrapposizione. Spero di poter dire che sarei pronta a capire e ad amare , come la protagonista di Quando hai 17 anni . Non voglio dar lezioni a nessuno: Dico soltanto che ho adorato il mio personaggio , così originale in un cinema che rappresenta quasi solo madri eccessive, nevrotiche, orribili con gli adolescenti. La mamma del film è un medico che adora il proprio lavoro, che è innamorata del marito, e ha un legame profondo con suo figlio”



I due ragazzi, benché amatissimi, hanno diversi episodi di violenza e aggressività


“L’amore, la passione , il disagio tipico di un’età in cui gli individui  che cercano la propria identità possono anche sfociare nella violenza fisica. Il corpo a corpo , lo scontro fra i due adolescenti a volte fa paura , ma è necessario per arrivare alla decisione finale di accettare la verità , benché scomoda”





Ha assistito alla scena di sesso?


“E’ stata difficile, ho visto gli attori prima e dopo, molto turbati , in un imbarazzo che a stento riuscivano a gestire. So che Téchiné (regista ndb) li aveva molto ben preparati, parlando con loro”



La sequenza è molto lunga e realistica , con punte di tensione erotica altissime

“Per fortuna il set li ha assistiti, facendoli diventare veri amici. La stima che hanno l’uno per l’altro e il senso dell’humour li hanno sicuramente aiutati”



Capita raramente di intervistare attrici così poco conflittuali?


“Mi piace andare incontro , invece di scontrarmi. Capire, invece di giudicare”




Quando il suo Vincent Lindon vinse l’anno scorso la Palma d’oro , lei si commosse ed ebbe parole affettuose per lui. a Fronte di separazioni e divorzi come quelli di Angelina e Brad , o Johnny e Amber , è un atteggiamento che stupisce



“Anche se abbiamo preso strade diverse , Vincent resta la mia famiglia e il padre di mia figlia. Ci siamo molto amati e ci ameremo sempre , perché ci stimiamo e sappiamo di poter contare l’uno sull’altro. Mi sembra impossibile che esistano coppie capaci di odiarsi e farsi del male, solo perché la passione è finita”

giovedì 8 giugno 2017

INTERVISTA A EMMA WATSON "Mi piace lasciare i libri in giro perché, se anche una sola persona venisse invogliata alla lettura, avrò contribuito un pochino a migliorare il mondo"

Emma Watson, attrice ventiseienne , cresciuta professionalmente sul set di Harry Potter, ha interpretato la Bella nel remake della Bella e la Bestia.


"Ho sempre amato questa storia e anche il film , è uno dei miei preferiti, l'avrò visto decine di volte . Belle è senza dubbio una delle mie eroine , mi ha ispirato a diventare la giovane donna che sono . Conoscevo già a memoria tutte le battute, tutte le canzoni , ben prima che superassi l'audizione e mi venisse assegnata questa parte da sogno"






In questa storia ci sono tanti messaggi. C'è un messaggio femminista di eguaglianza , quella sulla paura nei confronti del diverso e tanti altri. Lei che cosa ci ha visto?


"Femminismo, lotta per conquistarsi uno spazio quando lo spazio non è nemmeno stato pensato. Andare contro i pregiudizi, abbracciare le differenze. Certo, ci sono tante analogie con la situazione che viviamo oggi . Una cosa che mi ha sempre affascinato sono le qualità di Belle . E' una donna capace di andare oltre le apparenze, di intuire un bene profondo dove gli altri vedono il negativo. E' un potere , il suo, come quello degli supereroi. Ha una natura dominata da uno stupore quasi infantile e un'infinita curiosità , che alimenta con costanza. Infine, rifiuta di essere influenzato da chiunque : tutto il villaggio la pensa in un modo, ma a lei non interessa e rimane con la mente aperta. La prima reazione quando vede la Bestia , è ovviamente, di spavento. Subito dopo, però, subentrano la curiosità. compassione e il desiderio di conoscenza. E' un messaggio bellissimo : dobbiamo sforzarsi tutti di andare oltre. Credo che il successo di questa storia stia proprio qui"

Effetti speciali, mostri, creature incantate : ormai è un'esperta?


"Sì, ho una laurea, anzi un master di "effetti speciali" avendo fatto un addestramento estensivo in schermi verdi, animali fantastici , creature magiche e palline da tennis al posto degli attori . Orami ci sono abituata. Qui però è stato più semplice perché ho potuto interagire con una persona in carne e ossa, anche se truccata da Bestia. Molto meglio che una pallina da tennis , che solitamente non è molto espressiva"

Lei e Belle avete una passione in comune : siete entrambe avide lettrici . Ho letto che è sua abitudine lasciare libri in metropolitana , invitando a chi li trova a lasciarli a loro volta


" si tratta di un progetto chiamato Our Shared Shelf. Farei di tutto per promuovere la lettura, credo che sia una delle chiavi per incuriosirsi e aprirsi al mondo. Mi piace lasciare i libri in giro perché, se anche una sola persona venisse invogliata alla lettura, avrò contribuito un pochino a migliorare il mondo. Leggere è un esercizio per la mente, per il cuore e per l'anima. Le dico solo che il mio sogno è una Biblioteca come quella che la Bestia mostra a Belle. Saranno i diversi piani, le scale, il legno , i vecchi tomi, ma quello è il sogno della mia vita. Magari arrivasse qualcuno e mi dicesse "Emma questa Biblioteca è tua", Mi farebbe felice per l'eternità"


C'è molto di lei nel personaggio di Belle , quindi


"Sì Belle è una donna stufa di sentirsi dire che non può fare questo o quello. Sembra dire "voglio di più", che è anche il tema di una delle canzoni. Il film originale era un cartone animato , perciò ci siamo permessi di adattarlo alla realtà, per esempio, rendendola più moderna e attuale. Qualche esempio: non vado a cavallo con le ballerine, ma con gli stivali; indosso si la gonna , ma sotto porto dei pantaloni , per poter salire in sella senza usare una carrucola. Alla gonna , poi, abbiamo fatto aggiungere diverse tasche , dove lei può riporre i libri quando vuole avere le mani libere. E non porto il corsetto. E' una Belle un po' più contemporanea che unisce la classica bellezza da "principessa" a una praticità molto attuale. Sono contenta di essere riuscita a modernizzare il ruolo senza essere licenziata , non era affatto scontato!"


Il ballo con l'abito giallo e le canzoni di questo film sono ormai un punto di riferimento per generazioni di "aspiranti principesse"


"Nella nostra versione ci sono anche dei brani nuovi: uno mi ha fatto piangere. E' stato un privilegio poterli interpretare in scena , dopo averli cantanti per anni tra me e me. Purtroppo non sono riuscita a godermi una delle scene più classiche , il ballo. Ero tesa , nervosa, e mi sono dovuta concentrare per non pestare i piedi alla povera Bestia, e anche a non farmeli pestare , visto che Dan (Stevens ndb) era al suo primo valzer. La cosa importante però, è che se le godano le spettatrici, e non da future principesse che dipendono da un principe, ma come donne indipendenti che lottano per i propri diritti, le proprie ambizioni e un posto più equo nella società


 Sapeva già di avere doti canore?


"Più o meno. Da ragazzino accarezzavo l'idea di fare la cantante, ma visto che la carriera da attrice ha cominciato ad andar piuttosto bene ho riposto quel sogno in un cassetto. Quando è arrivata l'opportunità di fare l'audizione per il ruolo di Belle mi è sembrato imperdibile"


Qual è la più grande differenza tra la recitazione e il canto?


"Quando reciti puoi nasconderti dentro al personaggio che interpreti , ma quando canti sei nuda , vulnerabile, c'è qualcosa che ti rende esposta e fragile"







mercoledì 8 marzo 2017

INTERVISTA A GIULIA SALEMI " Piuttosto che fare la corte a un uomo, resto single"

Giulia Salemi , è stata Miss Italia 2014 ed ex partecipante di Pechino Express. Ha avuto una brutta esperienza quand'era ragazzina
Ce ne vuole parlare?

"Facevo le superiori, vivevo a Piacenza con mia madre e sognavo di lavorare nello spettacolo. Avevo fatto un provino a Milano e stavo tornando a casa, in treno, quando mi arrivò un messaggio sul cellulare"

Chi le scriveva?
"Il responsabile del provino. Un uomo dell'età di mio padre"

Qual era il messaggio?

"L'sms diceva - Se mi seguirai ti farò volare come una farfalla -"
Niente di esplicito?
No. Ma inequivocabile"

La sua reazione?

"Scoppiai a piangere. Provavo rabbia e dispiacere. Chiamai mia madre - Rispondi in modo fermo e chiaro - mi disse e io feci così"
Risultato?
Chissà perché da allora quell'uomo mi manda gli auguri per Natale. Io, però, non mi sono ripresa facilmente dal trauma. Per un anno intero mi sono tenuta lontana dal casting"
E' più successo?
"No. Ho imparato a farmi rispettare"
Quando ha ripreso a partecipare ai casting?
"Nel 2013. La 5 stava cercando coppie per un docu-reality ambientato su un galeone, Sweet sardinia. Convinsi Luca Bergamaschi , il mio fidanzato di allora, a partecipare. Io avevo 20 anni e lui 24: abbiamo vinto e siamo stati insieme 2 anni. Poi però ho sacrificato la mia vita personale per concentrarmi sulla carriera"

La si vede spesso con Marracash. Cosa c'è fra di voi?
"Non voglio parlarne"

Che donna è in amore?

"Passionale, romantica, fedele"

Com'è il suo fidanzato ideale?

"Divertente, carismatico e che mi faccia sentire davvero donna"
In che senso?
"La maggioranza dei ragazzi sono dei narcisisti. Piuttosto che fare la corte a un uomo, resto single. Sono una donna all'antica, cresciuta nel segno della cultura persiana: se un uomo mi vuole, deve conquistarmi"